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Archive for aprile 2009

Lettera a Federico


Caro Federico,
sono passati pochi giorni ma forse ti sarai già ambientato in quel nuovo campetto di calcio, dove i giocatori portano tutti un bel paio di ali: occhio in porta, facci fare bella figura!
Noi quaggiù facciamo ancora un po’ fatica.
In questi giorni ci hai fatto tanto pensare, ragionare, parlare e perfino discutere animatamente. Ci siamo abbracciati e consolati, confrontati e reciprocamente edificati. Insomma, hai alzato un maremoto…ma forse tu volevi proprio questo!
Bhè, ti abbiamo detto tante cose: ci siamo scusati per le nostre mancanze, ti abbiamo ringraziato per gli spunti di riflessione e condivisione che ci hai offerto; forse ci siamo anche un po’ arrabbiati con te, perché ci hai lasciati senza dire una parola e senza darci la possibilità di replicare.
Prima di tornare ai tuoi impegni – ne avrai tanti adesso, devi pensare e occuparti di tutti noi! – avremmo un piccolo favore da chiederti.
Appena hai cinque minuti di tempo, fai un salto quaggiù, a sussurrare in un orecchio a mamma, papà e Jacopo che non è colpa loro quello che è successo, che sono stati dei mega-genitori e un super fratello; vieni a dire ai tuoi compagni di classe, ai tuoi amici e a tutti i ragazzi che, arrivato lassù, ti sei accorto di aver fatto una grande stupidaggine, che tornando indietro non lo rifaresti mai e poi mai e che nessuno dovrà mai ripetere il tuo gesto, perché quello che si lascia è tanto, il dolore che si provoca è troppo…e non si può tornare indietro. Vieni a dire anche ai tuoi professori che non è stato un votaccio a farti fare quel salto ma altro e che dai tuoi bellissimi occhi di ghiaccio loro non avrebbero potuto capirlo.
Certo, appena hai un attimo, magari tra il primo e il secondo tempo della partita tra angeli bianchi e angeli azzurri…
Ti vogliamo dedicare ancora qualche giorno: poesie, lettere, canzoni…
Non ti dimenticheremo mai ma lunedì, sebbene con fatica, proveremo a tornare alle nostre vite, certo, cambiati fino al midollo…e questo grazie a te. E quando torneremo in classe a fare l’appello, alla chiamata di “Maglio Federico”, con un sorriso – che ti dedicheremo – e a gran voce, potremo rispondere in coro: “presente”!!!!
Ciao Fede!

Angela

Federico vuole che voi amiate la vita


Gentile Preside,Carissimi colleghi, carissimi alunni ed alunne del Liceo “Martino Filetico” di Ferentino,
Mi chiamo Mauro Vallone sono un docente di Storia e Filosofia del Liceo “MICHELANGELO” di Pontecorvo.
Quando ho appreso tornando da scuola quanto accaduto presso il vostro Istituto, ho provato un brivido di emozione e tristezza che mi ha portato a pormi alcuni pensieri che volevo condividere con voi.
Quando 8 anni fa decisi di dedicare la mia vita ai giovani, iniziando un cammino spirituale che mi ha condotto a vivere dentro e fuori la scuola a contatto con la realtà del mondo giovanile, in tutti i suoi aspetti e nelle sue incessanti trasformazioni, andando a condividere in mezzo la strada le loro ansie, le loro paure, i loro dubbi, la loro gioia e la loro tristezza, mi sono accorto che era ed è necessaria tanta umiltà e spirito di servizio.
Viviamo in un mondo che ha sostituito il rapporto umano, fatto di ascolto e cordialità, con la freddezza di ritmi e tempi che ci travolgono e ci superano.
Non sono ne un santo ne un maestro, tanto che dico spesso ai miei alunni che sono più loro a dare a me che non io a loro.
La classe è il luogo in cui l’amore avvolto nel suo mistero si fa testimonianza, si fa parola che incoraggia, che ascolta, che stimola, che lascia volare i sogni nel cuore della Vita.
Gli adolescenti sono persone come noi adulti, e come noi e più di noi hanno bisogno di calore umano, di amore, di gesti concreti di bontà.
Fermarsi e parlare con loro non è sinonimo di confidenza, ne pericolo di perdere la sedia della cattedra, ma momento di crescita e scambio di informazioni, fondamentale per la serenità e la pace dell’anima.
La morte di Federico ci interpella come uomini, come educatori, come alunni, alunne, ponendo tante domande al nostro cuore, che attendono risposte.
Molto spesso si dimentica con facilità, e ancora più spesso ci si chiude in un dolore senza sbocco ne vie d’uscita.
Ho conosciuto la sofferenza ancor prima di nascere. L’emiparesi spastica da cui sono affetto mi ha impedito di correre, di compiere gli atti semplici della vita quotidiana, se non a prezzo di grandi sacrifici, ma ha allargato in me il senso dell’appartenenza ad una comune umanità, non mi ha impedito di stringermi al cuore le tante giovani vite che chiedevano aiuto e conforto. E quindi adesso più che mai vi sento qui accanto a me, custoditi nell’anima piccola di un misero peccatore.
Carissimi,
è dall’amore che si deve partire e all’Amore si deve ritornare.
Il dolore straziante di Federico è finito. Il suo grido non c’è più. Ma non la sua vita. Federico è vivo, più di me e di chiunque altro, perchè per chi crede, la morte è solo l’apertura della porta che da sull’eternità.
A voi genitori,
che siete la fonte dell’amore, non posso dire nulla perchè ogni parola sarebbe inadeguata.
Dinanzi alla morte di un figlio si fa solo silenzio.
A voi carissimi alunni ed alunne del Liceo di Ferentino,
posso umilmente dire:
Federico vi sente e vi ascolta, vuole, dopo aver visto Dio FACCIA A FACCIA, nella pienezza della sua beatitudine, che voi amate la vita, ne custodite il valore, ne apprezzate le proprietà, allora nelle vostre anime spunterà il sole del sorriso e l’alba della speranza.

