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Archive for febbraio 2009

Perché una persona speciale?

27 febbraio 2009 Lascia un commento

Mons.  Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone – Veroli – Ferentino, ci ha dato il testo della sua omelia

Isaia 40, 6 – 11; Mt 25, 14 – 30

Care sorelle e cari fratelli, cari Vittoria e Pietro, ci siamo stretti insieme nella casa di Dio per accompagnare il nostro caro Francesco nel suo ultimo tratto di strada da questo mondo al Padre, anche se lui già lo ha percorso ed è giunto là dove il Signore lo ha atteso e accolto.

Aveva appena compiuto ventidue anni. È difficile accettare la morte, la grande nemica dell’uomo, entrata nel mondo per invida del diavolo, molto più quando essa colpisce la vita di un giovane. Di fronte ad essa davvero tutti scopriamo, come dice il profeta, che «ogni uomo è come l’erba e tutta la sua gloria è come il fiore del campo» e restiamo muti, senza parole e senza risposte. Siamo donne e uomini deboli, al di là dei protagonismi facili e del senso di sé che talvolta caratterizza la vita di ogni giorno, al di là della gloria e del consenso su cui si gioca tanta parte della vita. Francesco non ha mai cercato la gloria né l’approvazione degli altri, anche se ne avrebbe avute le ragioni. Suonava bene, era già affermato e conosciuto. E’ rimasto un giovane normale, con una fede se vogliamo semplice, nutrita dalla partecipazione alla Messa della domenica, che ha fatto maturare in lui un senso degli altri, del vivere con gli altri e per gli altri. Da quando era stato giovanissimo nell’Azione Cattolica ragazzi e poi giovane educatore nell’Azione Cattolica. Sapeva voler bene e farsi voler bene. Per questo aveva molti amici. Lo mostrate tutti voi che siete qui, soprattutto voi più giovani che lo avete conosciuto e lo avete accompagnato nella sua breve malattia con amicizia e affetto.

Ho letto le vostre parole su Facebook, dove già lunedì pomeriggio era nato il gruppo “Per ricordare una persona speciale”. Vi chiedo: perché speciale? Voi mi dareste tante risposte: suonava meravigliosamente, era coinvolgente (tutti lo ricordano alla Gmg di Colonia), simpatico, e quanto altro di potrebbe dire. Ma perché speciale? Francesco era speciale perché ha voluto vivere con gli altri e per gli altri; non si è lasciato trascinare dal vangelo di questo mondo che ti ripete «pensa a te stesso», «vivi per te stesso», «fai il tuo interesse», ma ha fatto una scelta, quella di un credente, uno che ha creduto che il Vangelo di Gesù, che ci chiama all’amore per gli altri, rende felici e fa vivere. Per questo Francesco voleva vivere e nell’aggravarsi della malattia non ha mai smesso di lottare. Non ha sotterrato i talenti che il Signore gli aveva dato, non si è fatto dominare dalle facili illusioni della vita di un giovane, ma ha scelto di vivere. E per lui, vivere era amare. Per questo era simpatico, mai litigioso in una società dove tutti litigano con tutti. Sapeva che il Signore non lo aveva lasciato da solo. Alla mamma, pochi giorni prima di morire, aveva detto: «certo che il Signore ne dà di mazzate, ma anche tante consolazioni». E si riferiva all’amore della sua famiglia e dei tanti amici che lo circondavano. Anche nei momenti di maggiore dolore, mai perdeva la serenità. Uno dei medici aveva detto al padre «il vero miracolo è il modo in cui Francesco affronta la malattia».

Cari amici, oggi Francesco, anche se ci lascia sgomenti, quasi senza parole, non è scomparso da noi. Lui ci lascia una grande eredità di simpatia e di amore, fondata su una fede semplice ma viva. La fede non è qualcosa di astratto o di inutile e arcaico, come talvolta capita di pensare. La fede è consapevolezza della presenza di Dio, è amicizia con Gesù, ascolto della sua Parola , è amore. Il vero miracolo di Francesco è la simpatia travolgente di un credente, che ha scelto di non vivere per sé, di non inseguire vane illusioni. Ha scelto di spendere i talenti di amore che il Signore gli aveva dato. A ognuno di noi sono stati affidati dei talenti, fosse uno solo, ma nessuno ne è senza. Francesco ci ammonisce: non sotterrare per paura il talento che ti è dato, non spenderlo per te, perché rischi di rimanere triste e senza nulla fra le mani. Non farti trascinare dall’abitudine e dall’egoismo. «Bene, servo buono e fedele. Sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone». Noi siamo certi che il Signore ha accolto Francesco con queste parole e lo ha fatto partecipe già fin da ora della vita eterna, nell’attesa che risorga con il suo corpo trasfigurato nell’ultimo giorno. Sì, come ha scritto qualcuno di voi su Facebook, oggi che Francesco è diventato come un angelo, ci protegge, protegge la sua famiglia, i suoi amici, tutti noi, questa nostra diocesi e questa nostra terra.

