Archivio

Posts Tagged ‘Chiesa’

Una chiesa per i poveri, come si fa? Ce lo dice papa Francesco: prima di tutto vivere il vangelo per raggiungere le periferie esistenziali


berg20La terza domanda al papa, sabato 18 maggio, riguardava l’esortazione di Jorge Bergoglio ad essere una chiesa per i poveri. Ecco le sue indicazioni

“Prima di tutto, vivere il Vangelo è il principale contributo che possiamo dare. La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata: non è questo. (…) La Chiesa è sale della terra, è luce del mondo, è chiamata a rendere presente nella società il lievito del Regno di Dio e lo fa prima di tutto con la sua testimonianza, la testimonianza dell’amore fraterno, della solidarietà. (…) Quando si sentono alcuni dire che la solidarietà non è un valore, ma è un ‘atteggiamento primario’ che deve sparire … questo non va! (…) I momenti di crisi, come quelli che stiamo vivendo (…), questo momento di crisi, stiamo attenti, non consiste in una crisi soltanto economica; non è una crisi culturale. È una crisi dell’uomo. (…) E ciò che può essere distrutto è l’uomo! Ma l’uomo è immagine di Dio! (…) In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci soltanto di noi stessi, chiuderci nella solitudine, nello scoraggiamento (…) Non chiudersi, per favore! Questo è un pericolo: ci chiudiamo nella parrocchia, con gli amici, nel movimento, con coloro con i quali pensiamo le stesse cose… ma sapete che cosa succede? Quando la Chiesa diventa chiusa, si ammala (…) La Chiesa deve uscire da se stessa. Dove? Verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano, ma uscire. (…) La fede è un incontro con Gesù, e noi dobbiamo fare la stessa cosa che fa Gesù: incontrare gli altri (…). Noi dobbiamo andare all’incontro e dobbiamo creare con la nostra fede una ‘cultura dell’incontro’ (…) dove possiamo parlare anche con quelli che non la pensano come noi, anche con quelli che hanno un’altra fede. (…) Tutti hanno qualcosa in comune con noi: sono immagini di Dio, sono figli di Dio. Continua a leggere…

Non abbiate paura, uscite fora!


berg20“Quando la chiesa diventa chiusa, si ammala. Pensate ad una stanza chiusa per un anno, una chiesa chiusa è ammalata, la chiesa deve uscire verso le periferie esistenziali, qualsiasi esse siano. Preferisco mille volte una Chiesa incidentata, piuttosto che chiusa e malata”. “Gesù ci dice andate, predicate, date testimonianza del Vangelo”. Lo ha detto il Papa, nella veglia di Pentecoste dedicata all’incontro con i movimenti, le comunità e le associazioni ecclesiali del mondo. Un evento festoso che ha portato in piazza San Pietro 200mila persone, il numero più alto dall’avvento del nuovo Pontefice. ”Quello che è in crisi è l’uomo come immagine di Dio, una crisi profonda. In questo momento di crisi non possiamo preoccuparci solo di noi”, ha aggiunto il Papa, che nel suo disocrso ha risposto direttamente ad alcune domande rivoltegli durante la veglia. «Non dobbiamo diventare cristiani inamidati, ma coraggiosi».
“La Chiesa non è un movimento politico, né una struttura ben organizzata, saremmo una vuota rganizzazione”. È il monito che Papa Francesco rivolge in piazza San Pietro ai movimenti che si sono riuniti per la veglia di Pentecoste. “Siate furbi -ammonisce Francesco- il diavolo ci inganna. Dobbiamo invece vivere il Vangelo e dare testimonianza della solidarietà, dell’amore fraterno, della condivisione”.
Un monito del Papa è andato anche alla necessità dell’etica nella vita pubblica: “La mancanza di etica nella vita pubblica fa male all’umanità intera”. E ancora: ”Questa è una crislogoAvvenirei dell’uomo, che distrugge l’uomo. Nella vita pubblica, politica se non c’è l’etica tutto è possibile, tutto si può fare. Allora vediamo, leggiamo i giornali come la mancanza di etica nella vita pubblica fa tanto male all’umanità intera”. Un discorso vibrante, quello del Papa, che ha preso spesso le mosse dalla sua esperienza personale, e dai suoi ricordi da giovane (“Nonna ci insegnava il catechismo, ci portava alla processione delle candele. È stata lei ad avermi dato il primo annuncio cristiano”)
.Un passaggio del discorso è stato dedicato alla crisi economica: “La nostra crisi di oggi è che non interessa se la gente muore di fame, se non ha niente. Ci si preoccupa delle banche o della finanza…”., ha detto papa Francesco rispondendo a una delle quattro domande che gli sono state poste dai rappresentanti dei movimenti. ”Se cadono gli investimenti, le banche, questa è una tragedia, se le famiglie stanno male, non
hanno da mangiare allora non fa niente: questa è la nostra crisi di oggi”.

