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Archive for agosto 2009

Piazza: residenti al limite della sopportazione


Città fuori controllo nelle ore notturne: a lamentarsi sono soprattutto i cittadini del centro storico della cittadina fabraterna. Ogni notte è tutto un rombare di motori senza che ci sia un controllo adeguato di ciò che accade: qualche anno fa i carabinieri avevano deciso un intervento efficace, lo stazionamento di un furgone dell’Arma in Piazza XXV Luglio in funzione preventiva. I risultati furono subito evidenti ma generarono le proteste di alcuni esponenti della sinistra cosiddetta radicale e dei gestori dei locali pubblici e così la stazione mobile scomparve, riconsegnando la piazza ai maleducati che parcheggiano le loro automobili sui marciapiedi, giocano a pallone in piazza sino alle tre di notte, gareggiano a chi abbia la marmitta più rumorosa. E per i residenti sembra che non ci sia altra strada che la rassegnazione: alcuni di loro in passato hanno tentato di protestare, senza ottenere alcun effetto, anzi con minacce di ritorsioni. Insomma un clima di paura e di scoramento che porta i più a sperare in un rapido mutamento delle condizioni atmosferiche che scoraggino le rumorose scorribande notturne. Anche noi abbiamo verificato che la Piazza è senza alcun controllo. Chiunque può fare quello che vuole e molto spesso tra i gruppi di giovani che stazionano davanti ai numerosi esercizi pubblici tra Piazza XXV Luglio e via Magenta si viene alle mani per futili motivi. “Io ho rinunciato a  transitare per Piazza XXV Luglio” ci dice un cittadino che vuole mantenere l’anonimato. Si rischia di litigare ogni sera con chi lascia la macchina in mezzo alla piazza o davanti ai garage con tanto di passo carrabile. A nulla sono valsi i dissuasori installati per proteggere marciapiedi inesistenti: in parcheggio è ancora più ostentato.  A lamentarsi di più sono i residenti nelle viuzze tra Via Stirpe, via Roma e Piazza XXV Luglio. La mancanza della luce e la ristrettezza dei luoghi favorisce lo svilupparsi dei commerci più strani senza che ci sia mai nessuno che vada a controllare, nonostante l’installazione di un sistema televisivo a circuito chiuso che invece non funziona. Naturalmente l’assenza dei controllo allontana dalla Piazza XXV Luglio tutti quei cittadini che volentieri passeggerebbero alla ricerca di un po’ di frescura e che invece sono tenuti a debita distanza dai rumori e dalla maleducazione degli idioti e di chi non fa nulla per arginarne la stupidità.

Villa imperiale: pascolo per i bufali


Tante città ne fanno il loro vanto, qui la utilizzano come terreno per il pascolo dei bufali che tranquillamente si muovono sulla villa romana di epoca imperiale delle Cocce. Collocata nei pressi  dell’ antica via Latina, la villa fu edificata tra la metà del I secolo d. C. e la fine del III o inizi del IV.

Immagine3Il complesso scavato presenta due nuclei principali, uno destinato ad abitazione, l’ altro alle terme. In quest’ ultimo, approvvigionato da un acquedotto sotterraneo in muratura, sono apparsi alcuni pavimenti in mosaico con disegni geometrici e figurati e una scena particolarmente bella con mo stri marini a forma di serpente cavalcati da amorini: ne hanno tirato via  30 mila reperti archeologici che ora languono ammucchiati nelle cantine di Palazzo Antonelli, come altri mosaici pavimentali e parietali abbandonati a sé stessi, ville romane sparse per il territorio, senza alcuna protezione, alla mercé di ogni ladro di reperti archeologici.

Immagine2A pochi chilometri di distanza invece, Pofi e Ceprano assurgono agli onori della cronaca culturale e ne ricavano uno straordinario lancio turistico. Ceccano, che pure vanta emergenze archeologiche di grandissima importanza non riesce a valorizzarle. A Castro dei Volsci c’è un museo archeologico che conta ogni anno migliaia di visitatori, il comune è riuscito ad attrezzare un percorso turistico per le scuole dedicato alla vergine Camilla celebrata da Virgilio nell’Eneide, a Pofi c’è il museo paleontologico.

