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Archive for marzo 2011

Cimentarsi con le cattedrali, non con i coriandoli


I ragazzi, si dice, stanno perdendo la memoria: la causa apparente è l’uso di Internet, Google e Wikipedia. In questo periodo di fine anno scolastico, quando ci si prepara al redde rationem finale, vuoi per la semplice corsa in vista dello scrutinio, vuoi per la conclusione dell’intero percorso che termina con l’esame di maturità, quella risorsa personale che si chiama memoria diventa indispensabile. Stiamo parlando ovviamente della memoria cognitiva, non di quella storica (che comunque non gode di ottima salute).

È dimostrato che il tentativo di risolvere il problema attraverso il ricorso a particolari tecniche di memorizzazione è destinato al fallimento. L’essere umano, a differenza degli animali, è capace di riflettere sulla propria memoria e dunque di connettere la funzione mnemonica all’oggetto del ricordo. È facendo memoria di un’esperienza, un fatto, un oggetto, una persona che ci ha colpito che ci accorgiamo di “stare ricordando”.

Dunque, la memoria è inseparabile dalla consapevolezza, dalla percezione che l’individuo ha di sé come persona. Chi non si stima non ricorda, anzi è propenso a dimenticar-si (= dimenticare sé). Nel campo dell’apprendimento è molto importante porre l’accento sulla interezza della persona che apprende e sulla unità della soggettività che insegna. Non si apprende astrattamente, ma “in situazione”, pena la condanna alla dimenticanza. È più facile che apprenda chi è incoraggiato a farlo e chi è colpito da un certo interesse per l’oggetto che gli viene presentato. In questo modo, l’oggetto entra nell’ambito della coscienza e permane come elemento costitutivo della personalità, suscitando partecipazione, paragone, assimilazione. Nello stesso tempo, tuttavia, quello stesso oggetto deve essere mostrato come assimilabile, cioè inerente al campo del soggetto che apprende: deve avere le sue ragioni a entrare nello spazio della interiorità di chi sta imparando.
La memoria è dunque collegata all’interesse e, conseguentemente, l’interesse all’attenzione.

Il controllo della conoscenza di un determinato ambito del sapere umano (quello che solitamente definiamo “materia di studio”) è inseparabile dall’attenzione. Infatti per apprendere (come per la memoria) occorre rendersi conto di “stare apprendendo”, che significa “stare attenti”.

E anche nel caso dell’attenzione che dovrebbe condurre all’interesse, che dovrebbe facilitare la memoria, le tecniche non mancano. La didattica scolastica è piena di suggerimenti, tanto buoni quanto inutili. Per esempio, si spezzettano gli argomenti portanti delle materie in sotto-argomenti, a loro volta articolati all’infinito in “argomentini”. Si ha paura della sintesi, si temono i nuclei troppo complessi e ardui. Conclusione: si frammenta il sapere e si infila tutto nel becco delle studente in un disordine di tasselli che poi lui dovrà ricomporre nel mosaico della sua memoria. Risultato: i ragazzi non ricordano, perché gli “argomentini” non interessano.

La scrittrice e poetessa Cristina Campo ne Gli imperdonabili, ricordava: “La vera attenzione non conduce, come potrebbe sembrare, all’analisi, ma alla sintesi che la risolve, al simbolo e alla figura – in una parola al destino. L’analisi può diventare destino quando l’attenzione, riuscendo a compiere una sovrapposizione perfetta di tempi e di spazi, li sappia ricomporre, volta per volta, nella pura bellezza della figura. L’attenzione è il solo cammino verso l’inesprimibile, la sola strada al mistero. Infatti è solidamente ancorata al reale, e soltanto per allusioni celate nel reale si manifesta il mistero…davanti alla realtà l’immaginazione indietreggia. L’attenzione la penetra invece, direttamente e come simbolo (pensiamo ai cieli di Dante, divina e minuziosa traduzione di una liturgia)”.

L’attenzione ha bisogno di simboli, di sintesi. Il ricorso a Dante giunge a proposito, come dimostra l’attenzione che il poeta nazionale ha suscitato in tanti giovani, di tutti i livelli di istruzione che, tramite la scuola e anche nonostante essa, lo apprezzano e lo ricordano, fino a cimentarsi nella recitazione delle cantiche del divino poema in strada, nelle piazze, nelle stazioni. Anche per la matematica (la bestia nera degli studenti) vale lo stesso principio: non piace lo spezzatino, ma la simbolizzazione che ne fonda la sostanza. Per ricordare bene non è necessario fare i coriandoli con il sapere, ma piuttosto cimentarsi con le cattedrali.

