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Cattolici, osate di più
di Nicola Nuti per http://www.newscattoliche.it/

L’Arcivescovo di Firenze e Presidente della Conferenza Episcopale Toscana, Cardinale Giuseppe Betori, nel suo intervento domenica a Pistoia, che ha concluso la prima Settimana Sociale dei Cattolici Toscani, ha detto: “Per tornare a essere significativi nella vita sociale e politica è necessario che i Cattolici osino di più nel loro operare quotidiano, elaborando proposte, assumendo impegni e responsabilità chiare e coerenti, misurandosi con i problemi reali, riscoprendo la fatica del confronto”.
L’iniziativa pistoiese, ha aggiunto il Cardinale Betori come riporta una nota, consegna alla Chiesa e alla società toscana un’”agenda di speranza” precisando subito che con questo concetto “non si intende un programma politico ma porre all’attenzione tematiche essenziali per l’intera comunità regionale”.
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1° maggio, festa di dovere e di speranza
di Luigino Bruni per http://www.avvenire.it
Questo primo maggio è una festa mesta. Ma sempre festa è, ed è bene che sia così. Una festa con i panni del lavoro, e con quelli del non-lavoro. Una festa accompagnata dalle lacrime, a volte vere depressioni, dei disoccupati, di chi il lavoro l’ha perso o di chi, giovane, non lo trova. Oggi dovremmo ascoltarli di più e meglio di ieri, metterci al loro fianco. Dobbiamo festeggiare il lavoro, soprattutto quando soffre ed è in crisi, perché le feste sono preziose nei tempi della prova, quando si attraversano i deserti, quando nasce la nostalgia delle ‘cipolle’ della schiavitù dell’Egitto. Ma non dimentichiamo le lacrime di chi non può lavorare il giorno prima e il giorno dopo della festa, se vogliamo che quella di oggi sia davvero festa della Repubblica, festa di tutta l’Italia.
La fusione, oggi, tra la festa del primo maggio e quella del due giugno, sarebbe forse l’unica riduzione accettabile dei giorni di festività, perché quando il lavoro non c’è, o è cattivo, troppo precario e insicuro, è il muro maestro della Repubblica a cedere, che è il primo muro di ogni casa. Il tasso indecente di disoccupazione è la prima tassa sulla nostra Casa comune; una tassa disumana, questa sì, che dovremmo subito abrogare. Quella di lavoro sta diventando la più grande carestia delle nostre società, una carestia che convive, come tutte le carestie della storia, con l’opulenza di tanti altri, per i quali le crisi della povera gente, o semplicemente della gente comune, non iniziano né finiscono mai, perché non ne sono toccati, e a volte ne sono anche avvantaggiati.
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Ora un miracolo di corresponsabilità
Il commento di Marco Iasevoli dopo il voto del 24-25 febbraio: “Sconfitte le vecchie culture politiche, ora la gente vuole pragmatismo, moralità e rinnovamento. Un nuovo governo serve più ai partiti per provare a sopravvivere che al Paese”. La nota del presidente nazionale AC Franco Miano. “Non era un profeta di sventura chi chiedeva, in tempi non sospetti, la riforma della legge elettorale e un drastico rinnovamento – all’insegna della trasparenza e della moralità – della politica. Tante realtà della società civile, compresa l’Azione cattolica, si sono spese con forza per lanciare, su questi temi, messaggi chiarissimi a tutti i partiti. Ma nulla è stato cambiato.
L’esito del voto è dunque il frutto amaro di scelte, o meglio non-scelte, compiute con la vana speranza che anche l’Italia fosse rimasta placidamente immobile come la politica. Invece il Paese è cambiato, la crisi economica ha in parte aperto gli occhi e in tanti sono divenuti molto più esigenti verso la classe dirigente. E’ iniziato con senso d’inquietudine misto a frustrazione e protesta la ricerca di una nuova offerta politica più vicina alle esigenze dei territori e delle persone. Ma non si è trovato nei partiti cosiddetti “tradizionali” quella reale e radicale volontà di cambiamento che pure sembrava dover fare seguito ai fatti del novembre 2011. Allo stesso tempo, dobbiamo registrare come un dato di fatto la tendenza di larghe sacche di voto a costruire il consenso più intorno a promesse, miraggi o aneliti distr uttivi che intorno alla reale situazione del Paese. A fronte di questo dato, occorre che ad interrogarsi siano non solo la politica ma anche tutte le realtà del panorama informativo, formativo ed educativo.