Continua a leggere qui http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/papa-incontra-movimenti-e-associazioni-mondo-piu-di-150mila-in-piazza-san-pietro-.aspx

Il danno che i carrieristi e gli arrampicatori fanno alla Chiesa


berg5“Gli uomini e le donne di Chiesa che sono carrieristi, arrampicatori, che ‘usano’ il popolo, la Chiesa, i fratelli e le sorelle – quelli che dovrebbero servire – come trampolino per i propri interessi e le ambizioni personali, fanno un danno grande alla Chiesa”. Queste le parole che Papa Francesco ha rivolto alle partecipanti all’Assemblea Plenaria dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali, ricevute in udienza questa mattina.

Il Papa ha proposto alle religiose tre temi, l’obbedienza, la povertà e la castità: “L’obbedienza come ascolto della volontà di Dio, nella mozione interiore dello Spirito Santo autenticata dalla Chiesa, accettando che l’obbedienza passi anche attraverso le mediazioni umane. (…) Povertà che insegna la solidarietà, la condivisione e la carità, e che si esprime anche in una sobrietà e gioia dell’essenziale, per mettere in guardia dagli idoli materiali che offuscano il senso autentico della vita. Povertà che si impara con gli umili, i poveri, gli ammalati e tutti quelli che sono nelle periferie esistenziali della vita. La povertà teorica non ci serve. La povertà si impara toccando la carne di Cristo povero, negli umili, nei poveri, negli ammalati, nei bambini”.

“E poi la castità come carisma prezioso, che allarga la libertà del dono a Dio e agli altri, con la tenerezza, la misericordia, la vicinanza di Cristo. La castità per il Regno dei Cieli mostra come l’affettività ha il suo posto nella libertà matura e diventa un segno del mondo futuro, per far risplendere sempre il primato di Dio. Ma, per favore, una castità ‘feconda’, una castità che genera figli spirituali nella Chiesa. La consacrata è madre, deve essere madre e non ‘zitella’! Scusatemi se parlo così, ma è importante questa maternità della vita consacrata, questa fecondità! Questa gioia della fecondità spirituale animi la vostra esistenza; siate madri, come figura di Maria Madre e della Chiesa Madre. Non si può capire Maria senza la sua maternità, non si può capire la Chiesa senza la sua maternità e voi siete icona di Maria e della Chiesa”. Continua a leggere…

Roba da piccoli


di don Mario Aversano per http://www.iltesoro.org


“Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25-30)

Nella consegna totale di sé, Santa Caterina osa porsi di fronte a Dio come una figlioletta farebbe i capricci con il suo papà. Solo i piccoli possono permettersi di rivolgersi al Signore “pretendendo” di essere esauditi. Specie per il bene della Chiesa.

“Dunque ti costringo, poi che tu sai e vuoi e puoi, che tu facci misericordia al mondo e renda il calore della carità con pace e unione nella santa Chiesa. Io non voglio che t’indugi di più”. (Santa Caterina da Siena)

Donne e giovani, segno di speranza per il mondo


berg9 Il servizio di Alessandro De Carolis: per

“Avanti giovani!”. L’ultima esclamazione di Papa Francesco scatena l’applauso, l’ennesimo, degli oltre 30 mila assiepati nel colonnato del Bernini. L’appello che scalda il cuore raddei ragazzi, e non solo il loro, è lanciato in chiusura di catechesi, con uno dei tipici crescendo di tono e intensità del nuovo Pontefice. Dopo aver dato atto alla capacità tutta femminile di accogliere con prontezza il messaggio della fede, come dimostrano i Vangeli, Papa Francesco affida la propagazione di quel messaggio soprattutto ai giovani, energie fresche capaci di entusiasmo in un mondo vecchio dentro per via della violenza:

“A voi dico: portate avanti questa certezza, il Signore è vivo e cammina al nostro fianco nella vita. Questa è la vostra missione. Portate avanti questa speranza. Siate ancorati a questa speranza, questa àncora che è nel cielo (…) Portate avanti la testimonianza che Gesù è vivo e questo ci darà speranza e darà speranza a questo mondo un po’ invecchiato per le guerre, per il male, per il peccato. Avanti giovani!”.