Diesse – Innovazione e didattica

Ragazzi in depressione da Facebook


C’è un nuovo tipo di depressione che attacca gli adolescenti: quella da Facebook. La realtà virtuale che si sovrappone a quella reale può scatenare sinistri meccanismi depressivi tra i più giovani. Lo rivela uno studio statunitense condotto dalla prestigiosa American Academy of Pediatrics. Il ragazzo, magari un po’ timido e impacciato, che osserva il bello della classe che pubblica sempre cose positive sulla sua bacheca e ha più amici di lui potrebbe avere nuovi problemi.

“Questo è un caso estremo – commenta lo psichiatra Claudio Mencacci- ma è vero che queste dinamiche possono scatenare nei ragazzi più vulnerabili, comportamenti autolesivi. Facebook è una realtà-vetrina dove uno immette soltanto elementi di positività. E sicuramente il confronto induce l’adolescente ad assolutizzare tutto e quindi a cadere in depressione, perchè non ha ancora gli strumenti per discernere il vero dall’illusorio”.

Ascensore inclinato: per Mastrangeli un anno perso


Registriamo da Riccardo Mastrangeli e volentieri pubblichiamo

‘L’ascensore inclinato di Frosinone, brillante intuizione del sempre compianto Sindaco Dante Spaziani prima e di Domenico Marzi poi (l’attuale Sindaco Marini, quindi, è poco responsabile), compie un anno. Un anno in cui questo importante strumento di mobilità non ha ricevuto gli impulsi che si sarebbero dovuti offrire per incentivarne l’uso.

Un anno perso è stato, infatti, quello dell’attuale amministrazione (e qui il Sindaco Marini, invece, ha avuto una grossa responsabilità). Dopo le prime settimane di grande affollamento, che la curiosità e la novità avevano determinato tra i cittadini, progressivamente sempre meno frusinati in questo arco temporale hanno utilizzato tale mezzo per i loro spostamenti.

Quante persone in media utilizzano, oggi, l’ascensore? Poche, molto poche, rispetto al collegamento che di fatto unisce la parte alta di Frosinone con quella bassa e, in teoria, le due strade più importanti del capoluogo (Corso della Repubblica e via Moro).

Continua qui 4zenv6s

Lampedusa, non lasciare soli gli immigrati


Sulla drammatica vicenda degli immigrati di Lampedusa, segnaliamo un comunicato stampa dei Vescovi italiani:

Di fronte all’emergenza dei flussi migratori e all’arrivo di “tanti profughi”, gli abitanti di Lampedusa “non devono sentirsi soli”: per questo, la Cei chiede al governo “un ulteriore sforzo perché, avvalendosi di tutti gli strumenti anche comunitari, si dia sollievo all’isola e ai suoi abitanti”. Lo ha detto il cardinale presidente Angelo Bagnasco nella sua prolusione al Consiglio Cei apertosi questo pomeriggio a Roma.

Dopo aver espresso “una particolare, fraterna vicinanza” all’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro, “che ha la cura pastorale dell’isola di Lampedusa, avamposto sospirato di tanti profughi”, il card. Bagnasco ha aggiunto che “è noto che gli immigrati colà superano ormai la popolazione locale determinando – involontariamente – una condizione di generalizzato, profondo disagio”.

Secondo il presidente della Cei, “l’attività lavorativa della piccola comunità rischia di finire seriamente compromessa, tra le crescenti preoccupazioni delle famiglie”.

Nell’esprimere cordiale ammirazione per la generosità e il senso dell’accoglienza che da sempre contraddistingue la popolazione lampedusana – ha proseguito Bagnasco -, chiediamo ai Responsabili un ulteriore sforzo perché, avvalendosi di tutti gli strumenti anche comunitari, si dia sollievo all’isola e ai suoi abitanti”.

“Non devono infatti sentirsi soli”, ha concluso.

I redditi nella provincia di Frosinone


Ecco i dati, pubblicati da Il sole 24h, su quante tasse pagano i cittadini della provincia:

comune per comune

150 anni d’Italia: il Liceo a Palazzo Carignano


Proprio lì, il 17 marzo di 150 anni fa, il Parlamento votava all’unanimità la Legge n. 1 che proclamava l’Unità d’Italia e Vittorio Emanuele II, Re d’Italia. E lì saranno il 31 marzo le V del liceo di Ceccano nell’ambito del programma dedicato appunto ai 150 anni dall’unità. Dopo la festa a scuola del 16 marzo, ora il trasferimento a Torino, nell’ambito di un viaggio che tocca le due capitali del regno prima di Roma, Firenze e appunto Torino.

Palazzo Carignano aveva visto il re sabaudo in fasce: Vittorio Emanuele era nato proprio lì il 14 marzo del 1820. Questo bellissimo edificio, sede prima del parlamento sabaudo e poi di quello italiano, è stato dunque la culla dell’Italia.

«Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; noi abbiamo sanzionato e promulghiamo quanto segue: Articolo unico: Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d’Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserita nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato. Da Torino addì 17 marzo 1861».