Come tutti i giorni vado ad ascoltare la Santa Messa ricordando a quel Dio che si chiama Amore tutti i giovani della terra, offrendo la comunione per ciascuno e ciascuna di voi.
Mi fermo qui non voglio annoiarvi.
Un caro saluto
Prof. Mauro Vallone
Docente di Storia e Filosofia
Liceo Scientifico “Michelangelo” di Pontecorvo (FR)

Anch’io ci ho pensato…


Anch’io ho pensato al suicidio in più di un momento della mia vita, ma mi mancherebbe il coraggio per fare un gesto simile.. Non che non sia capace di farmi del male, ma credo che suicidandosi si fa solo del male a chi ci sta intorno. Questo ragazzo ormai non c’è più, oggettivamente parlando si è liberato dei suoi problemi. Se lui ha pensato che questa fosse la via giusta è andata così, io credo che ognuno sia libero di scegliere, ma questa è sicuramente una scelta estrema, forse non è vero che nessuno aveva notato nulla. Com’è possibile? Però posso dire anche che pur notando che una persona è in difficoltà, spesso non si ricevono richieste d’aiuto, non si sa come agire e soprattutto non si immagina che un conoscente, compagno, amico, fratello, figlio, possa fare un gesto del genere.
Se capitasse a un mio amico credo che sarei divorata dai sensi di colpa.
Impariamo dal gesto di Federico a stare più attenti e ad aprire gli occhi sul mondo che ci circonda.
Siamo troppo circondati dacose futili, senza senso.
Non voglio colpevolizzare chi ha cercato in questo tempo di stargli vicino.
Credo che tutti potremmo trovarci in una situazione simile, ora il problema non è più Federico, ma il mondo di questo ragazzo: sono i suoi genitori che non si daranno pace, gli amici che staranno male e tutti quelli che sentivano di poter fare qualcosa per lui.
Non siamo supereroi, putroppo dobbiamo accettare i nostri limiti, dobbiamo accettare scelte così estreme, perché non si può fare altro.
Il mio messaggio è questo: cerchiamo di essere attenti e capire nel profondo le persone. Avviciniamoci e parliamo con gli altri, senza sentirci superiori agli altri, senza superbia, senza avere il fare di quelli già che sanno tutto, o almeno credono.
Spero che prima o poi i suoi cari si riprendano e riescano a superare questo brutto momento…
Paola

Tu, Signore, dov’eri?


Il Signore dà, il Signore toglie. Ieri ci ha privato di un amico, un fratello, un figlio. Viene allora da chiedersi? Ma tu Signore dov’eri quando Giuseppe ieri ti invocava, quando tutti si affaticavano per ridare la vita ad un giovane ragazzo. Dove il tuo sguardo benigno era rivolto? Ho cercato una risposta e credo di averla trovata. Novello Golgota, ieri eri lì tra le urla di un padre che invocava la salvezza e la vita, e di una madre che piangeva. Eri lì, così come lo eri Duemila anni fa e più, quando Tuo Figlio moriva su quella croce per espiare le nostre colpe. Anche in quel momento c’era la stessa scena: una Madre che soffriva, un Figlio che moriva, un Padre, in cielo, che attraverso il sacrificio del proprio Figlio, ci salvava. Ne siamo certi, di fronte a questi momenti, queste sono solo parole, ma parole di verità. Giuseppe carissimo, ora Federico, novello Icaro, varca la soglia del Paradiso, spinto non da ali di cera ma dal soffio vitale di Cristo che lo aspetta a braccia aperte, come un padre il proprio Figlio. Nel pensiero e nel ricordo di ciò, asciughiamo le nostre lacrime, rinfranchiamo i nostri cuori, perché “Solo Dio sa cos’è nell’uomo, solo Lui lo sa”. Ciao Federico mio, ciao Federico Nostro.