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A Ceccano soltanto i contenitori: due castelli, una biblioteca, una mediateca. La cittadina fabraterna non è mai riuscita ad innescare quel circuito virtuoso tra cultura e territorio che porta alla valorizzazione di quello che c’è, alla ricerca di quello che potrebbe esserci e soprattutto alla ricaduta successiva in termini di turismo culturale, la grande risorsa dell’Italia. Ceccano è oggi agli ultimi posti nella classifica dei comuni che hanno saputo valorizzare ciò che sono e soprattutto ciò che sono stati nella loro storia. In molti chiedono un rinnovato impegno soprattutto coloro che si affannano per far sì che Ceccano recuperi la sua antica dignità e che avvertono di faticare invano di fronte ad una classe politica molto più attenta ai punti luce e all’asfalto da spalmare sulle buche delle strade di campagna che alle ville romane o ai castelli medievali.

Ospedali ed Annunziata: urgenze per Ceccano


Tre problemi da risolvere per dimostrare di esserci: l’ospedale di via Morolense, l’ospedale di via Roma, l’Annunziata. E’ passato più di un anno dall’insediamento della giunta e ancora nessun segnale. Se Ciotoli e i suoi assessori riusciranno ad affrontare concretamente questi tre problemi,  potranno dimostrare a tutti che le chiacchiere di questi giorni sull’inadeguatezza della giunta sono, appunto, soltanto farneticazioni. L’ospedale di via Morolense è lì a testimoniare come le opere pubbliche possano trasformarsi in pozzi mangia soldi: da troppo tempo nessuno vi pone mano e urgono provvedimenti immediati. L’edificio di via Roma, che ospitava il nosocomio pubblico è lì pronto ad accogliere una miriade di iniziative: perché tenere i giovani dell’università di chimica così lontani alla Badia? Non potrebbe essere quello il luogo degno per una sede universitaria? E poi c’è lo stabilimento Annunziata: uno spazio straordinario accanto alla ferrovia: proprio la sua posizione strategica ne rivela immediatamente un riuso che potrebbe portare sviluppo e ripresa alla cittadina fabraterna, a servizio del sistema dei trasporti della Regione. Ma per affrontare questi tre nodi c’è bisogno di idee, di confronto, della politica al massimo grado insomma. Bisogna mettere in moto un circolo virtuoso coinvolgendo le tante forze positive che fanno vivere la città che dal punto di vista culturale è però acefala. Anche nei confronti dell’ambiente è necessario un punto di svolta, sia a livello educativo che di interventi concreti. La raccolta differenziata è ancora in alto mare,  la rilevazione dell’inquinamento atmosferico non esiste, l’eliminazione delle fonti di inquinamento non va. E poi i servizi: trasporti che nessuno conosce, asili nido inesistenti, ospedale senza una vera e propria vocazione curativa. Insomma tutto lasciato alla giornata senza alcun piano progettuale che distingua finalmente questa città

Il coro Josquin Des Pres ad Amburgo per lo Stabat Mater


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Il Concentus Musicus Josquin Des Pres in concerto ad Amburgo. Inizierà martedì 25 agosto la tournée che porta quest’anno la formazione musicale diretta da Mauro Gizzi in Germania, con due concerti, precisamente il 28 e il 29 agosto, nell’ambito del prestigioso Festival Europa Cantat. Il Concentus presenterà un capolavoro rossiniano: lo Stabat Mater che mette insieme il dramma e la poesia, la religiosità e la forza teatrale. Si direbbe che dei sette dolori di Maria, che derivano tutti dalla sua  condizione di ‘Madre dell’uomo dei dolori’, l’arte e la devozione abbiano soprattutto posto in risalto la icona della Pietà: la Madre dolorosa che accoglie tra le braccia e stringe al cuore il Figlio suo morto sulla  Croce. Ed è qui – sul volto di una Madre come impietrita dal dolore – che  si coglie la dimensione più profonda della compassione: dolore e pace, sofferenza e speranza, strazio infinito e amore ineffabile. Ma, la  Vergine Addolorata non si piega: rimane ritta e forte ai piedi della Croce  (è il plastico senso latino dello “stabat Mater”), sorretta dalla pienezza della grazia proprio nei momenti in cui più forte è la sua partecipazione alla Passione del Figlio suo Gesù. E’ un’immagine che è talmente cara alla coscienza di ciascuno perché Maria è la Madre della com-passione perché si immedesima talmente nelle sofferenze del Figlio da  sentirle nella sua anima e nella sua carne. E proprio perché Maria è la Madre della compassione può essere la Consolatrice degli afflitti; perché solo chi è davvero com-passionevole può comprendere il dolore degli altri, il dolore del mondo. Grande tema, questo del dolore del mondo; discorso che si comprende soltanto quando ci si immedesima nel dolore altrui. La forte devozione alla Vergine Addolorata, nella sua essenza, non è altro che un modo di partecipare, attraverso la contemplazione del dolore della Madre, alla passione di  Cristo, che si prolunga nel dolore dell’uomo e induce a comprendere e a  sollevare le umane sofferenze. Gioacchino Rossini compone lo Stabat Mater quasi come compimento della sua opera musicale. Nel brano, bello e suggestivo, si trovano tanti motivi fortemente operistici che però attribuiscono ancora più forza al testo di Jacopone e alla rappresentazione drammatica di quanto avviene sul Golgota. I due concerti si terranno in altrettante chiese di Amburgo dedicate solitamente alla stagione dei concerti della città anseatica, le chiese di St Dyonisius e di St. Johannis. L’esecuzione dello Stabat è affidata alle voci di Vittoria D’Annibale, soprano, Fabiola Mastrogiacomo, mezzosoprano, Giuseppe Ruggiero, tenore, Adriano Scaccia, basso, all’orchestra formata da Melissa Del Brocco, fagotto, Maria Carmen Di Mario, oboe, Selene Malizia e Daniela Silvaggi, clarinetti, Aurelio Scudetti, timpani, Silvia Palombo, pianoforte e  Alessandra Maura, organo. La direzione è affidata a Mauro Gizzi.