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Bagnasco: i partiti riflettano
“Un grande messaggio per il mondo della politica su cui bisognerà che i responsabili, quindi gli interessati più diretti, riflettano seriamente”. Così il presidente della Conferenza episcopale italiana e arcivescovo di Genova, cardinale Angelo Bagnasco, ha commentato i risultati delle elezioni politiche in Italia a margine della Messa per il precetto pasquale celebrata oggi presso l’Ansaldo Energia del capoluogo ligure, alla presenza dell’amministratore delegato e di circa 200 dipendenti. Senza entrare nel merito, l’arcivescovo ha comunque rilevato “una grande voglia di partecipazione da parte della gente”. Sull’imminente fine del Pontificato di Benedetto XVI, inoltre, il porporato ha detto che si tratta di un momento storico per la Chiesa che “con la sua sapienza ed esperienza subito procede verso il Conclave il più vicino possibile, per poter ridare alla Santa Chiesa il successore di Pietro, il Pastore universale secondo la volontà di Dio”. Il cardinale Bagnasco, che domani partirà per Roma per rivolgere un saluto al Papa assieme agli altri porporati nell’ultima giornata del Pontificato, giovedì 28, ha voluto rivolgere un pensiero al Santo Padre, che “è entrato in punta di piedi nei cuori di ciascuno, secondo il suo stile, dolcissimo”.
La gara che vorremmo vedere
Regione, l’Azione Cattolica: chiediamo legalità, competenza, lavoro, attenzione concreta alle famiglie….
Sentiamo il diritto e il dovere, come Azione Cattolica del Lazio, di prendere nuovamente parola intorno alla delicata situazione politica e alle prossime elezioni politiche e regionali. Il nostro territorio ci interessa, ci sta a cuore e da laici impegnati non possiamo restare fermi, inerti e muti dinanzi ad un momento importante e decisivo per la vita del Paese. Ciascuno di noi è chiamato a costruire una vita fatta di impegno, competenza, passione ed onestà. Una vita che sappia rispondere alle continue domande che il mondo ci pone dinanzi.
Siamo chiamati continuamente ad essere ponti tra le mille difficoltà della vita e le poche speranze, ad abbattere tutti quei muri che ci dividono, a fare del dialogo la nostra bandiera. La nostra esperienza, la nostra storia, la nostra vita possa essere un humus per l’intera Regione, convinti sempre più che non ci siano risposte semplici. Continua a leggere…
I cattolici e il Paese, provocazioni per la politica

Presentiamo “I cattolici e il Paese. Provocazioni per la politica”, nuovo lavoro editoriale di Luigi Alici, ex presidente nazionale dell’Azione cattolica. Alici propone un’agenda in dieci punti per affrontare, dal punto di vista culturale, lo spinoso e urgente tema della presenza dei credenti in politica. Segue l’introduzione al testo. In allegato l’indice del volume.
Da anni riemerge ciclicamente in Italia un dibattito sulla “presenza” politica dei cristiani e sull’opportunità o meno di dar vita a un partito di cattolici. Recentemente, in un intervento sul “Corriere della sera” (11 giugno 2012), Dario Antiseri ha riproposto, con la consueta passione e chiarezza, il problema della rilevanza politica del cattolicesimo italiano: «La diaspora politica dei cattolici, seguita vent’anni fa al collasso della Dc, li ha resi presenti ovunque e inefficaci dappertutto». Ne è seguito un dibattito interessante, al quale hanno partecipato, tra gli altri, Andrea Riccardi, che preferisce parlare di «condensazioni» e di «credenti che saranno una rete radicata tra la gente», ed Ernesto Galli della Loggia, secondo il quale «se il sistema politico non ha bisogno di un partito cattolico, viceversa di una voce cristiana, e dunque anche cattolica, di un’iniziativa politica alta che rechi il segno di quell’ispirazione, l’Italia ha sicuramente bisogno».
