Communicatio facit domum ac civitatem

Ceccano, 4 anni e mezzo per cominciare a rimuovere le macerie del palasport


palazzetto interno

L’interno del palazzetto crollato: questo ha perso Ceccano

Ci sono voluti 4 anni e mezzo per cominciare a rimuovere le macerie del palasport di Ceccano,  miseramente accartocciatosi su se stesso il 2 febbraio del 2012, all’inizio della grande nevicata di quei giorni. Costerà alle tasche dei ceccanesi 30 mila euro, con un ricavo di neppure 2000 euro dalla rivendita di quanto possibile. Lo si legge oggi sui giornali, in una puntuale cronaca di Marco Barzelli . Nulla si sa per il recupero invece della struttura sportiva, una volta il gioiello della città, ed oggi dimenticata da tutti: si avanzano proposte le più varie ma non c’è niente di concreto. Rimangono le domande che questa vicenda continua a porre: come è stato possibile che una simile struttura sia venuta giù all’inizio della nevicata, perché il comune non si è costituito parte civile nel processo che è in corso al tribunale di Frosinone; perché gli uffici comunali tentarono di spostare la data del crollo al 5 febbraio; perché non sono state accettate proposte più vantaggiose per lo sgombero dei materiali…

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Iraq, l’antropologa: “Dietro l’arruolamento dei giovani c’è la disperazione”

Ceccano, strade senza pulizia da mesi

22 agosto 2016 1 commento

ceccanoProtestano i residenti: ci sono strade del centro storico di Ceccano che devono essere pulite da mesi. La centralissima via San Giovanni ad esempio e tutte quelle della parte antica della città che volge verso il mezzodì, come anche nel quartiere Rifugio, dove una residente scrive: abito in via Mola Vecchia e non ho mai visto nessuno che sia venuto a pulirla…eppure ci passano a piedi…con le macchine..con i cani…
Sinceramente mi sono quasi stufata di chiamare sempre qualcuno a mie spese per ripulire…anche perché le tasse le pago regolarmente…

 

Ad Anagni il Festival del teatro medievale


dal 25 agosto al 4 settembre

festival anagni

Il velo coperto


donna gnamdi Chiara Vecchio Nepita

In questa estate terribile per gli atti terroristici che hanno portato la paura dentro ai centri commerciali, alle chiese, alle strade della festa e dello shopping, il dibattito pubblico si è concentrato su un argomento leggero quanto un velo: il burkini. Il burkini – oramai lo sanno tutti – è un costume che copre il capo e il corpo, usato dalle donne di fede musulmana. Il caso è scoppiato quando, lo scorso 28 luglio, il comune di Cannes ha emanato un’ordinanza per la sicurezza dell’ordine pubblico che vieta di usare “un abbigliamento da spiaggia che ostenta manifestamente un’appartenenza religiosa, in un momento in cui la Francia e i luoghi di culto sono bersaglio di attacchi terroristici”. Mentre diverse altre municipalità francesi hanno adottato le stesse misure di sicurezza (ultima la città di Nizza, il 20 agosto), in Italia esponenti politici e religiosi tengono la linea del “buon senso”. È noto che il principio di laicità sia diversamente interpretato nel nostro Paese rispetto alla Francia. Nelle scuole francesi è vietato l’hijab quanto il crocefisso, per intenderci. Divieti di questo tipo avrebbero chiare conseguenze anche sui nostri riferimenti simbolici.

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Musica, amiamo quella che capiamo


musnudadi Barbara Zampelli

La bellezza di una melodia non sarebbe una proprietà intrinseca dell’armonia, ma dipenderebbe dalla nostra educazione musicale. È questa è la conclusione di uno studio del Massachusetts Institute of Technology, pubblicato su Nature: il nostro cervello infatti non avrebbe la capacità innata di riconoscere combinazioni di note come più piacevoli, rispetto ad altre. 

Le melodie che conosciamo contengono talvolta momenti di tensione, movimento e instabilità. Questi scaturiscono da insiemi di note, o accordi, detti dissonanti, che sono da noi percepiti come sgradevoli. A volte sono stati usati per simboleggiare sentimenti negativi, come inquietudine, odio, o dolore. Le dissonanze richiedono una risoluzione successiva su accordo consonante, cioè su un altro insieme di note che produce sul nostro orecchio invece un effetto diaffermazione, armonia e riposo.

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