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Archive for luglio 2016

Musulmani in chiesa, vittoria dell’Islam


vesislamdi Fulvio Scaglione

La partecipazione dei musulmani di Francia e d’Italia, insieme con molti dei loro imam, alle celebrazioni religiose cattoliche, in segno di comune lutto per l’assassinio a Rouen di padre Jacques Hamel e di comune rifiuto della violenza, è un segno straordinario. Teniamolo prezioso e cerchiamo di capirlo bene.

Questo non è il tanto invocato “gesto” dei musulmani moderati, quella “prova” di dissociazione dalla violenza degli islamisti che molti, spesso in buona fede ma ancor più spesso ipocritamente, hanno continuato a pretendere in questi anni. La “prova” i musulmani d’Italia e di Francia la danno ogni giorno, restando tra noi in pace, adattandosi a ciò che loro non piace, difendendo usi e costumi che magari non piacciono a noi. Lavorando. Facendo figli che vanno alle nostre scuole. Insomma vivendo. Che altro dovrebbero fare? Dopo tutto, nessuno ha chiesto a noi di fornire una “prova” della nostra dissociazione dagli Usa e dalla Gran Bretagna che, inventando una guerra terroristica contro l’Iraq, provocarono la morte di decine di migliaia di musulmani innocenti. Nessun musulmano mi ha mai chiesto di dissociarmi pubblicamente da chi ha distrutto la Libia e sono certo che nessuna richiesta analoga è mai arrivata a chi eventualmente legga queste righe.

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La storia dei fratelli Laachraoui – Il Post uno esploso a Bruxelles l’altro va alle Olimpiadi

Chiuso contro aperto – Il Post la nuova divisione politica

Ceccano Allerta meteo temporali

Frosinone, uniti per un mondo più giusto


Questo il senso dell’incontro di spiritualità e di solidarietà che c’è stata a Frosinone stamene, nella chiesa di S. Paolo alle ore 9. Il vescovo, mons. Ambrogio Spreafico, jha celebrato la messa alla presenza dei rappresentanti della comunità musulmana del nostro territorio. L’iniziativa voleva esprimere la solidarietà dei musulmani nei confronti della Chiesa, colpita dall’uccisione del parroco in Normandia

vesislam

 

Il papa fuori sincrono con l’ideologia ma in sintonia con il vangelo


bergaudi Andrea Tornielli per lastampa.it

Centinaia di migliaia di loro, non hanno visto nulla. Non sono riusciti a vedere il Papa neanche da lontano, neanche su qualcuno dei rarissimi maxi-schermi. Hanno partecipato a tutti gli eventi della Gmg magari in settori lontanissimi, riuscendo a malapena ad ascoltare i canti, le preghiere, la voce di Bergoglio. E questo dopo aver fatto in pullman un viaggio lungo un’intera giornata e anche più. Perché questi ragazzi sono qui? Perché hanno dedicato tempo ed energie a un incontro come questo? No, non è la generazione del divano, abitudine che appartiene forse di più ai loro padri. Sono giovani che credono, nonostante tutto. Che sperano, nonostante tutto. Che non si fanno imbambolare dagli idoli di un consumismo che rende schiavi e che fa così comodo al potere. Che non si arrendono allo scontro di civiltà, all’odio e alla violenza cieca, nonostante tutto.

La Gmg polacca che si è svolta nel cuore dell’Europa centro-orientale è stata segnata dai terribili fatti dei giorni scorsi avvenuti a Nizza, Monaco di Baviera, Rouen. Il terrorismo fondamentalista di matrice islamista, quello delle stragi, delle autobombe, dei kamikaze jihadisti, della violenza cieca, quello dei gruppi imbottiti di armi e di soldi arrivati grazie all’aiuto dei paesi considerati migliori alleati dell’Occidente, è entrato nelle nostre vite. Finché si trattava di immagini della Tv, di migliaia di corpi di bambini, donne, giovani anziani innocenti, sventrati nei quotidiani attentati di Kabul, di Baghdad, finché si trattava delle persecuzioni e delle stragi avvenute in Nigeria o in Pakistan, sembrava che la cosa non ci riguardasse. Ora, nel mondo dove vigeva la «globalizzazione dell’indifferenza» c’è chi spinge per globalizzare l’odio, la chiusura, i muri. Esattamente ciò che vorrebbero i terroristi dell’Isis e dei suoi affiliati e fan: seminare il terrore e la paura, far credere che siamo di fronte all’Armagheddon, allo scontro finale tra la civiltà cristiana occidentale e l’islam.

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I giovani del divano o quelli dei sogni?


BOX_PRZYLOT_ITUn giovane di quasi ottant’anni come guida per un milione di giovani e senza peli sulla lingua come quando li rimprovera di essere troppo attaccati alla vita comoda. Ecco le parole del Papa alla Veglia conclusiva della GMG a Cracovia

Mi piace chiamarla la paralisi che nasce quando si confonde la FELICITÀ con un DIVANO / KANAPA! Sì, credere che per essere felici abbiamo bisogno di un buon divano. Un divano che ci aiuti a stare comodi, tranquilli, ben sicuri. Un divano, come quelli che ci sono adesso, moderni, con massaggi per dormire inclusi, che ci garantiscano ore di tranquillità per trasferirci nel mondo dei videogiochi e passare ore di fronte al computer. Un divano contro ogni tipo di dolore e timore. Un divano che ci faccia stare chiusi in casa senza affaticarci né preoccuparci. La “divano-felicità” / “kanapa-szczęście” è probabilmente la paralisi silenziosa che ci può rovinare di più, che può rovinare di più la gioventù. “E perché succede questo, Padre?”. Perché a poco a poco, senza rendercene conto, ci troviamo addormentati, ci troviamo imbambolati e intontiti. L’altro ieri, parlavo dei giovani che vanno in pensione a 20 anni; oggi parlo dei giovani addormentati, imbambolati, intontiti, mentre altri – forse i più vivi, ma non i più buoni – decidono il futuro per noi. Sicuramente, per molti è più facile e vantaggioso avere dei giovani imbambolati e intontiti che confondono la felicità con un divano; per molti questo risulta più conveniente che avere giovani svegli, desiderosi di rispondere, di rispondere al sogno di Dio e a tutte le aspirazioni del cuore. Voi, vi domando, domando a voi: volete essere giovani addormentati, imbambolati, intontiti? [No!] Volete che altri decidano il futuro per voi? [No!] Volete essere liberi? [Sì!] Volete essere svegli? [Sì!] Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!] Non siete troppo convinti… Volete lottare per il vostro futuro? [Sì!]

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