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Scuola, una lettera ai candidati alle elezioni
Dai presidenti dei consigli di circolo e d’istituto della provincia di Bologna
Domande e risposte per votare, diteci qualche idea
Diteci qualche idea. In questi affannosi giorni di candidature e soprattutto autocandidature, si rischia di perdere di vista il compito fondamentale del cittadino elettore: chiedere ai candidati cosa abbiano intenzione di fare di fronte a determinate questione, non come la pensino sulle grandi “ismi” delle ideologie. Mi permetto di suggerire alcune situazioni su cui sarebbe bene che ciascun elettore chieda un impegno chiaro ai candidati al parlamento e alla regione, un’idea che possa innescare il cambiamento e sulla quale poter dare il proprio consenso elettorale.
sanità: quale sistema sanitario che sia compatibile con l’attuale deficit accumulato nella Regione? Quali scelte territoriali per i presidi sanitari che garantiscano altissimo livello dei servizi? che modello di assistenza sanitaria che sia compatibile con l’andamento demografico( popolazione anziana in crescita…)
sviluppo economico: quale modello per la provincia di Frosinone, il il Lazio meridionale: industrie, ambiente, agricoltura,nuove professioni, tecnologie, infrastrutture tecnologiche, rete dei trasporti per le merci…
disoccupazione: quali proposte per i giovani, i cassa integrati, come favorire l’orientamento professionale e la ricollocazione dei dipendenti over 40, quale modello di sostegno al periodo di disoccupazione per evitare le storture della cassa integrazione, con i doppi lavori in nero…
povertà: come costruire una rete di servizi a sostegno delle famiglie che per tanti motivi possono avvicinarsi alla linea della povertà, come mettere insieme le tante
associazioni che si occupano di disabili e di ammalati nei momenti più duri della vita e come sostenerle nel loro prezioso lavoro
imprese, fisco e credito: come favorire l’imprenditoria che sia in grado di creare lavoro vero,come stimolare giovani professionalità che si cimentino nel campo dell’impresa, come favorire la loro permanenza nel nostro territorio…
patrimonio culturale: come difenderlo e farlo diventare attrattore culturale e produttore di ricchezza, come favorire le istituzioni e le associazioni culturali, farne nascere di nuove…
ambiente e territorio: cosa fare per restituire ai cittadini della provincia di Frosinone la possibilità di vivere nelle Valli? come cambiare il sistema di mobilità che vede la provincia di Frosinone detenere il maggior rapporto tra numero di auto e numero di residenti, come avere finalmente un sistema di trasporto pubblico degno di questo nome, come integrare le linee ferroviarie esistenti con le necessità di mobilità avanzata della provincia? come avviare una progressiva decementificazione del nostro territorio? come contrastare le diverse forme di inquinamento a cominciare da quello atmosferico? come avviare il risanamento complessivo della Valle Latina?
Europa: come favorire l’integrazione europe a che non riguardi soltanto l’economia e lo spread ma rimetta al centro valori e principi comuni?