Un Amico

Mario Antonio Tucci

35 mm di storia: L’ora delle decisioni irrevocabili


manifesto-35-mm-di-storia-fascismo

Al Liceo “Martino Filetico” di Ceccano quinto incontro del seminario “35 mm di Storia – Il cinema come fonte per una didattica alternativa del ‘900” condotto dal Prof. Massimo Cardillo, storico e critico cinematografico. Martedì 28 aprile, alle ore 15, presso l’Aula Magna dell’istituto, l’attenzione si focalizzerà su alcuni momenti particolari – “L’ora delle decisioni irrevocabili” – della storia dell’Italia e degli Italiani dal giugno del ’40 alla fine del conflitto e oltre. Come di consueto, Massimo Cardillo, autore di numerose pubblicazioni dedicate alla Storia del cinema e ai rapporti tra il cinema e la Storia, presenterà anche alcune citazioni e frammenti di grande rilievo cinematografico che, a distanza di tanti anni, sono diventati storia essi medesimi. Tra le altre cose spicca un intervento di Joseph La Palombara, docente di Scienze Politiche alla Yale University sul concetto di “democrazia all’italiana”, e una rara intervista rilasciata da John Huston sul suo “La battaglia di San Pietro”, che verrà mostrato integralmente unitamente ad un’altra presentazione sullo stesso film ad opera di Arrigo Petacco. Cardillo parlerà anche degli altri film dedicati alla distruzione dell’abbazia e all’epica che è nata intorno all’evento, citando anche altre pellicole probabilmente mai viste o proposte al riguardo. Altro documento assolutamente epocale sarà costituito da rari documentari di repertorio (primi anni ’60) commentati da Enbzo Biagi e Sergio Zavoli.

Dov’è finita la sensibilità?


Proprio oggi discutevo del gesto estremo di federico con delle mie amiche e improvvisamente ho capito che abbiamo vedute troppo lontane, troppo diverse, vissuti completamente differenti! Ebbene sì, sono soddisfatta delle mie esperienze, perchè queste mi hanno portato a maturare ed ora posso + o – comprendere la sofferenza di un adolescente che non ha tanti grilli (intendo immaturità) per la testa, bensì si sente cosi fragile, cosi in bilico tra razionalità e impulsività! Cavolo, ma la sensibilità dove è finita? soltanto a poche persone viene cosi spontaneo immedesimarsi in persone che hanno avuto tante difficoltà?! La vita non è fatta soltanto di soldi, divertimenti e giochi. Bisogna cominciare a crescere: io ho 17 anni e non penso di essere cosi speciale. Sono soltanto una ragazzina che non si è mai permessa di giudicare queste cose, perchè molte volte, ahimè, siamo impotenti al nostro istinto. Ma come fate a dire che questo gesto … Visualizza altroè da immaturi,è stupido e infantile? ma come? chi siete per poter giudicare? avete trascorso un momento difficile? come fate a parlare di un suicidio con quel sorriso stampato sul viso come se steste parlando di una festicciola? ma vi rendete conto? io non voglio fare la cosiddetta paternale, so che passerei come quella bigotta, ma beh preferisco essere cosi e non giudicare MALE il gesto di Fede, piuttosto che avere una faccia da ebete e credersi cosi MATURI! Sicuramente in questo momento i nostri bei commentini non saranno letti dai genitori di Fede, ma noi cerchiamo di essere uniti e di stare vicini alla famiglia. In questo momento (e forse proprio questa cosa, mi ha portato a pensarlo) credo che da lassù ci starà guardando! Elena

Per farvi riflettere


Il gesto che Federico ha computo merita un’attenta riflessione da parte nostra. Anche io,nella mia età, sento che sorella morte è vicina:io,forse, posso capire il perchè ma dato che non sono uno psicologo,le mie sono solo supposizioni. Nell’età adolescenziale si assite a un cambio rempentino dell’animo,alle volte è talmente veloce che non si capisce nulla. Ecco anche io, humilis servus servorum Dei, incontro il male di vivere che vive in me. Alle volte si sta bene ma spesso arriva il male, arriva la depressione che spesso abbiamo nei nostri volti ma sopratutto nel nostro animo. Tante votle anche chi vi parla, ha pensato e lo pensa anche adesso di farla finita con questa vita che tanto prende e che poco dà. Sappiate che l’animo, e questo lo dico per i prof, di un adolescente è ben diverso dal vostro, sappiate quindi che i nostri problemi non sono un fuoco di paglia ma sono reali e vivi. Vi dico questo non per mettervi paura bensì per farvi comprendere che anche noi esitiamo come persone, come essere viventi che hanno i loro problemi e le loro croci da portare. Oh il mio non sia un atto di accusa,ve lo ridico, sia solo un qualcosa per farvi riflettere. Siate un po’ più comprensibili,siate un po’ meno sommi, non credetevi, solo perchè state dall’altro lato della cattedra, re e regine. Di Re,per fortuna, c’è ne è uno solo. Aiutate coloro che si trovano in difficoltà, magari è il vostro atteggiamento che si ripercuote sul profitto. Siate più attenti a cogliere le necessità che anche noi, studenti del I,II,III così via,abbiamo. Tutti verremo giudicati ma chi si sarà comportato da sommo in questo mondo, nell’altro perirà….
Giancarlo

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