www.concentus-musicus.com

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Crolla il cornicione del cimitero: salva per miracolo


Si è salvata per miracolo: Lucia, 26 anni, aveva appena oltrepassato l’ingresso del cimitero monumentale di Ceccano quando un pesante lastrone si è staccato dal parte superiore della struttura. E’ stata una questione di secondi. Lucia deve davvero ringraziare il cielo. E’ accaduto sabato pomeriggio un po’ prima delle 17

Il monumentale portale in travertino, ora quasi completamente transennato, non aveva mai mostrato cenni di cedimento.

San Pietro: sacrario nell’immondizia

14 agosto 2009 1 commento

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CECCANO _ Dovrebbe essere un sacrario, è un immondezzaio. Le colonne che ricordano il sacrificio di centinaia di Ceccanesi uccisi dalle bombe alleate il 3 ottobre del 1943 sono imbrattate da scritte  con il pennarello; il perimetro di quella che era l’antica chiesa di San Pietro è un raccoglitore di immondizia, senza che nessuno se ne curi, tranne magari poi lamentarsi degli atti vandalici compiuti da ragazzi che naturalmente non  posso considerare sacro un qualcosa che la comunità tiene come una discarica pubblica.

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E’ una sorta di cane che si morde la coda: il comune non tiene puliti i monumenti e l’immondizia genera altra immondizia. Se uno trova una cosa pulita ha qualche esitazione a sporcarla. E comunque suscita indignazione quello spazio sacro ridotto a discarica. Sarebbe necessaria una maggiore attenzione al decoro della città che pare invece del tutto trascurato, particolarmente nei quartieri storici di Ceccano.

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E’ dell’altro giorno la notizia di una serpente entrato in una casa di via Bella Torre proprio sotto il castello dei Conti. Come l’invasione di ratti che spesso sono denunciate dai residenti in diversi quartieri del centro storico. Sono proprio queste cose che sembrano piccole invece a segnare fortemente la qualità della vita dei quartieri residenziali.

Airone della speranza

14 agosto 2009 1 commento

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CECCANO _ Bianco, bellissimo, grande apertura alare, leggero nell’aria: si posa su un copertone di camion, simbolo efficacissimo della situazione dell’ambiente nella cittadina fabraterna.

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Era lì, l’airone, proprio sotto il Ponte Berardi saltellava fino alla chiusa, infilava il collo lungo in acqua a pesca e poi di nuovo allargava le ali e via: spettacolo, ci dicono, non tanto insolito lungo il fiume Sacco, a testimonianza della incredibile capacità di rigenerazione della natura. L’airone bianco dice quanta bellezza potrebbe ancora esserci in un fiume che invece per primi i ceccanesi considerano come una fogna e vogliono assolutamente allontanarlo dalla loro vita.

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Certo c’è l’inquinamento delle falde, dei terreni, la chimica ha devastato, ma il fiume può essere rivissuto intensamente. A monte di Ponte Berardi gli argini permetterebbero l’immediata realizzazione di uan pista ciclabile che unita al fiume cosa potrebbe raggiungere Frosinone, creando un percorso protetto per ciclisti e pedoni e creando così un primo sistema di allarme anti inquinamento. Se ne parla da decenni, chissà perché non si è fatto finora. I maligni sostengono che si sta aspettando il momento opportuno per affidare nuovi incarichi di progettazione. Noi confidiamo che non sia così ma chiediamo al Sindaco di riprendere l’antica idea del parco fluviale come ha stupendamente realizzato Isola del Liri.

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