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Ceccano, una strada per don Antonio, le parole del Sindaco Caligiore


viapir1Intitolata a Ceccano la strada a mons. Piroli. Ecco le parole del sindaco Caligiore: L’Amministrazione Comunale che ho l’onore di guidare, certa di interpretare il desiderio generale, fra i suoi primi atti importanti, ha voluto intitolare una strada di Ceccano alla cara memoria di Mons. Antonio Piroli, per circa 40 anni Arciprete della Collegiata di San Giovanni Battista a Ceccano e Vicario Generale della nostra Diocesi.

Il nome di Don Antonio è uno di quei nomi che uniscono la comunità ceccanese in un ricordo forte, grato e riconoscente, per il suo ruolo di guida attenta e generosa, che ha caratterizzato veramente un’epoca per la nostra Città.

E la sua improvvisa uscita di scena, nel settembre 2002, in molti, lasciò il rammarico di non avergli potuto dire quel “grazie” affettuoso e sincero che meritava, per tutto quello che aveva operato per Ceccano e per i ceccanesi.

Con la cerimonia di oggi, siamo certi di poter colmare, almeno in parte, questa circostanza e conservarne la memoria, anche per le nuove generazioni.

Ugualmente sarà compito dell’Amministrazione raccogliere le testimonianze audio e video, le bellissime fotografie del suo ministero pastorale, facendo tutto confluire in un DVD, da offrire a tutti i concittadini.

Riprendo alcune frasi dalla Delibera di Giunta di intitolazione della strada per tratteggiare i motivi che hanno suggerito all’Amministrazione Comunale di organizzare la significativa cerimonia di oggi.

Che quella di Don Antonio fosse una vocazione sacerdotale sincera e profondamente vissuta lo avevano potuto sperimentare un po’ tutti.

Infatti, Don Antonio era un sacerdote immediatamente riconoscibile come tale, un dispensatore generoso della Misericordia di Dio, con la celebrazione devota ed attenta del Santo Sacrificio della Messa, l’amministrazione dei Sacramenti e la predicazione della Parola di Dio.

La sua presenza quotidiana nella Collegiata di San Giovanni Battista, sia al mattino che nel pomeriggio, era entrata ormai nel costume della città, per cui la sua disponibilità continua, ben nota ed apprezzata dai tanti che ricorrevano al suo aiuto, al suo consiglio, per questioni spirituali ed umane, costituiva un vero punto di riferimento e non solo per i casi di coscienza.

Resteranno memorabili molte sue omelie in cui, con chiarezza e soda dottrina, egli amava nutrire i fedeli di pregnanti riferimenti alle Verità della Fede, mutuando citazioni semplici ed efficaci dai grandi Dottori della Chiesa, come Sant’Agostino e San Tommaso d’Aquino.

In particolare, sapeva esporre le Verità eterne, l’Amore di Dio, i doveri del cristiano, la necessità di rifuggire dalle comode scorciatoie morali che tanto male hanno prodotto nella società contemporanea, con una parola spontanea, chiara e persuasiva, detta in un bell’italiano e con una voce che lasciava risonanze indimenticabili.

Con argomentazioni di assoluta profondità e ben ordinate, egli spiegava quanto fossero inconciliabili fra loro, il credo cattolico e molti temi oggi alla moda.

La devota e fervente celebrazione della Santa Messa, le prediche infuocate e dense di continui richiami alle verità della Fede, si univano ad una sincera comprensione per i bisogni spirituali dei sofferenti e dei malati, che fin negli ultimi giorni della sua vita furono oggetto delle sue attenzioni premurose e generose.

Decine e decine di malati attendevano con ansia la sua visita: per essi e per le loro famiglie aveva sempre una parola buona di conforto ed un sorriso di speranza per tutti.

Spesso, sapendo che dei malati ceccanesi erano ricoverati fuori città, egli non esitava a recarsi al loro capezzale, con una presenza amabile e affettuosa, che veniva accolta con una immensa gioia.

Così come la sua azione di carità generosa nei confronti dei poveri non si limitava alle sole buone parole, ma si concretizzava in un aiuto costante e davvero discreto, ispirato direttamente da una autentica carità cristiana.

