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Archive for dicembre 2013

Te Deum laudamus

31 dicembre 2013 Lascia un commento

Il canto del Te Deum, inno di ringraziamento per eccellenza, accompagna le celebrazioni del 31 dicembre.

te deum

L’inno Te Deum laudamus, con cui tradizionalmente ringraziamo il Signore Dio dei benefici da Lui ricevuti, pure se detto “inno ambrosiano”, è una composizione poetica adesso attribuita con certezza a Niceta di Remesiana, intorno all’anno 400.Originariamente si rivolgeva a Cristo Dio e Signore: “Te (o Cristo) noi lodiamo Dio! Te (o Cristo) noi professiamo Signore!”. Successivamente, con l’attenuarsi delle eresie sulla Persona Divina e sulla Divina Signoria di Gesù, poco alla volta la pietà cristiana lo ha indirizzato al Padre e al Figlio e allo Spirito; infatti, con questa qualificazione trinitaria noi lo abbiamo recepito e a nostra volta lo trasmettiamo. Nella Chiesa cattolica il Te Deum è legato alle cerimonie di ringraziamento; viene tradizionalmente cantato la sera del 31 dicembre, per ringraziare dell’anno appena trascorso, oppure nella Cappella Sistina ad avvenuta elezione del nuovo pontefice, prima che si sciolga il conclave.Nella Liturgia delle Ore trova il suo posto nell’Ufficio delle letture, nelle solennità e nelle feste, in tutte le domeniche, nei giorni fra l’ottava di Natale e quelli fra l’ottava di Pasqua. Diversi autori si contendono la paternità testo.

Tradizionalmente veniva attribuito a san Cipriano di Cartagine oppure, secondo una leggenda dell’VIII secolo, si è sostenuto che fosse stato composto a due mani da sant’Ambrogio e da sant’Agostino il giorno di battesimo di quest’ultimo, avvenuto a Milano nel 386, per questo è stato chiamato anche inno ambrosiano.Oggi gli specialisti attribuiscono la redazione finale a Niceta, vescovo di Remesiana (oggi Bela Palanka) alla fine del IV secolo.Dall’analisi letteraria, l’inno si può dividere in tre parti.
• La prima, fino a Paraclitum Spiritum, è una lode trinitaria indirizzata al Padre. Letterariamente è molto simile ad un’anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus.
• La seconda parte, da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti, è una lode a Cristo Redentore.
• L’ultima, da Salvum fac, è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi. La sua recitazione è facoltativa. Solitamente viene cantato a cori alterni : Sacerdote o celebrante e il popolo.

Ecco come Marc Antoine Charpentier lo interpreta

Senza di te…

31 dicembre 2013 Lascia un commento

Eccoci, Signore, davanti a te dopo aver tanto camminato lungo quest’anno. Caravaggio_Ecce_Homo

Se ci sentiamo stanchi, non è perché abbiamo percorso un lungo tragitto,

o abbiamo coperto chi sa quali interminabili vie.

È perché, purtroppo, molti passi, li abbiamo consumati sulle viottole nostre, e non sulle tue:

seguendo i tracciati involuti della nostra caparbietà faccendiera, e non le indicazioni della tua Parola;

confidando sulla riuscita delle nostre estenuanti manovre, e non sui moduli semplici dell’abbandono fiducioso in te.

Forse mai, come in questo crepuscolo dell’anno, sentiamo nostre le parole di Pietro:

«Abbiamo faticato tutta la notte, e non abbiamo preso nulla».

Ad ogni modo, vogliamo ringraziarti ugualmente.

Perché, facendoci contemplare la povertà del raccolto, ci aiuti a capire che senza di te non possiamo far nulla.

Concerto di Capodanno con l’Orchestra di fiati di Ferentino, Abazia di S. Maria Maggiore, ore 19

31 dicembre 2013 Lascia un commento

Cristiani in preghiera per la pace, in ricordo della distruzione di Frosinone, 70 anni fa

31 dicembre 2013 Lascia un commento

31_dicembre_2013 paceNel ricordo dei caduti di tutte le guerre e della distruzione di Frosinone di 70 anni fa, in preghiera per la pace.