giovani: come aiutarli a scegliere le professioni giuste, a non cadere nella trappola della droga e dell’alcol, come dar loro ideali da vivere con sincerità e dedizione…
scuola: come migliorare la vita delle nostre istituzioni, farle interagire con il territorio, mettere a disposizione edifici sicuri e puliti con le attrezzature necessarie…
famiglia: come riconoscere il grande valore della famiglia nella vita sociale, come aiutare i giovani a formare nuove famiglie, sostenerli nella decisione di mettere al mondo bambini, creare una rete di servizi che aiuti le giovani coppie nei primi anni, quelli più difficili…
…
Diteci qualche idea e vi voteremo…
L’agenda del Paese reale
«Ora la politica riconosca il merito e il ruolo di chi, nel silenzio, ha difeso con tenacia lo Stato sociale, ha promosso le ricchezze negate del Paese e si è schierato, senza chiedere niente a nessuno, al fianco degli ultimi…». Salvatore Martinez lascia per qualche minuto un convegno su don Sturzo in corso a Caltagirone e, a voce alta, indica le priorità a chi da marzo prenderà tra le mani il timone dell’Italia. «Si riparta dalla famiglia: non va considerata un costo sociale, ma un investimento per il futuro», ripete il leader di Rinnovamento nello Spirito che chiosa: «Lo si faccia con una fiscalità di vantaggio reale. Che aiuti le coppie che hanno come progetto quello di mettere al mondo dei figli».Sono giorni che i movimenti ecclesiali e le associazioni cattoliche del mondo del Lavoro si sentono, si confrontano, si interrogano. E ora provano a indicare sfide e obiettivi. «Chi governerà, chiunque governerà, dovrà avere la forza di spostare l’azione dai conti alle persone», spiega Franco Miano. Il presidente dell’Azione cattolica conosce il Paese, le attese, le speranze: nell’ultimo anno ha girato l’Italia, ha incontrato giovani di ogni diocesi, ha cercato di capire. E ora, in un momento di pausa nella sua casa di Pomigliano d’Arco, prova a fare il punto: «Eravamo sull’orlo del baratro e la mission era una sola: concentrarsi sul rigore. Ora, però, l’obbligo è ripartire dalle persone, dalle famiglie, dai giovani, dai nuovi poveri. Non si
tratta di tornare all’assistenzialismo né di fare nuovo debito pubblico, ma di sbloccare la mobilità sociale, di puntare sull’istruzione, sull’educazione, di creare lavoro favorendo le iniziative imprenditoriali, le cooperative…». Senza dimenticare la «riforma delle istituzioni, della politica e della partecipazione, perché gli sprechi e la sfacciataggine della “casta” sono stati il vero pugno nell’occhio dei cittadini che hanno fatto e continuano a fare incredibili sacrifici». E presto un documento del Consiglio nazionale di Ac presenterà quest’agenda «a tutte le forze politiche riformiste ed europeiste».C’è un disegno che unisce. Continua a leggere…
Duemila e… credici!
Credi di più in te stessa, in te stesso 
Credi di più nella tua famiglia
Credi di più nei tuoi amici
Credi di più nella politica e nella società
Credi di più nella scienza e nella cultura
Credi di più nei tuoi sogni, nella bontà, nella vita!
Ma come è possibile?
Credi di più in Gesù e fidati di Lui ed il resto ti sarà dato in aggiunta!
don Luca Peyron per http://www.iltesoro.org/
Cattolici e politica, un po’ di penitenza
di Giuseppe Savagnone per http://www.vinonuovo.it
Nel nuovo fermento non possiamo dimenticarci che abbiamo anche noi contribuito, con le nostre azioni e soprattutto con le nostre omissioni, al deterioramento del clima pubblico del nostro Paese
Si parla molto, ormai da più di un anno, del ritorno dei cattolici sulla scena politica. E si guarda al loro rinnovato impegno come a una prospettiva di speranza e di rilancio della vita pubblica italiana, in questa fase in cui il bilancio della Seconda Repubblica si presenta fallimentare dal punto di vista non solo finanziario ed economico, ma soprattutto etico e politico.
Quello che non si sente dire, però, negli ambienti del mondo cattolico dove questo ritorno viene fortemente caldeggiato, è che esso non può risultare credibile se non viene preceduto da un serio momento di riflessione sugli errori e le colpe commessi in questi anni. Perché noi cattolici non siamo innocenti di quanto è accaduto. Abbiamo anche noi contribuito, con le nostre azioni e soprattutto con le nostre omissioni, al deterioramento del clima pubblico del nostro Paese. E se è vero che l’impegno nel mondo si configura agli occhi del credente come un prolungamento della liturgia celebrata in chiesa, anzi è esso stesso una liturgia, all’inizio di questa nuova fase non possiamo omettere, come in ogni buona liturgia, un atto penitenziale. Non per masochismo o per complessi di inferiorità rispetto ad altri, che hanno evidentemente anch’essi le loro responsabilità (forse maggiori delle nostre), ma per rispetto nei confronti della verità e per comprendere che cosa, nel nostro approccio, deve profondamente cambiare, se vogliamo davvero inaugurare una stagione differente della vita pubblica.