Cari amici, la Bibbia dice che solo l’amore è forte come la morte. Noi cristiani ci crediamo. L’amore del Padre ha vinto la morte e ha risuscitato il figlio Gesù. Ma la vittoria sulla morte può cominciare fin da oggi, nella vita di ogni giorno, ogni volta che noi scegliamo di ascoltare il Signore e di amare. Il mondo ha bisogno di gente come Francesco, simpatica, buona, capace di voler bene. E l’amore può aiutarci a vivere insieme come amici. Nel dolore di un amico abbiamo scoperto che è bello essere insieme e non divisi, non l’uno contro l’altro né l’uno senza l’altro. Quanto ha fatto la sofferenza di un giovane non lo distrugga l’egoismo della vita! Uno degli ultimi giorni, a don Franco, che lo ha accompagnato nella malattia, Francesco ha detto che offriva la sua sofferenza e la sua vita per i giovani di Ceccano, perché anche loro potessero scoprire il segreto di vita che lui aveva scoperto seguendo Gesù. Lo lascia a voi, cari giovani. Ricordatelo!

Cari amici, mentre affidiamo alla misericordia di Dio questo nostro fratello, preghiamo per la sua famiglia perché sia consolata nel dolore e per noi tutti, perché custodiamo nel cuore le parole del Vangelo che abbiamo ascoltato e che Francesco ci lascia in eredità proprio oggi che iniziamo il tempo di Quaresima. Chiediamo al Signore la grazia del cambiamento del cuore e della vita, per imparare a vivere non per noi stessi, ma per Lui che è morto e risorto per noi.

Carissimi Vittoria e Pietro

27 febbraio 2009 Lascia un commento

Carissimi Vittoria e Pietro,

con le lacrime agli occhi, totalmente ignaro del lungo calvario vissuto da Francesco e da voi, fino all’epilogo finale, dalla vostra mail so della prematura scomparsa del vostro adorato figlio. Le distanze e i misteriosi percorsi della vita hanno interrotto la consuetudine dei nostri rapporti di un tempo. Ma nellla memoria e nel cuore site stati sempre presenti, così come ho ben presente quel frugoletto che portavate sempre con voi e che anch’io ho visto crescere nei suoi primi anni. Pensare come il mistero del dolore e, ora , della morte hanno attraversato la sua giovane vita e la vostra, ci fanno immediatamente tornare all’insondabile profezia della CROCE di N.S. Solo lì è possibile non solo non annegare nel buio del non senso, ma immergersi nella serena contemplazione dell’amore infinito di Dio, che proprio nella prova ci mostra l’orizzonte sconfinato della sua luce e della sua promessa di vita. Il vostro “GRAZIE”, che ho letto con commozione e grande personale edificazione, dice più di tutto e di tutti, come la luce del Signore abbia pervaso la vostra vita e la vostra esperienza. Grazie infinite a voi, Pietro e Vittoria, per questa splendida testimonianza. Da parte mia posso solo dirvi che vi sono vicino con l’affetto di sempre, e ora più che mai, vi ricordo nella mia umile preghiera insieme al vostro caro Francesco. Sono certo che sperimenterete la modalità nuova, non effimera, della sua presenza nella vostra vita. Più che mai vi sarà sempre accanto e continuerà a sostenervi, perché ancora di più, Lui che che gode dell’eterna gloria di Dio, vi farà sentire forte la luce della speranza e della vita.
Un caro abbraccio.

+ don Sebastiano Sanguinetti
vescovo di Tempio Ampurias

Per Francesco… di Liberale Buracchini

26 febbraio 2009 Lascia un commento

Ieri, a Ceccano, è stato il tuo giorno.
Tutto parlava di te:
i muri de le case, le vie, gli angoli,
gli squarci impensati li avevi invasi
teneramente e dolorosamente
e vivevano di te.
Tanti visi, tanti sorrisi inumiditi
del tuo addio, si erano incontrati:
improvvisi, si erano ‘incanutiti’ anche di te.
Squarci di sole di una giornata tersa
anche se d’incipiente quaresima,
invadevano la stupenda Piazza
del tuo bel San Giovanni, adusa
a farci sentire impegnate armonie,
melodie di repertorio fulgide di gioia.
Ieri, invece…
Nell’attesa, dentro, sbirciavo a ritroso qualcosa di te, dalla tua vivace adolescenza:
quelle ‘nuge’ graziose che una sera
a Ceccano ci offristi a primizia
al ristorante cinese… ricordi, Francesco?

In Chiesa, sotto la pala centrale
della truce e grandiosa ‘decapitazione’, la voce pacata del Vescovo Ambrogio ha schiuso lo scrigno della tua sofferenza, del tuo abbandono alla vita e qualche perla preziosa n’è uscita, sprizzante, generosa verso i tuoi compagni di vita:
ci hai edificato in quell’ultimo istante!
Fuori, un percussionista, al tuo posto,
ha ritmato a lungo, lacerante e dolente, il tuo addio.
Ciao, Francesco!
Ma ti vedo nel sorriso di Dio.