L’esortazione ai giovani segue la presa d’atto che Papa Francesco compie, al pari dei suoi predecessori, nei riguardi delle donne, alle quali viene riconosciuto un “ruolo particolare nell’aprire le porte al Signore”. In un’epoca in cui – nota – la storia la scrivevano gli uomini perché le donne, come i bambini, erano ritenute testimoni inaffidabili, sono loro e non i primi compagni di Gesù a credere per prime alla Risurrezione:

“Gli Apostoli e i discepoli fanno più fatica a credere. Le donne, no. Pietro corre al sepolcro, ma si ferma alla tomba vuota; Tommaso deve toccare con le sue mani le ferite del corpo di Gesù. Anche nel nostro cammino di fede è importante sapere e sentire che Dio ci ama, non aver paura di amarlo: la fede si professa con la bocca e con il cuore, con la parola e con l’amore”.  Continua a leggere…

Il “Patto delle Catacombe”, per una chiesa serva e povera


di  Luciano Meddi

Catacombe di Domitilla

Catacombe di Domitilla

Alcuni gesti e parole di Francesco I stanno rinnovando il desiderio di molti credenti di impegnarsi nuovamente nella chiesa a servizio del mondo. Ha fatto molto piacere sentire la sua frase “Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri!” che il papa ha confidato ai rappresentanti dei media (16 marzo 2013, http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/march/documents/papa-francesco_20130316_rappresentanti-media_it.html).

Questo ha fatto ricordare a molti una delle aspirazioni di parte dei Padri Conciliari e dello Stesso Giovanni XXIII sulla missione da svolgere nella povertà che significa senza gli appoggi politici e in stile di essenzialità di vita. Espressione che in parte è stata accolta in Lumen Gentium 8c.

Una aspirazione che divenne un documento, il “documento delle catacombe” perchè redatto da una quarantina di padri conciliari nella celebrazione dell’Eucaristia nelle catacombe di Domitilla il 16 novembre del 1965.

Continua a leggere qui http://www.lucianomeddi.eu/?p=2410

Grandi Parole: Missione della chiesa


di  Luciano Meddi per

grandiparole

1. Destinatari. Questo tema riguarda in modo particolare gli itinerari formativi destinati alla Mistagogia, alla Comunità Profetica e agli Operatori pastorali. In precedenza infatti la missione indicava l’azione della chiesa verso gli adulti. Tuttavia non si deve dimenticare che “aderire” alla missione della chiesa rappresenta la seconda finalità  propria della iniziazione cristiana degli adulti

2. Dimensione biblica. Il termine missione descrive fin dai primi testi della Bibbia l’universale desiderio di salvezza di Dio e, quindi in qualche modo, anche la natura di Dio. Egli crea attraverso le missioni dello Spirito e del figlio (Gn 1). Chiama Abramo perché sia (missione!) benedizione dei popoli (Gn 12). Scende per ascoltare il popolo e liberarlo; per questo invia Mosè e, dopo, il suo popolo eletto (Es 3; 19). Perché il suo popolo realizzi la sua missione-vocazione manda profeti e la sua sapienza. Secondo i Vangeli Gesù è l’inviato (Lc 4,16ss) a dare compimento alla missione del suo popolo: raduna la comunità messianica, avvia la prassi del Regno, invia alla missione prepasquale, sale a Gerusalemme, viene ucciso e, nella Pasqua, invia lo Spirito a sostenere la missione della comunità attraverso la comprensione della sua parola e i doni-carismi (Gv. 16; 20; Atti; Ef. 4,5-11)

Continua a leggere qui http://www.lucianomeddi.eu/?p=2333

Giorgio Campanini: basta con lo Ior, sì alle banche etiche


Foto Reuters,.

di Giorgio Campanini, storico e sociologo, per http://www.famigliacristiana.it
Può apparire presuntuoso che chi è soltanto un modesto laico osi dare consigli al Papa che verrà: ma il Concilio ci ha abituato alla cristiana“franchezza”, e in questo spirito sia consentito esprimere alcuni voti, che corrispondono ad altrettante possibili priorità.La prima indicazione prende le mosse da un antico adagio del sistema costituzionale inglese.