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Una nuova Sicilia?
di Laura Azzolina
Alcuni elementi di forte novità hanno caratterizzato le recenti elezioni regionali in Sicilia: la vittoria del centrosinistra, un elevato livello di astensionismo e il successo del Movimento 5 Stelle. La vittoria del centrosinistra è in effetti inedita, dal momento che uno dei tratti più tipici e perduranti del sistema politico regionale è stato proprio la difficoltà a contendere la vittoria elettorale al centrodestra. Per quanto concerne l’astensionismo, pur considerando la minore propensione alla partecipazione elettorale delle regioni meridionali e della Sicilia, il salto appena compiuto (dal 33,3% al 52,6% a livello regionale, e con il dato di Palermo che si attesta sul 55,8%) sembra un segnale di particolare rilievo. A destare attenzione, in un contesto caratterizzato da una marcata vischiosità del comportamento di voto, è anche l’esplosione elettorale del Movimento 5 Stelle, che costituisce un’offerta politica di rottura rispetto al sistema partitico più consolidato e che ha sestuplicato i voti, passando da 46.396 a 285.202. Nell’insieme l’esito elettorale ha dunque comportato un consistente cambiamento.
In questa prospettiva, però, è bene tenere presente, come del resto molti commentatori hanno già evidenziato, che la vittoria del centrosinistra si è associata a una sua significativa perdita di voti rispetto alla passata tornata elettorale. Il calo è stato ancora maggiore per il centrodestra, che ha subìto un vero e proprio tracollo. Si potrebbe allora sostenere che la vittoria del centrosinistra, più che attestare una maggiore presa della sua offerta politica, sia invece l’esito della rottura di un patto antico e consolidato che si sta consumando tra offerta e domanda politica nell’area di centrodestra. Che cosa, allora, ha determinato la rottura di questo patto?
La disaffezione può avere giocato un ruolo, considerando la grave crisi di legittimità che investe la leadership di Berlusconi, e considerando l’elevato livello di litigiosità con cui le componenti del suo partito e della coalizione hanno reagito nell’isola. E tuttavia il calo della partecipazione elettorale è tale da suggerire altre ipotesi, che emergono dalla considerazione delle specificità del territorio.
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I moderati, quelli veri…
di Giorgio Bernardelli per www.vinonuovo.it
La moderazione è incompatibile con gli egoismi. Dobbiamo dirlo forte e chiaro in questo tempo in cui la questione sociale è tornata drammaticamente alla ribalta
Le elezioni si avvicinano, la politica è in pieno movimento e – come sempre accade nel nostro Paese – spunta fuori la solita espressione magica: «bisogna intercettare il voto dei moderati». Confesso che quando la sento, ormai, provo un senso di nausea. Esattamente come quando un cibo molto buono ti è stato propinato così tante volte da non fartelo più nemmeno gustare. Sì, alla fine è proprio questo a darmi fastidio: l’uso disinvolto di un termine che, invece, implicherebbe un percorso tremendamente impegnativo. Perché, in teoria, la strada della moderazione dovrebbe essere la più ardua per un uomo politico. Quella in cui non si sta comodamente schierati da una parte o dall’altra della barricata, ma ci si pone nel mezzo, esponendosi ai colpi tanto degli uni quanto degli altri; si fa la spola da una parte all’altra per provare a dare risposte a tutti. Lo schieramento dei moderati dovrebbe essere il luogo per eccellenza dell’inclusione, quello di chi cerca di non lasciar fuori nessuno. E dunque dovrebbe essere anche il luogo dove ci si logora per eccellenza, alla ricerca di quella sintesi sempre faticosa che è il bene comune.