Liberale Buracchini

26.2.2009

Grazie

26 febbraio 2009 2 commenti

Il primo grazie a Te, Signore, perché ci hai dato Francesco, il nostro unico figlio che noi abbiamo amato e continueremo sempre ad amare.

Ti diciamo ancora grazie, per il coraggio e la forza che gli hai dato nell’affrontare la sua malattia e di conseguenza per il coraggio e la forza che hai donato a noi.Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie alla nostra famiglia, a nonna Michelina,a Fausta, a Carlo e Colomba, con Marta e Giulio, a Peppino e Marisa con Enrico e la sua Daniela,a Giovanni e Loreta, ad Antonio e Loredana con Francesco e Chiara: ora, dopo questi dieci mesi, è una famiglia più salda e solidale. Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie ai medici che hanno curato Francesco: a Massimo Rinaldi, a Silvia Carpano, a tutti gli altri di Oncologia Medica B del Regina Elena di Roma. Grazie agli infermieri… Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie ai compagni di stanza di Francesco: sono stati sempre per lui sprone a non mollare… s1enza di loro, come avremmo fatto?

Grazie al reparto di rianimazione dell’ospedale di Frosinone, a Sandra Spaziani, a Consuelo Orgheddu, che hanno accompagnato Francesco nelle sue ultime ore, consentendogli di morire con dignità. Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie ai volontari dell’assistenza oncologica, alla Wellness a Ceccano, e a quelli del Regina Elena di Roma… Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie agli amici: quelli di Francesco innanzitutto,la sua classe del liceo, gli amici del Conservatorio, quelli dell’Accademia, quelli delle bande e delle orchestre. Gli hanno dimostrato vicinanza continua anche nei lunghi mesi del ricovero romano; che grande sorpresa, piacevole, vedere quanti amici aveva. Grazie ai nostri amici, ai colleghi, a quelli del coro, quelli dell’Azione Cattolica… Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie a don Franco e agli altri sacerdoti di Ceccano. Grazie a don Savatore Boccaccio che, pur dal suo letto, si interessava e pregava per Francesco e per la sua famiglia. Grazie a mons. Spreafico, vescovo di Frosinone, che pur non conoscendo nostro figlio, ha voluto celebrare lui le esequie. Senza di loro, come avremmo fatto?

Grazie ai nostri alunni: da oggi sono ancora di più nostri splendidi figli! Senza di loro, come avremmo fatto e come affronteremmo il futuro?

Grazie alle Istituzioni: al sig. Sindaco e al Comune, alla Asl,ai servizi per le protesi e a quello dell’assistenza domiciliare; grazie al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone, al suo direttore e ai suoi professori, grazie al maestro Caggiano e ai compagni della classe di percussioni; grazie all’Accademia di Belle Arti di Frosinone.

Grazie al sig. Prefetto che oggi è voluto essere con noi, in chiesa, accanto a Francesco. Senza di loro, come avremmo fatto? Grazie alla musica: è stata la compagna della vita di Francesco fino all’ultimo, espressione alta della sua anima bella e semplice. Grazie a quanti hanno suonato con lui, a quanti l’hanno ascoltato, a quanti l’hanno applaudito. Grazie all’Orchestra di fiati di Ferentino, alla Marchin’ Band di Amaseno, alla Banda Comunale di Ceccano. Grazie.

Grazie a te, Francesco: sei stato con noi 22 splendidi anni, i più belli della nostra vita. Abbiamo fatto tante cose assieme, ci rincontreremo un giorno, lo sappiamo per certo e le ricorderemo tutte, insieme. Grazie… senza di te, come avremmo fatto?

Infine, grazie, Signore,di averci fatto vivere con Francesco. Ora lo affidiamo nelle tue mani e sappiamo che è al sicuro. Grazie… Come avremmo fatto, senza di te?

Vittoria e Pietro Alviti

25 febbraio 2009 Lascia un commento

rosa

Tuis enim fidelibus, Domine, vita mutatur, non tollitur,
et, dissoluta terrestris huius incolatus domo,
aeterna in caelis habitatio comparatur

Ai tuoi fedeli, Signore,
la vita non è tolta, ma trasformata;
e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno,
viene preparata una abitazione eterna nel cielo

24 febbraio 2009 1 commento

Sui passi di Annibaldo, si parte

22 febbraio 2009 Lascia un commento

100 allievi del Filetico sulle tracce di Annibaldo IV de Ceccano. Sono gli allievi delle classi terze dell’istituto fabraterno che anche per quest’anno ha riproposto il lavori di ricerca sul grande cardinale, segretario di stato di Clemente VI ad Avignone. E proprio la città provenzale sarà il centro del viaggio, che prenderà le mosse il 23 febbraio e porterà i liceali a visitare il palazzo di Annibaldo, la Livrée Ceccano, che oggi ospita una delle più importanti biblioteche di Francia.

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