Il potere corrompe, il potere assoluto corrompe in modo assoluto:in altre parole, più si concentrano in Roma e nella Curia decisioni e poteri, più i rischi di deviazione aumentano(le mura vaticane non riescono a chiudere fuori il peccato originale…). Ciò significa ripensare i poteri del Papa e decentrare il più possibile una serie di decisioni, da quelle sui ministeri laicali a quelle sulla designazione dei vescovi (fatto salvo il finale placet, o anche non placet, del Papa). Analogamente molte forme di contenzioso, a partire dalle “nullità” matrimoniali, potrebbero essere delegate alle Conferenze episcopali nazionali. Insomma, ridurre il compito di direzione e di guida del Pontefice a ciò che è realmente essenziale per la vita della Chiesa, favorendo in essa una reale sinodalità.

Continua a leggere qui http://www.famigliacristiana.it/chiesa/dossier_2/dossier/tre-sfide-per-il-nuovo-papa/giorgio-campanini-basta-con-lo-ior-si-alle-banche-etiche.aspx

Qualcosa sulla rinuncia del papa


di don Paolo Zago

ben ultimoMi è stato chiesto di dire qualcosa sulla rinuncia del papa. Immagino che al riguardo avrete letto anche voi molti testi illuminanti (e non) in questi giorni, forse anche queste mie semplici parole potranno aiutare qualcuno. Chiaramente sono le riflessioni di un semplice prete, meglio: di un credente. E dentro un orizzonte di fede si muovono.

La notizia della rinuncia del papa al ministero di vescovo di Roma mi ha molto colpito. Mi è sembrata una particolare visita di Dio, che come sempre giunge all’improvviso, sorprende e riempie di timore.  Ho sentito quindi un forte bisogno di pregare e la coincidenza con la mia presenza a Gerusalemme in quel giorno mi è stata di grande aiuto.  Quanto alle interpretazioni, tra le tante cose che ho letto e pensato in queste ore, custodisco alcune idee semplici che ritengo molto vere, al di là delle “dietrologie” giornalistiche che lasciano il tempo che trovano e sono fuorvianti.

1. Una signora commentava dicendo: è un affare tra il papa e lo Spirito Santo. Un amico che ha incontrato il papa personalmente qualche settimana fa mi diceva: è un uomo immerso in Dio. Penso che occorra guardare lì per capire qualcosa.  Continua a leggere…

Papa Benedetto, le parole nell’ultima udienza

27 febbraio 2013 Lascia un commento

La Storia che ti passa accantoIl Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato oggi l’ultima Udienza Generale del suo Pontificato. In una Piazza San Pietro gremita da decine di migliaia persone che hanno voluto salutarlo, il Pontefice, con emozione, ha detto: “Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima Udienza Generale. Grazie, sono veramente commosso. E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno”.

Di seguito riportiamo il testo integrale pronunciato dal Santo Padre:

“Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le ‘notizie’ che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo”.

“Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10)”.

“In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia”.

“Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. Continua a leggere…

La libertà del Sacro Collegio

23 febbraio 2013 Lascia un commento

Di seguito riportiamo un Comunicato della Segreteria di Stato:

concl“La libertà del Collegio Cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, all’elezione del Romano Pontefice, è sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa. Nel corso dei secoli i Cardinali hanno dovuto far fronte a molteplici forme di pressione, esercitate sui singoli elettori e sullo stesso Collegio, che avevano come fine quello di condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano.

Se in passato sono state le cosiddette potenze, cioè gli Stati, a cercare di far valere il proprio condizionamento nell’elezione del Papa, oggi si tenta di mettere in gioco il peso dell’opinione pubblica, spesso sulla base di valutazioni che non colgono l’aspetto tipicamente spirituale del momento che la Chiesa sta vivendo. È deplorevole che, con l’approssimarsi del tempo in cui avrà inizio il Conclave e i Cardinali elettori saranno tenuti, in coscienza e davanti a Dio, ad esprimere in piena libertà la propria scelta, si moltiplichi la diffusione di notizie spesso non verificate, o non verificabili, o addirittura false, anche con grave danno di persone e istituzioni.

Mai come in questi momenti, i cattolici si concentrano su ciò che è essenziale: pregano per Papa Benedetto, pregano affinché lo Spirito Santo illumini il Collegio dei Cardinali, pregano per il futuro Pontefice, fiduciosi che le sorti della barca di Pietro sono nelle mani di Dio”.