Queste parole rappresentano il testo della legge n. 4671 del Regno di Sardegna. Pochi giorni dopo quel 17 marzo, lo stesso testo sarebbe diventato la legge n. 1 del Regno d’Italia. Era nato un Regno, era nato uno Stato unitario laddove, appena un paio d’anni prima, ve n’erano addirittura sette.

Il primo dato che emerge dall’analisi del testo è che il numerale che accompagna il nome del sovrano non viene modificato: è sempre Vittorio Emanuele II, non I come avrebbe voluto larga parte dell’opinione pubblica patriottica. Il dato è significativo e tutt’altro che simbolico. “Vittorio Emanuele I” avrebbe sottolineato la specificità e la novità dell’Italia unita. “Vittorio Emanuele II”, invece, significava implicitamente che il nuovo Stato era l’allargamento territoriale del Regno di Sardegna e delle sue istituzioni.

La reazione internazionale alla proclamazione del Regno fu repentina e, in alcuni casi, entusiastica. Il nuovo Stato venne riconosciuto, nel volgere di poche settimane, dai governi svizzero, britannico e statunitense. Questi guardavano infatti con favore alla creazione di uno Stato mediterraneo abbastanza popoloso (oltre 22 milioni di abitanti) che fosse in grado di dare stabilità all’intero continente, attraversato in quegli anni dalla lotta tra Francia e Austria per il controllo dell’Europa meridionale e dalla contrapposizione franco-britannica per il dominio delle rotte mediterranee.

Il Regno d’Italia era stato dunque “generato” da una decisione presa dal Parlamento riunito a Torino, nella sede di Palazzo Carignano. I suoi rappresentanti erano stati eletti pochi mesi prima, nel gennaio dello stesso anno, e la loro provenienza già aveva attestato la realizzazione, de facto, dell’Unità. Le elezioni si erano infatti tenute in tutte quelle regioni che, attraverso i plebisciti, nel corso dell’anno precedente avevano chiesto l’annessione al Regno sabaudo.

Ecco il senso del viaggio d’istruzione delle IV che martedì 29 marzo andranno prima a Firenze, capitale culturale d’Italia e poi saranno per tre giorni a Torino, visitando le mostre che costellano la città in questo anno anniversario dell’unità. Così oltre a Palazzo Carignano, gli allievi visiteranno la Reggia di Venaria, il Santuario di Superga con un momento dedicato anche al Grande Torino, incontrando Gigi Gabetto, calciatore del Torino e figlio di Guglielmo Gabetto, uno dei componenti del Grande Torino, schiantatosi sul colle di Superga il 4 maggio del 1949.

Il viaggio è stato organizzato dagli insegnanti di storia del Liceo, coordinati dalla prof.ssa Stefania Alessandrini.

Olimpiadi della matematica: decimi su 98!

28 marzo 2011 1 commento

Olimpiadi della matematica: decimi su 98! Risultato importantissimo per il Liceo di Ceccano la cui squadra ha partecipato alla fase interregionale della competizione più importante per la matematica. si tratta delle Olipiadi internazionali della matematica che voinvolgono le scuole superiori sin dal 1959. Di anno in anno è aumentato il numero dei Paesi che hanno partecipato a questa gara e dai 73 del 1995, nel 2008 a Madrid erano presenti 101 squadre nazionali provenienti dai 5 continenti. Le Olimpiadi in Italia sono gestite dall’Unione Matematica Italiana (UMI) che attarverso una serie di gare preliminari arriva alla scelta della rappresentativa italiana.  L’organizzazione delle competizioni matematiche da parte dell’UMI si propone obiettivi più ambiziosi della semplice selezione. Si articola infatti in una serie di iniziative che, pur avendo come scopo finale le Olimpiadi Internazionali, puntano alla divulgazione della matematica su larga scala e alla popolarizzazione degli aspetti più piacevoli e stimolanti di questa materia fra i giovani. Gli alunni del nostro liceo hanno partecipato alla competizione preparati dalla prof.ssa Stefania Fiorini,  docente di Matematica e fisica. Antonio Rocca della IV D, primo alla la fase d’istituto dei Giochi di Archimede, si è classificato sesto  (su 25) alla fase provinciale che si è tenuta presso il Liceo scientifico “F.Severi” di Frosinone

Quindi la  squadra  formata  da Eleonora Cerroni, II F, Marcello Banfi,  II D, Matteo Staccone, III D, Clarissa Cicciarelli, Arianna Coluzzi, Antonio Rocca, Luca Pizzuti della IV D e Diego Penna della IV F ha gareggiato nella competizione romana interregionale con altre 97 squadre classificandosi al decimo posto, vicinissima perciò al traguardo per essere selezionata per la fase finale che si terrà a maggio a Cesenatico. Tutti si deciderà il 31 marzo nel dipartimento di matematica dell’Università di Roma, Tor Vergata. Complimenti, ragazzi, ad majora!

 

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