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Archive for febbraio 2012

All’infuori di me, Roma: la religiosità negli scatti di Andrea Pacanowski

29 febbraio 2012 Lascia un commento

“All’infuori di me. La folla e l’esperienza religiosa”: si intitola così la personale del fotografo romano Andrea Pacanowski che verrà inaugurata il 2 marzo prossimo al Museo di Roma in Trastevere. Si tratta di immagini scattate girando tra le “città sante” delle religioni monoteistiche, che raccontano la dimensione collettiva della religiosità’ nell’epoca globale e mediatizzata attraverso elaborati giochi di riflessi creati prima dello scatto fotografico. Un percorso di ricerca innovativo che analizza la folla e l’esperienza religiosa, promosso dall’Assessorato alle Politiche Culturali e Centro Storico – Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale. Organizzazione 4busy , supporto organizzativo e servizi museali Ze’tema Progetto Cultura.

Quello di Pacanowski è un approccio artisticamente originale e creativamente ricco al tema della religione come fatto sociale e mediatico. Oggi i momenti di aggregazione religiosa non sono più solo un’esperienza limitata ai partecipanti, ma si fanno immagini, video, materiali destinati a essere scomposti e ricomposti nell’universo mediatico globale. Ma, rispetto a un lungo passato in cui la religione dominava lo spazio pubblico e definiva anche i tempi del lavoro e della festa, oggi si combatte una battaglia per la visibilità. L’uomo religioso deve lottare per affermare la specificità del messaggio di cui si fa portatore. In questa sfida, la qualità e il potere delle immagini, la maestosità delle cerimonie, l’aspetto dell’aggregazione delle masse, la festa collettiva sono delle risorse strategiche chiave che le grandi religioni monoteiste (in particolare il cristianesimo e l’islam) hanno a disposizione per marcare la loro capacità di differenziarsi dai nuovi culti.

da roma-la-religiosita-negli-scatti-di-andrea-pacanowski

Non sentire più niente… il coraggio di innamorarsi

29 febbraio 2012 Lascia un commento

Mangiare senza avere fame.
Il parabrezza pieno di moscerini e ricordini di colombo che ti impediscono di vedere la strada.
Il naso tappato che non ti permette di sentire il profumo della rosa che tieni in mano.
La musica a palla che sovrasta quel “ti amo” sussurrato nel tuo orecchio.
Un errore che ti fa diventare un appestato.
 L’unico pericolo che sento veramente è quello di non riuscire più a sentire niente: il profumo dei fiori, l’odore della città, il suono dei motorini, il sapore della pizza, le lacrime di una mamma, le idee di uno studente, gli incroci possibili in una piazza.
L’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente: il battito di un cuore dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto,l’appetito, la sete, l’evoluzione in atto, l’energia che si scatena in un contatto.
Io non sono solo anche quando sono solo.
Un mondo vecchio che sta insieme solo grazie a quelli che hanno ancora il coraggio di innamorarsi.

da www.iltesoro.org

Cambiare

29 febbraio 2012 Lascia un commento

“Ognuno si converta dalla sua condotta malvagia” (Gio 3,1-10)

Più dei passi che non hai fatto, a Dio premono quelli che potrai fare.

L’identità del cristiano non dipende da quante volte è caduto, ma da quante è risorto.

don Mario Aversano

Emergenza, possiamo imparare… dobbiamo imparare

29 febbraio 2012 4 commenti

La nevicata della Candelora può insegnare tante cose a ciascuno di noi. Ecco un elenco di questioni su cui varrebbe la pena che si aprisse un dibattito franco e senza condizionamenti:

innanzitutto la tenuta delle strutture: il collasso del palazzetto dello sport  di Ceccano o quello del chiostro del Conservatorio di Frosinone deve potenziare in misura straordinaria l’attenzione nei confronti delle costruzioni sia pubbliche che private. Agli edifici affidiamo la nostra vita, non possono crollare in quel modo per una nevicata, soprattutto dopo tutti i controlli prescritti nelle fasi di progettazione, appalto, costruzione e collaudo. Come avrebbero resistito ad un terremoto? Certo, parlo da ignorante, so che l’ingegneria è una scienza: allora chi ha questa scienza chiarisca ciò che è avvenuto, ci dica dove e chi ha sbagliato. Se questo non avverrà, il discredito riguarderà tutta la categoria dei professionisti impegnati nel settore delle costruzioni: dovrebbero essere loro, i loro ordini professionali a chiedere a gran voce il chiarimento più netto di quanto è avvenuto

la rete delle infrastrutture: mi riferisco alle linee elettriche e a quelle telefoniche, cadute miseramente, per la forte carenza di manutenzione. C’è da aprire una vertenza con le società di gestione che hanno l’onere di assicurare che tali servizi, essenziali alla vita e al lavoro, funzionino anche in condizioni severe. Non ha ispirato fiducia nei cittadini vedere squadre  d’emergenza dell’Enel che non sapevano neppure dove fossero le linee cadute, o accorgersi della fragilità dei servizi idrici dell’Acea. Sono società che lucrano sui servizi ed hanno il dovere di renderli funzionali, con i necessari potenziamenti e l’indispensabile manutenzione.