Requiem, le presentazioni

23 febbraio 2013 Lascia un commento

La presentazione musicologicacoro3

Requiem di Mozart presentazione Mg

Quella della Chiesa di S. Giovanni che ospita il Requiem

S. GIOVANNI CECCANO

 

Benedetto XVI e la lotta alla pedofilia

17 febbraio 2013 Lascia un commento

Da più parti si sente dire che il papa avrebbe coperto abusi sessuali di preti pedofili, dimenticando che proprio prima co il card. Ratzinger e poi con  Benedetto XVI è iniziata finalmente la presa di coscienza della chiesa dei tanti abusi commessi. Raccomando la lettura di questo articolo, di Salvatore Lazzara, straordinariamente informato e completo sulla vicenda

http://www.daportasantanna.it/2013/02/il-papa-ha-coperto-i-pedofili/

ben

Ipotesi sul papa e sulla chiesa che verrà

17 febbraio 2013 Lascia un commento

di Vittorio Messori per http://www.corriere.it

BenedettoXVI (Ap)

Dicono che non sia stato in Sicilia, bensì a Torbole, sul lago di Garda, che a Goethe eruppero dall’anima i versi famosi: «Conosci tu la terra dove fioriscono i limoni (…) dove una mite brezza spira dal cielo luminoso?». Il mattino di lunedì 11 febbraio, pensavo un po’ ironico a Goethe – e a qualche talebano del «riscaldamento globale» -, guardando dalla finestra del mio studio, nella millenaria abbazia benedettina, la neve che scendeva sugli olivi, i cipressi, gli allori. Quello non era – per la Chiesa intera, tanto meno per me – un giorno come gli altri: la liturgia ricordava la prima apparizione della Vergine Immacolata, a Lourdes, a una piccola, miserabile analfabeta, figlia di un mugnaio fallito che aveva conosciuto anche la prigione. Il Dio del Vangelo frequenta volentieri i poveri, gli ignoranti, i disprezzati.

Continua a leggere qui http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_17/messori-ipotesi-sul-papa-nuova-chiesa_0ecb5ee2-78c4-11e2-a28b-a2fa92ae99be.shtml

Benedetto XVI e il Concilio Vaticano II, vince il Signore!

17 febbraio 2013 Lascia un commento

bXVIla forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale. Ed è nostro compito, proprio in questo Anno della fede, cominciando da questo Anno della fede, lavorare perché il vero Concilio, con la sua forza dello Spirito Santo, si realizzi e sia realmente rinnovata la Chiesa. Speriamo che il Signore ci aiuti. Io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi, e insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza: Vince il Signore! Grazie!

Con queste parole, Benedetto XVI ha concluso il suo discorso ai sacerdoti di Roma, giovedì 14 febbraio. Una grande ed articolata lezione sul Concilio Vaticano II. Da leggere, assolutamente.

Qui il testo completo http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2013/february/documents/hf_ben-xvi_spe_20130214_clero-roma_it.html

L’annuncio di una stagione nuova

16 febbraio 2013 Lascia un commento

Padre Bartolomeo Sorge (foto Palazzotto).

di Padre Bartolomeo Sorge, sj, per http://www.famigliacristiana.it

La rinuncia di Benedetto XVI è stata accolta da un coro unanime di approvazione per il coraggio e l’umiltà con cui il Papa ha confessato la sua fragilità. In molti, però, la notizia ha causato turbamento: può un Pastore abbandonare il gregge perché è stanco? Non l’hanno fatto gli altri pontefici, né i martiri, né i missionari, né tanti servi dei poveri, che hanno scelto di morire sulla breccia. Gesù non è sceso dalla croce. Perché Papa Ratzinger sì?

La Lectio divina, tenuta l’8 febbraio al Seminario Romano, ci fa conoscere le ragioni profonde del gesto, al di là di quelle ufficiali. Infatti, poche ore prima dell’annunzio, il Papa ha sentito il bisogno di richiamare l’attenzione sul ministero petrino, sul futuro della Chiesa e sulla necessità di una fede adulta. L’ha fatto commentando tre parole, contenute nei versetti iniziali della prima lettera di Pietro, con riflessioni dal chiaro sapore autobiografico. La prima parola riguarda il pontificato, definito «martirio». Gesù l’aveva detto a san Pietro: il «primato», accanto al contenuto dell’universalità, ha un contenuto martirologico: «Andando a Roma, Pietro accetta […]: va verso la Croce, e ci invita ad accettare anche noi l’aspetto martirologico».

