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Archive for gennaio 2013

Communicatio is out, 31 gennaio

Docenti ed orario, qualche idea


René-Magritte-Il-Maestro-di-scuola-1955Riccardo Ghinelli, docente, membro dell’Associazione Giovanni XXIII e della Commissione Scuola del Forum delle Associazioni Familiari, ci propone alcune

Uno dei punti più discussi della legge di stabilità per il 2013 è stato quello che avrebbe voluto portare l’orario degli insegnanti della scuola secondaria da diciotto a ventiquattro ore. Il provvedimento è poi rientrato, non senza aver fatto il suo danno: per rispettare il principio dei “saldi invariati” sono stati tagliati altri fondi alle scuole. Sull’onda del fatto che questa cosa è servita a far parlare dell’orario dei docenti, vorremmo vedere, per sommi capi, come è articolato il lavoro di insegnante e fare qualche osservazione sulla possibilità di migliorarne la qualità, non tanto aumentarne la quantità, magari nell’ottica della “scuola del gratuito”.

A differenza dei contratti di altre categorie, solo una parte dei doveri è fissata da un orario. Per capirci potremmo dividere il lavoro dell’insegnate in tre zone: una chiara, una grigia e una oscura.

Quella chiara sono le diciotto ore degli insegnanti della secondaria e le ventiquattro della scuola primaria. Zona chiara, perché chiaramente delimitata da un orario. Zona grigia è invece quella delle attività connesse, elencate dal contrato di lavoro, ma definite solo con un limite massimo di ottanta ore annuali. Tipicamente sono le riunioni collegiali: consiglio d’Istituto, consigli di classe, scrutini. Questi ultimi sfuggono ad ogni limite: sono obbligatori, qualunque numero di ore sia stato raggiunto durante l’anno. Zona grigia, perché il loro monte ore può variare non solo da una scuola all’altra, ma anche da un insegnante all’altro, in dipendenza dal numero delle classi e delle scuole in cui insegna. Un’altra sfumatura di grigio, un po’ più scura (non preoccupatevi, non arriverò a cinquanta), è quella dei compiti scritti. Che devono essere almeno due per una valutazione congrua e quindi è bene svolgerne almeno tre. Anche qui il numero varia con le classi e possono essere più o meno complessi da preparare o correggere. Ci sono poi attività “incentivate” (dire retribuite sarebbe troppo) con il fondo di istituto: orientamento, coordinamento di progetti e altro a seconda delle decisioni delle scuole.

E si arriva alla zona oscura, quella in cui il contratto dice poco o niente, ma che sarebbe la più interessante da esplorare per parlare di qualità. Leggi tutto…

Diviso


di don Gian Luca Carrega per http://www.iltesoro.org

“Se un regno è diviso in se stesso, quel regno non potrà restare in piedi” (Mc 3,24)

Un po’ di qua… e un po’ di là…
Un po’ con il Signore e un po’ per la mia strada.
Sarà per questo che sono così debole?

Giovani multitasking


di Lucia Bellaspiga per http://www.avvenire.it

20121128_183810Giovani distratti. Giovani ve­loci, troppo, a scapito della profondità di ciò che fanno e pensano. Giovani che sanno po­co di tutto, ma nulla del tutto. Gio­vani mordi e fuggi, insomma, poco propensi a passare le ore, i giorni, gli anni su una specifica compe­tenza, abitanti del pianeta fast (e non solo per il food )… A lamentar­sene sono genitori, docenti, capi del personale, sociologi. Mentre sull’altro versante loro – i giovani – si destreggiano con abilità di fu­namboli tra iPad, iPod, iPhone e quant’altro, suscitando ammira­zione/ invidia da chi ancora va pia­no e va lontano. Due mondi a con­fronto, cui l’Università Cattolica domani dedica una giornata di studio dal titolo esplicito: «Allarme pensiero» (sottotitolo: «Gli studenti sanno sempre meno ragionare in modo strutturato, argomentato e critico?»). «Dopo un passato da pubblicitario nelle multinazionali, sono approdato all’insegnamento universitario in varie facoltà di co­municazione – spiega Alberto Contri, ispiratore del convegno – e in questi anni ho visto una cre­scente presenza di ventenni che hanno difficoltà a parlare un italia­no strutturato e corretto, e ad ela­borare un pensiero critico pro­prio ». Contri, oggi docente di Co­municazione Sociale allo Iulm e presidente di Pubblicità Progresso, è tutt’altro che lontano dal mondo dinamico e rapido dei media mo­derni, ma dal suo osservatorio il giudizio è netto: «Questo problema è trasversale presso i docenti di tutte le università e ovunque si ve­rifica con una evidenza statistica assoluta». Per colpa di chi? Quale agente ‘mutante’ ha cambiato la generazione dei ventenni rispetto a quelle precedenti? Contri non ha dubbi: «Tutto questo è figlio di una opportunità che sta diventando un problema». L’opportunità è il «vul­canico irrompere di nuovi mezzi di comunicazione», il suo lato negati­vo è «quello che si chiama infor­mation overload , un sovraccarico di informazioni». A causa del quale i giovani, come centraline impazzite, diventano multi-tasking (multifunzioni), proprio come un computer può fare ma, a sentire i neurologi, non un uomo (non la sua corteccia cerebrale), pena la frammentazione del pensiero. Ben inteso, la colpa non è di Internet, ma dell’abuso che se ne fa, perché il pensiero si nutre concentrando­si, non disperdendosi, «altrimenti si diventa pancake people , come dicono gli americani, ‘uomo frit­tella’. Leggi tutto…