Come molti avevano avuto modo di notare, quasi tutti i giorni, nella Chiesa di San Giovanni vi era un via vai di persone bisognose: a tutte, l’arciprete, con riservatezza e delicatezza massima, riservava attenzione ed assistenza concreta.

Nei casi di maggior bisogno sapeva mobilitare le coscienze: ricordiamo il caso di una giovane ucraina madre di alcuni figli, abbandonata in Italia. Era il periodo precedente al Natale del 2001 e l’arciprete si impegnò a pagarle il viaggio di rientro in Ucraina, donandole una considerevole somma per la sua famiglia ed ad inviare, ogni mese, una somma con la quale tutta la famiglia sopravviveva. In una lettera, questa povera donna scrisse: <<mio padre è morto: ora mia padre è veramente Don Antonio>>!

I casi simili sono molto numerosi e sconosciuti ai più: ma non possiamo far a meno di ricordare il suo aiuto significativo per le missioni dei Padri Passionisti in Brasile e per le gravi calamità naturali avvenute in vari paesi, anche all’estero. Ogni volta da Ceccano partiva sempre una generosa offerta per questi fratelli poveri e nel bisogno estremo!

Il 30 giugno 1990 poté coronare uno dei suoi grandi sogni: l’apertura a Ceccano, cittadina segnata gravemente dal problema della droga, di una casa di recupero per tossicodipendenti, affidata alla grande opera di Don Pierino Gelmini, che ancor oggi rappresenta una delle iniziative a cui egli dedicò sempre le sue premurose attenzioni.

Negli anni più recenti intraprese un totale rifacimento del tetto della Chiesa, della sacrestia, del pavimento, insieme ai nuovi e moderni impianti di riscaldamento, illuminazione ed amplificazione.

Recentissimamente, aveva istituito la Cappella delle Reliquie, esponendovi alcuni tesori, prodotti da secoli di civiltà cristiana, reliquiari, messali, i gonfaloni delle confraternite, la macchina per il trasporto della Statua di San Giovanni Battista ecc.

Aveva in animo di procedere alla formale istituzione di un archivio ecclesiastico, alla cui catalogazione lavorava Carlo Cristofanilli e di un autentico museo ecclesiastico.

Avendo preso coscienza del grave disagio sociale di molti giovanissimi, pensava anche alla riapertura di un Oratorio per ragazzi.

Uno dei suoi più ardenti desideri era certamente quello di vedere a Ceccano una Casa di Riposo per Anziani di sesso maschile.

Spesso, sconsolatamente, affermava: <<E’ davvero grave che una cittadina così grande come Ceccano ancora non abbia un ricovero per anziani maschi: ogni volta che vado a trovare qualche anziano ceccanese in un istituto dei comuni del cassinate, mi accorgo sempre che muore dalla nostalgia di rivedere la sua Ceccano>>.

Fra i suoi meriti culturali, ricordiamo anche quello di aver restituito alla memoria civica di Ceccano la figura del compositore Oreste Sindici, autore dell’Inno Nazionale Colombiano, nato nella nostra cittadina nel 1828.

Nel 1987, su sollecitazione del padre claretiano Roberto Tisnes, Don Antonio rinvenì nell’Archivio della Collegiata l’atto di battesimo di Oreste Sindici, circostanza che, insieme ad una serie di valide iniziative, ha permesso alla Città di Ceccano di intrecciare un profondissimo legame di fraterna amicizia con la Repubblica di Colombia.

Non dimenticheremo mai la sua generosa dedizione, anche in momenti e situazioni difficili, in cui altri avrebbero mollato tutto, momenti in cui sembrava quasi che predicasse nel deserto: Don Antonio, invece, sorretto da una Fede incrollabile e da un intatto entusiasmo sapeva andare avanti ed infondere coraggio anche agli altri.

Certo, l’amarezza, in noi cristiani, è temperata dalla sicura speranza di rivederlo un giorno nella Vita Eterna, che egli si era guadagnato giorno per giorno, con una vita intemerata e di elette virtù sacerdotali.

Il ricordo della sua figura discreta e amabile resterà sempre legato, in modo indelebile, alla Collegiata di San Giovanni Battista, che fu il luogo di elezione della sua intensa e generosa attività religiosa e civile. Ciao

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