Per Ratzinger, fare il Papa è stato un martirio.

Continua a leggere qui http://www.famigliacristiana.it/chiesa/news_1/articolo/sorge.aspx

Per la vita della Chiesa

14 febbraio 2013 Lascia un commento

papa-dimissioni-osservatoreda La Civiltà Cattolica del 16 febbraio 2013

Sarebbe errato leggere il gesto del papa come un gesto di semplice rinuncia a causa della debolezza fisica dovuta all’età, alla stanchezza o a motivi simili. La sua decisione è legata non a se stesso e alle proprie condizioni psico-fisiche, ma alla missione della Chiesa. Il pontefice ha detto: “Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo (etiam vigor quidam corporis et animae necessarius est)”.

Questo che abbiamo appena citato, a nostro avviso, è il passaggio decisivo e centrale, il cuore della comunicazione del papa circa la sua decisione. Infatti in queste poche righe ci sono le motivazioni profonde del suo gesto. Il papa rinuncia al ministero petrino non perché si sente debole, ma perché avverte che ci sono in gioco sfide cruciali che richiedono energie fresche. Il papa quindi, anche con questo suo gesto, intende spronare la Chiesa. La immagina “vigorosa”, dunque coraggiosa nell’affrontare le sfide dei rapidi mutamenti (in mundo nostri temporis rapidis mutationibus subiecto) e le sfide delle questioni di grande rilevanza per la vita della fede (quaestionibus magni ponderis pro vita fidei). Il gesto del papa non è una rinuncia. Semmai è un gesto di umiltà e di libertà. Egli sa di aver svolto il suo ministero fino in fondo. Adesso si rende conto che la situazione che il mondo e la Chiesa vivono è completamente cambiata rispetto anche a pochi anni fa.

Rinunciando al pontificato Benedetto XVI sta dunque dicendo qualcosa alla Chiesa di oggi: la invita a non temere, a spendere le forze per aprirsi alle sfide e alle questioni, a non temere la rapidità e il peso dei mutamenti.

Il papa sa che ci vogliono molte energie per tutto questo e, davanti a Dio e alla sua coscienza, si rende conto di non averle. Per questo lascia ad altri il testimone ritirandosi in preghiera e in silenzio. Ma, appunto, non senza dirci che la motivazione del suo gesto non è la rinuncia, ma una visione aperta sul mondo e la certezza interiore della vocazione della Chiesa. Benedetto XVI ha affrontato tantissime sfide. Adesso passa il testimone perché la missione sia sempre al centro. È un gesto che non si fa fatica a vedere collocato nel cuore stesso del suo magistero.

grazie ad Antonio Spadaro, sj

qui l’editoriale nella sua interezza http://www.laciviltacattolica.it/it/quaderni/articolo/3075/%C2%ABuna-decisione-di-grande-importanza-per-la-vita-della-chiesa%C2%BB/

Per il bene della Chiesa

14 febbraio 2013 Lascia un commento

Cari fratelli e sorelle,

bXVIcome sapete – grazie per la vostra simpatia! – ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura. Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie! Ho sentito quasi fisicamente in questi giorni, per me non facili, la forza della preghiera, che l’amore della Chiesa, la vostra preghiera, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. Il Signore ci guiderà.

Continua a leggere qui http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/audiences/2013/documents/hf_ben-xvi_aud_20130213_it.html

L’attività umana, le scienze e la religione


Dalla Costituzione «Gaudium et spes» del Concilio ecumenico Vaticano II sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Nn. 35-36)