Già, dovrebbe. Perché da troppo tempo ormai non è più così. Secondo me il vero problema della politica di oggi è l’aver trasformato la moderazione in un impalpabile centrismo. Averlo reso una posizione che ha come obiettivo fondamentale salvaguardare gli interessi della maggioranza «trovando la quadra». Moderazione è diventato sinonimo di «non esagerare», di obiettivi politici di corto respiro. Il moderatismo dell’equilibrista ha preso il posto di quello dei mediatori. Non è stato forse questo atteggiamento da pensiero debole ad averci condotto – non solo in Italia – nel mezzo di una crisi economica che è anche profondamente etica?
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A proposito di ladri in politica…
Beato Alberto Marvelli Laico
Ferrara, 21 marzo 1918 – Rimini, 5 ottobre 1946
Alberto Marvelli viene beatificato il 5 settembre 2004, a Loreto, all’aperto, nella piana di Montorso, in occasione del grande Convegno dell’Azione Cattolica per il rinnovamento dei programmi e per l’incontro col Papa.Vengono beatificati, assieme a lui, altri due esponenti di Azione Cattolica; lo spagnolo Pietro Torres e l’italiana Pina Suriano.
E’ uno spettacolo indimenticabile: nella piana di Montorso 300.000 giovani e adulti esprimono la loro gioia incontenibile, in un mare di colori, con canti, applausi, bandiere e cartelli.
Il rito della Messa suscita forti emozioni, come quando il Papa proclama i nuovi beati e cadono i veli che coprono le loro immagini.
Nell’omelia il Santo Padre tesse un breve profilo del nuovo beato.
“Giovane forte e libero, generoso figlio della Chiesa di Rimini e dell’Azione Cattolica, ha concepito tutta la sua breve vita come un dono d’amore a Gesù per il bene dei fratelli. “Gesù mi ha avvolto con la sua grazia – scriveva nel Diario- non vedo più che lui, non penso che a lui”. Alberto aveva fatto dell’Eucaristia quotidiana il centro della sua vita. Nella preghiera cercava ispirazione anche per l’impegno politico, convinto della necessità di vivere pienamente da figli di Dio nella storia, per fare di questa una storia di salvezza. Nel difficile periodo della seconda guerra mondiale, che seminava morte e moltiplicava violenze e sofferenze atroci, il beato Alberto alimentava una intensa vita spirituale, da cui scaturiva quell’amore per Gesù che lo portava a dimenticare costantemente se stesso per caricarsi della croce dei poveri”.
Il Papa fissa la celebrazione della festa del Beato Alberto al 5 ottobre di ogni anno.
La politica e la paura del canocchiale
di Luigi Alici
In uno dei post precedenti avevo ricordato il celebre episodio di Cesare Cremonini, il filosofo averroista che motivava così, in una lettera del 29 luglio 1611 indirizzata a Galilei, il proprio rifiuto di guardare nel cannocchiale: «Quel mirare per quegli occhiali m’imbalordiscon la testa: basta, non ne voglio saper altro».Era una forma di chiusura pregiudiziale dinanzi ai nuovi scenari aperti dalla scienza, che esigevano prima di tutto un allungamento dello sguardo. Una razionalità statica e autoreferenziale – che alla fine degenera in un’ideologia semplificata e rassicurante – ha sempre un alibi a portata di mano per giustificare la paura del nuovo, che a un certo punto diventa una forma di ostinato rifiuto dell’evidenza. A un livello diverso, è lo stesso atteggiamento gustosamente raffigurato da Manzoni nei “Promessi Sposi” e attribuito a don Ferrante, che con un uso – pasticciato, peraltro – della logica scolastica nega la peste che dilagava a Milano e di cui egli stesso alla fine diventa una vittima.
Dove troveremo il pane?
di Diego Ruggiero
Una pagina evangelica può dirci molto su come affrontare la sfida concreta (e oggi attualissima) di rispondere a un bisogno fondamentale della gente
Sarà che ultimamente mi sento molto immerso nella politica per ragioni personali e, forse, vocazionali, però nelle scorse domeniche mi sono imbattuto nella pagina evangelica della “moltiplicazione dei pani” (Gv6, 1-15) che mi ha dato molto da meditare sull’argomento: quale spiritualità per un cattolico impegnato in politica? quali modalità dell’impegno? Quali le modalità di una concreta presenza cattolica nella società? Condivido questi pensieri nella speranza di non dire eresie e che possano essere utili amche a qualcun altro.