Numeri oggettivi


di don Gianluca Carrega per http://www.iltesoro.org

Che ridere quando mi dicono che i numeri sono oggettivi… “60 chili” può voler dire obeso o lisca di pesce.Come misuri l'altezza di una torre? La creatività spiegata in due parole
Ognuno ha la sua misura che differisce da quella degli altri. E non conosciamo affatto la statura di Dio (FdA)
Per questo conviene tenersi larghi.

post originale http://www.iltesoro.org/2013/01/la-misura.html

tesoro

Culture giovanili emergenti


concIl loro passeggiare per le strade con l’orecchio otturato dalla cuffia delle loro musiche segnala che sono ‘sconnessi’ dall’insopportabile complessità sociale, politica, religiosa che abbiamo creato noi adulti. In un certo senso calano una visiera per autoescludersi anche perché noi li abbiamo esclusi con la nostra corruzione e incoerenza, col precariato, la disoccupazione, la marginalità. Sono le parole del card. Ravasi nella conferenza stampa di presentazione dell’Assemblea Plenaria annuale del Pontificio Consiglio della Cultura dedicata al tema: “Culture giovanili emergenti”, in programma dal 6 al 9 febbraio.

Nel discorso pronunciato pochi giorni fa nel convento di San Francesco di Assisi per la presentazione dell’Assemblea Plenaria, il Cardinale Ravasi ha affermato che la cultura giovanile è il suo campo di interesse privilegiato e scrive in merito: “Il loro passeggiare per le strade con l’orecchio otturato dalla cuffia delle loro musiche segnala che sono ‘sconnessi’ dall’insopportabile complessità sociale, politica, religiosa che abbiamo creato noi adulti. In un certo senso calano una visiera per autoescludersi anche perché noi li abbiamo esclusi con la nostra corruzione e incoerenza, col precariato, la disoccupazione, la marginalità. E qui dovrebbe affiorare un esame di coscienza nei genitori, nei maestri, nei preti, nella classe dirigente. La ‘diversità’ dei giovani, infatti, non è solo negativa ma contiene semi sorprendenti di fecondità e autenticità. Pensiamo alla scelta per il volontariato da parte di un largo orizzonte di giovani, pensiamo alla loro passione per la musica, per lo sport, per l’amicizia, che è un modo per dirci che l’uomo non vive di solo pane; pensiamo alla loro originale spiritualità, sincerità, libertà nascosta sotto una coltre di apparente indifferenza”.

“Per questi e tanti altri motivi – ha concluso il Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura – mi interesso dei giovani che sono il presente (e non solo il futuro) dell’umanità; dei cinque miliardi di persone che vivono nei paesi in via di sviluppo più della metà sono minori di 25 anni (l’85% dei giovani di tutto il mondo). Ed è per questo che, abbandonando le pur necessarie analisi oggettive socio-psicologiche sulla fede nei giovani, ossia sul senso della presenza religiosa in essi, preferirei puntare sulla fede nei giovani, cioè sulla fiducia nelle loro potenzialità, pur sepolte sotto quelle differenze che a prima vista mi impressionano”. Leggi tutto…

Internet, coscienza critica e niente pregiudizi


Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà Cattolica, ci presenta un altro autorevole intervento sul rapporto con internet e le reti sociali

BAGNASCOCONFSTAMPA180X120Sul numero del 27 gennaio di Famiglia Cristiana si legge una intervista al cardinal Bagnasco. Tra le varie domande ce n’è una su Chiesa e internet. La riporto qui di seguito. L’intervista integrale si può leggere sul sito di Famiglia Cristiana.

Antonio Sciortino:  Le coscienze dei giovani, lo ha detto anche lei molte volte, sembrano influenzate dalla Tv, da Internet e dalle Reti sociali più che dagli stessi educatori. Il fatto che la Chiesa prenda sempre più confidenza con questi mezzi, può essere la via giusta per raggiungere ed educare le nuove generazioni? E come integrare il mondo virtuale con il rapporto diretto faccia a faccia?

Card. Bagnasco: «La Rete sta cambiando il modo di vivere e di lavorare, modificando con la velocità e la mobilità dei suoi linguaggi, il rapporto con il tempo e con lo spazio. Tuttavia, a ben guardare, il suo successo è legato al fatto che corrisponde a bisogni antichi, come quello di comunicare, di entrare in contatto, di condividere contenuti. In una parola di superare l’individualismo che chiude in sé stessi. La Chiesa ha saputo integrare i linguaggi della modernità come la radio, la Tv e ancor prima il cinema. Oggi è chiamata ad abitare anche questo “nuovo contesto esistenziale”Non bisogna avere pregiudizi di fronte a questa nuova frontiera, ma occorre sviluppare un senso critico che metta al riparo dalla superficialità e soprattutto non impoverisca la relazione immediata che mai potrà essere abbandonata».

Post originale qui http://www.cyberteologia.it/2013/01/il-card-bagnasco-su-chiesa-internet-e-i-bisogni-antichi/

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