lavL’attività umana, come deriva dall’uomo. così è ordinata all’uomo. L’uomo, infatti, quando lavora, non soltanto modifica le cose e la società, ma anche perfeziona se stesso. Apprende molte cose, sviluppa le sue facoltà, è portato a uscire da sé e a superarsi. Tale sviluppo, se è ben compreso, vale più delle ricchezze esteriori che si possono accumulare. L’uomo vale più per quello che è che per quello che ha.
Parimenti tutto ciò che gli uomini compiono allo scopo di conseguire una maggiore giustizia, una più estesa fraternità e un ordine più umano nei rapporti sociali, ha più valore dei progressi in campo tecnico. Questi, infatti, possono fornire, per così dire, la materia alla promozione umana, ma da soli non valgono in nessun modo ad effettuarla.
Ecco dunque qual è la norma dell’attività umana. Secondo il disegno di Dio e la sua volontà l’attività dell’uomo deve corrispondere al vero bene dell’umanità, e permette agli individui, sia in quanto singoli che quali membri della collettività, di coltivare e di attuare la loro integrale vocazione.
Molti nostri contemporanei, però, sembrano temere che, se si fanno troppo stretti i legami tra attività umana e religione, venga impedita l’autonomia degli uomini, delle società, delle scienze. Ora se per autonomia delle realtà terrene intendiamo che le cose create e le stesse società hanno leggi e valori propri, che l’uomo gradatamente deve scoprire, usare e ordinare, allora si tratta di una esigenza legittima, che non solo è postulata dagli portalavorouomini del nostro tempo, ma anche è conforme al volere del Creatore. Infatti è dalla stessa loro condizione di creature che le cose tutte ricavano la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine; e tutto ciò l’uomo è tenuto a rispettare, riconoscendo le esigenze di metodo proprie di ogni singola scienza o arte. Perciò se la ricerca metodica di ogni disciplina procede in maniera veramente scientifica e secondo le norme morali, non sarà mai in reale contrasto con la fede, perché le realtà profane e le realtà della fede hanno origine dal medesimo Dio. Anzi, chi si sforza con umiltà e con perseveranza di scandagliare i segreti della realtà, anche senza che egli se ne avveda, viene come condotto dalla mano di Dio, il quale, mantenendo in esistenza tutte le cose, fa che siano quello che sono. A questo punto, ci sia concesso di deplorare certi atteggiamenti mentali, che talvolta non mancano nemmeno tra i cristiani. Alcuni per non avere sufficientemente percepito la legittima autonomia della scienza, suscitano contese e controversie e pervertono molti spiriti a tal punto da farli ritenere che scienza e fede si oppongano tra loro.
Se però con l’espressione «autonomia delle realtà temporali» si intende che le cose create non dipendono da Dio, che l’uomo può adoperarle senza riferirle al Creatore, allora tutti quelli che credono in Dio avvertono quanto false siano tali opinioni. La creatura, infatti, senza il Creatore svanisce.

Tutti cattolici?


famcriIn Italia non c’è nessuno scisma. Nessun cattolico senza papa. I numeri parlano da soli: l’88 per cento degli italiani si dice cattolico. L’80 per cento è favorevole a mantenere il crocifisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici. L’8 per mille va alla Chiesa mediamente in misura dell’85 per cento. Su queste basi, si potrebbe immaginare che una maggioranza schiacciante degli italiani sia pronta a uniformarsi alle sollecitazioni del Vaticano, per esempio in materia di fedeltà coniugale e di impiego dei contraccettivi. Ma su questo i numeri non ci giungono in soccorso. In Italia ci si sposa sempre meno, e sempre meno con rito religioso. Il numero dei divorzi è quadruplicato in 25 anni, sono cresciute le coppie di fatto e i figli nati fuori dal matrimonio.

Siamo forse atei praticanti? Neanche questo è vero. Un sondaggio della fondazione tedesca Bertelsmann su 21 mila cittadini europei ha assegnato agli italiani la palma della religiosità. L’85 per cento degli intervistati dichiara di credere in Dio, il 67 è convinto che ci sia una vita oltre la morte, il 55 addirittura va a messa almeno una domenica al mese e il 47 prega una volta al giorno. In Occidente «un senso del sacro così diffuso e radicato si riscontra soltanto in Polonia, Spagna e Stati Uniti». Dunque possiamo concludere che l’indifferenza sulle direttive della Chiesa coesiste con la «persistenza di un forte sentimento del sacro». Ma è dentro questo sentimento che dobbiamo guardare. Perché c’è di tutto. Secondo Sergio Luzzatto appare diffusa una forma di credenza senza appartenenza», un sentimento che porta a sentirsi persino «più autenticamente cristiani quando si disobbedisce al Vaticano che quando gli si obbedisce». Luzzato probabilmente ha ragione. Sono tanti coloro che credono in Dio «nonostante il Vaticano». Se è così, la Santa Sede ha qualche problema di comunicazione.

post originale qui http://www.famigliacristiana.it/informazione/il-vangelo-secondo-gli-italiani/blog/il-vangelo-secondo-gli-italiani/ma-davvero-in-italia-siam-tutti-cattiolici.aspx