la comunicazione: è stato probabilmente il settore più trascurato dell’emergenza, quando invece ne è l’essenza. Soltanto se ci sono informazioni chiare la popolazione sa quello che bisogna fare: invece in quei primi giorni di febbraio tutto era affidato ad un passa parola. Ora mi sembra essenziale che un piano d’emergenza debba prevedere un’emittente radiofonica che possa sostituire le altre tecniche di comunicazione nel momento in cui fossero fuori servizio. E poi c’è bisogno di autorevolezza nella comunicazione: ci deve essere qualcuno che sappia mettere insieme tecniche precise di comunicazione e notizie certe. Questo ambito è stato totalmente trascurato

altra comunicazione mancata c’è stata nelle istruzioni da seguire in caso di forte nevicata, ancora più importanti vista la totale impreparazione di fronte ad un fenomeno di questo genere. Inoltre s’è fatto l’errore di dire: siamo pronti, state tranquilli, ci saranno anche i trattori della coldiretti. Forse sarebbe stato meglio dare le indicazioni necessarie a proteggere le case e le famiglie, non rassicurare troppo per evitare eccessive attese nei confronti delle istituzioni. A mo’ di esempio riporto il piano neve di una città della pianura padana: piano-neve.pdf

la forza della protezione civile: forse non è pensabile pensare di affrontare un’emergenza di questo genere o altre simili con la stessa struttura e lo stesso numero di persone che si occupano della processione del venerdì santo. Probabilmente c’è bisogno di una struttura facilmente ampliabile ed allertabile a seconda delle necessità: ma per far questo c’è bisogno di chiedere aiuto e collaborazione ad associazioni e cittadini, secondo le competenze di ciascuno.

educare alla protezione civile: molti comportamenti individuali sono stati stigmatizzati come poco consoni all’emergenza. Bisogna comprendere che la cultura della protezione civile e della sicurezza è appunto una cultura e bisogna pazientemente insegnarla a cominciare dalle scuole. Sarebbe un grande investimento di civiltà se le autorità responsabili della protezione civile di un territorio immaginassero un piano di interventi nelle scuole perché poi quegli elemti, quelle informazioni riverberino in tutto il vivere civile.

Langue il sangue, superata quota 30

29 febbraio 2012 Lascia un commento

Sono state 30 le sacche di sangue raccolte al Liceo di Ceccano nell’ultima donazione, il 28 febbraio, organizzata in collaborazione con l’Avis della cittadina fabraterna, guidata da Alessandra Massa.  In 30 hanno dunque detto sì alla vita, con un piccolo ed importante gesto, nell’aula magna Francesco Alviti, trasformata in sala donazione. Per molti di loro si trattava della prima donazione, da trasformare in una buona abitudine che non si scorda mai. L’iniziativa è stata curata dal prof. Lombardi in collaborazione con l’Avis e con il centro trasfusionale di Frosinone e si ripete almeno tre volte l’anno, raggiungendo così il considerevole traguardo di 100 sacche di sangue.

Qui foto e filmati: langue-il-sangue-superata-quota-30

Emergenza neve, commenti

29 febbraio 2012 5 commenti

Giorgio De Angelis interviene a proposito dell’emergenza neve, del piano e dei mezzi della protezione civile nel piazzale della scuola media. Di seguito le sue parole

Caro prof. Alviti, non posso non rispondere al suo articolo:  non si è provveduto prima a togliere la neve dove sono parcheggiati i mezzi in dotazione all’associazione di Volontariato che svolge attività di protezione civile in quanto i mezzi sono tutti 4×4 e quindi possono camminare su qualsiasi tipo di fondo stradale anche la neve, le necessita in quel momento erano altre ma non pulire quel piazzale.
In merito al piano di emergenza, posso solo dirle che per l’emergenza neve un piano di protezione civile è stato redatto e messo in funzione per quanto possibile, ma poi purtroppo il piano di emergenza si evolve in base agli eventi che si verificano quindi si seguono delle procedure di intervento, l’unica cosa che forse si sbaglia è non portare a conoscenza della cittadinanza i comportamenti da adottare, perché il piano in sé per sé serve solo nella sala operativa per gestire al meglio le risorse e gli interventi, ma non credo che un piano tecnico possa essere utile ai cittadini.

Grazie a Giorgio de Angelis che ci consente di capire un po’ meglio come funziona la protezione civile e intanto, per sgombrare ogni ombra di dubbio, un caloroso ringraziamento a coloro che durante l0emergenza neve hanno duramente lavorato. Ogni esperienza deve però esserci di stimolo per imparare e per non ripetere gli stessi errori. C’è un aspetto sul quale mi trovo in completo disaccordo con Giorgio: il fatto che il piano d’emergenza sia un fatto tecnico, limitato agli addetti ai lavori. A mio parere è il contrario: più informazioni corrette si danno più i cittadini sono in grado di risolvere da soli le questioni. Ecco ad esempio il piano neve di un comune della pianura padana: piano-neve.pdf

Il piano è rivolto innanzitutto ai cittadini per informarli di cosa bisogna fare e di cosa fa il comune… Ecco la parte relativa alle azioni del comune:

e va avanti.

Non è il caso di riflettere un po’?

Buon compleanno, Gioacchino

29 febbraio 2012 Lascia un commento

220 anni fa, il 29 febbraio del 1792, nasceva a Pesaro Gioacchino Rossini. La sua musica sarebbe diventata “la musica”. Grazie a lui e al suo genio molti di noi hanno apprezzato l’arte di esprimere l’inesprimibile.

Buon compleanno Gioachino!

chiudeva i programmi della RAI

la sinfonia del Guglielmo Tell

Maria Callas, Una voce poco fa, Il barbiere di Siviglia

Mille e più incantesimi

Claudio Baglioni: Poesia in musica

Insegnanti 2.0

Insegnare nell'era digitale

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«Passerò come una nuvola sulle onde.» Virginia Woolf

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Una risorsa per i giovani. Un riferimento per i territori

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