Gesù in sostanza, nel passo di Giovanni, si trova di fronte alla necessità di rispondere ad un bisogno della folla (della società?): quello del pane, quello del sostentamento. Rispondere al bisogno dei tanti, organizzando mezzi e risorse disponibili, è anche uno dei compiti principali della politica. Trovare risposte a questi bisogni è organizzare anche una concreta risposta politica. Mi è venuto così molto semplice il parallelo tra passo evangelico e azione politica.
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Il vero pericolo per i cattolici: il “partito trasversale dell’individualismo”
di Luigi Alici

I laici cattolici che non vogliono vivere in modo defilato e parassitario rispetto alle proprie responsabilità civili e politiche sono capaci di condividere attivamente impegni e progetti? Quale potrebbero essere, in positivo, il loro contributo alla rinascita del paese, in questo difficile momento di transizione? Una riflessione di Luigi Alici* su “cattolici e partito trasversale dell’individualismo”.
Se immaginassimo la modernità come un gigantesco cantiere nel quale sono stati allestiti grandi progetti di liberazione, radicalmente antitetici (ragione e passioni, individualismo e collettivismo, libertà e uguaglianza, materialismo e idealismo, ateismo e cristianesimo…) e per questo irriducibilmente confittuali, possiamo dire che l’epoca dei “post” in cui oggi viviamo (postmoderno, postmetafisico, postumano, postsecolare…) ha dato il meglio di sé nel decostruire quei progetti. Molti edifici culturali, politici, ideologici sono stati “smontati”, impietosamente ridimensionati e demitizzati, ma ormai sono esaurite le scorte, senza che siano stati fatti altri investimenti (di ordine progettuale e simbolico); la materia prima è esaurita, il ciclo produttivo si sta interrompendo, non resta che la messa in liquidazione della società… Manca persino quel collante civile elementare, senza il quale una società non sta in piedi, e c’è chi comincia a chiederlo alle grandi religioni.
I cattolici e la crisi della politica
Appena confermato presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il card. Bagnasco, arcivescovo di Genova, ha parlato dei rapporti tra cristiani e politica:
Il contesto nazionale e globale in cui ci collochiamo è per molti aspetti essere definito di
crisi, e questa non può dirsi circoscritta al piano economico, ma raggiunge vari livelli della nostra società e del mondo. Lo scenario, dunque, richiede una forte presa di coscienza delle sfide che ci sono poste davanti, oltre che una riflessione attenta, fondata su una nuova progettualità e su uno spirito di vera collaborazione. Nell’attuale congiuntura economica, sociale e culturale, siamo
chiamati a riflettere con attenzione sugli obiettivi che intendiamo realizzare e sulla gerarchia di valori con cui attuare le scelte più importanti.
Infatti, fuori da una visione d’insieme non esistono soluzioni.
Qui il testo completo Bagnasco ai politici cattolici
Un patto di responsabilità per l’Italia
Lo chiede l’Azione Cattolica Italiana: la crisi in corso chiama tutti e ciascuno, cittadini, partiti, parti sociali e la cosiddetta “società civile” a rafforzare un “patto di responsabilità”, che ha come orizzonte il futuro del Paese e delle giovani generazioni. In un contesto del genere, si legge nella nota dell’Ac, pubblicata dopo il convegno degli amministratori locali, che coinvolge anche l’Europa, appaiono gravissime le posizioni strumentali volte a difendere lo status quo, oppure a tutelare interessi particolari, specie dopo una lunga serie di manovre economiche che hanno anche duramente inciso sui redditi medio-bassi, sulle famiglie e sulla platea dei “soliti noti”, che coprono con i loro maggiori esborsi la piaga dell’evasione.
Qui il testo completo della nota AC – Per un patto di rinnovata responsabilità