Il Natale di Cristo è il Natale della Pace

31 dicembre 2013 1 commento

van-der-weydenL’infanzia, che il Figlio di Dio non ha ritenuto indegna della sua maestà, si sviluppò con il crescere dell’età nella piena maturità dell’uomo. Certo, compiutosi il trionfo della passione e della risurrezione, appartiene al passato tutto l’abbassamento da lui accettato per noi: tuttavia la festa d’oggi rinnova per noi i sacri inizi di Gesù, nato dalla Vergine Maria. E mentre celebriamo in adorazione la nascita del nostro Salvatore, ci troviamo a celebrare il nostro inizio: la nascita di Cristo segna l’inizio del popolo cristiano; il natale del Capo è il natale del Corpo.
Sebbene tutti i figli della Chiesa ricevano la chiamata ciascuno nel suo momento e siano distribuiti nel corso del tempo, pure tutti insieme, nati dal fonte battesimale, sono generati con Cristo in questa natività, così come con Cristo sono stati crocifissi nella passione, risuscitati nella risurrezione, collocati alla destra del Padre nell’ascensione.
Ogni credente, che in qualsiasi parte del mondo viene rigenerato in Cristo, rompe i legami con la colpa d’origine e diventa uomo nuovo con una seconda nascita. Ormai non appartiene più alla discendenza del padre secondo la carne, ma alla generazione del Salvatore che si è fatto figlio dell’uomo perché noi potessimo divenire figli di Dio. Se egli non scendesse a noi in questo abbassamento della nascita, nessuno con i propri meriti potrebbe salire a lui.
La grandezza stessa del dono ricevuto esige da noi una stima degna del suo splendore. Il beato Apostolo ce l’insegna: «Non abbiamo ricevuto lo giottospirito del mondo, ma lo Spirito che viene da Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato» (Cor 2, 12). La sola maniera di onorarlo degnamente è di offrirgli il dono stesso ricevuto da lui.
Ora, per onorare la presente festa, che cosa possiamo trovare di più confacente, fra tutti i doni di Dio, se non la pace, quella pace che fu annunziata la prima volta dal canto degli angeli alla nascita del Signore? La pace genera i figli di Dio, nutre l’amore, crea l’unione; essa è riposo dei beati, dimora dell’eternità. Suo proprio compito e suo beneficio particolare è di unire a Dio coloro che separa dal mondo del male.
Quelli dunque che «non da sangue né da volere di carne né da volere d’uomo, ma da Dio sono nati» (Gv 1, 13), offrano al Padre i loro cuori di figli uniti nella pace. Tutti i membri della famiglia adottiva di Dio si incontrino in Cristo, primogenito della nuova creazione, il quale venne a compiere non la sua volontà, ma quella di chi l’aveva inviato.
Il Padre infatti nella sua bontà gratuita adottò come suoi eredi non quelli che si sentivano divisi da discordie e incompatibilità vicendevoli, bensì quelli che sinceramente vivevano ed amavano la loro mutua fraterna unione. Infatti quanti sono stati plasmati secondo un unico modello, devono possedere una comune omogeneità di spirito. Il Natale del Signore è il natale della pace. Lo dice l’Apostolo: «Egli è la nostra pace, egli che di due popoli ne ha fatto uno solo» (Ef 2, 14), perché, sia giudei sia pagani, «per mezzo di lui possiamo presentarci al Padre in un solo Spirito» (Ef 2, 18).

Dai «Discorsi» di san Leone Magno, papa
(Disc. 6 per il Natale 2-3, 5; PL 54, 213-216)

Dal Mississippi ad Amaseno, il coro dell’Arkansas College, giovedì 2 gennaio, alle 18,30

31 dicembre 2013 1 commento

manifesto coro arkansas Amaseno jpgPorteranno musica ed arte, canteranno brani del 500 e moderni, classici e tradizionali: sono i cantori dell’ ARKANSAS NORTHEASTERN COLLEGE COMMUNITY CHAMBER CHORALE, diretti da Keith Hearnsberger. Terranno il loro concerto ad Amaseno, nella bellissima chiesa di S. Maria Assunta, giovedì 2 gennaio 2014, alle ore 18,30. E’ il modo con cui l’amministrazione comunale di Amaseno e il Concentus Musicus Fabraternus Josquin Des Pres vogliono augurare a tutti pace e serenità per il 2014. Il coro dell’Arkansas presenterà musiche di Orlando di Lasso, John Rutter, Nicholas White, Jacob Handl, di Benjamin Britten  e brani tradizionali di Natale. L’iniziativa si inserisce nel programma Musica nelle Basiliche che il Concentus organizza ormai da diversi anni, ospitando concerti di formazioni corali e strumentali che provengono da diverse parti del mondo. Nello scorso novembre il Concentus ospitò il Coro di Neuilly, Parigi, ora è la volta del coro dell’Arkansas, la prossima estate arriverà un coro della Slovacchia. E’ un modo molto interessante ed efficace per far conoscere la nostra terra.

Ad Amaseno poi si aggiunge un motivo particolare, legato al 70° anniversario della II Guerra Mondiale: furono proprio reparti americani del II Corpo D’Armata infatti ad entrare nella cittadina il 22 maggio del 1944, dopo i terribili mesi della battaglia di Montecassino. Ora tornano gli Americani, grazie a Dio in un contesto totalmente diverso.

Un appuntamento da non perdere per iniziare bene il 2014.

 

 

 

 

Communicatio, 30 dicembre

30 dicembre 2013 Lascia un commento
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