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Posts Tagged ‘Benedetto XVI’

Benedetto, nel giorno del suo compleanno

17 aprile 2013 1 commento

di Luigi Accattoli

ben ultimoDue o tre idee avventate sulla traumatica e salutifera rinuncia di Papa Benedetto: sconcerto, tristezza, lenta intelligenza del fatto. Ho bisogno di tempo per fare i conti con l’uscita dalla storia di papa Benedetto, che ho subito avvertito come un traumatico e salutifero fatto di Vangelo. E’ stato come un colpo di bisturi, ha sbloccato il Papato. Stavo rileggendo il terzo volume su Gesù di Nazaret, attendevo l’enciclica sulla fede che non avremo. “Penso che basti ciò che ho fatto” aveva detto a Peter Seewald l’agosto scorso. Forse ha fatto più di quanto abbiamo capito, anche quelli che gli abbiamo voluto bene.

Sono tra quelli che l’hanno amato da subito. Me lo facevano amico – come argomentai in questa rubrica: “Non prevedevo l’elezione di Ratzinger ma sono contento che sia papa”, Il Regno 10/2005 – la sua avvertenza del mistero del male e della difficoltà di credere, l’invocazione al Signore perché torni a manifestarsi.

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La via crucis di Francesco


Il Papa al Colosseodi GIACOMO GALEAZZI per http://vaticaninsider.lastampa.it

“La convivenza tra cristiani e musulmani è segno di speranza”.Dio non è rimasto in «silenzio» di fronte al male, ha risposto, la sua risposta è la croce, che vuol dire «misericordia, amore e perdono». «Anche i cristiani sono chiamati a rispondere al male con il bene».

Questa la riflessione ispirata a Francesco, nella sua prima via Crucis al Colosseo, dalle meditazioni composte da giovani libanesi. Dal Libano il Papa ha tratto l’esempio della testimonianza di convivenza tra musulmani e cristiani, un «segno di speranza», ha detto, visibile anche nel viaggio di Benedetto XVI in Libano, lo scorso settembre, durante il quale è nata l’idea di affidare ai ragazzi libanesi, coordinati dal patriarca maronita Boutros Rai, la stesura delle meditazioni. “In questa notte deve rimanere una sola parola, che è la Croce stessa- afferma Francesco in un Colosseo illuminato a giorno da luci e fiaccole-.La Croce di Gesù è la Parola con cui Dio ha risposto al male del mondo. A volte ci sembra che Dio non risponda al male, che rimanga in silenzio. In realtà Dio ha parlato, ha risposto, e la sua risposta è la Croce di Cristo: una Parola che è amore, misericordia, perdono”. E’ anche giudizio: “Dio ci giudica amandoci. Se accolgo il suo amore sono salvato, se lo rifiuto sono condannato, non da Lui, ma da me stesso, perché Dio non condanna, Lui solo ama e salva”. La parola della Croce, evidenzia Bergoglio, è anche “la risposta dei cristiani al male che continua ad agire in noi e intorno a noi”.

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Quando Bergoglio si arrese a Ratzinger


di Luigi Accattoli

Pubblicato dal “Corriere della Sera” del 10 marzo a pagina 13 con il titolo “Così divenne Papa Benedetto XVI”

papa-dimissioni-osservatore CITTÀ DEL VATICANO – Nella storia dei Conclavi quello del 2005 che elegge Benedetto XVI ha caratteristiche tutte sue che si direbbero “miste”, trattandosi di un Conclave con esito a sorpresa nonostante il fatto che elegga il cardinale per il quale era previsto il più alto numero di voti al primo scrutinio. La sorpresa sta nel fatto che gli osservatori propendevano per ritenere Ratzinger il più votato in partenza, ma difficile a eleggere stante una notevole opposizione al suo nome, che avrebbe potuto attestarsi su un qualche antagonista “minoritario”, obbligando a individuare un candidato di compromesso.

L’antagonista in effetti ci fu e fu impersonato – malgrado lui – dall’italo argentino e gesuita Jorge Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires:  sarà in Conclave anche stavolta e oggi ha 76 anni) che arrivò a raccogliere al terzo scrutinio 40 voti sufficienti a sbarrare la via al decano Ratzinger. Ma pare che Bergoglio durante la pausa del pranzo abbia scongiurato i propri sostenitori a cessare di voltarlo, “non sentendosi pronto all’elezione”, e Ratzinger fu eletto al quarto scrutinio con – si dice – 84 voti. Non ci sono fonti documentali ovviamente, ma le indiscrezioni sull’andamento degli scrutini sono ormai consolidate e attendibili.

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Conclave 2.0


di Antonio Spadaro, sj, per http://www.cyberteologia.it/

Gli ultimi giorni di Pontificato di Benedetto XVI sono stati accompagnati da una conversazione molto attiva sui social networks. L’opinone popolare ha avuto in internet un luogo privilegiato di espressione. E’ bastato avere un profilo Facebook o un account Twitter o un blog per esprimersi, commentare, dire qualcosa. Dario Morelli su L’Huffington Post ha commentato: «Ratzinger ha mandato in tilt l’infosfera globalesemplicemente costringendola a confrontarsi con un tema un po’ più complicato del solito: il che è di per sé un altro grande insegnamento del Papa che più di ogni altro si è interessato alla comunicazione digitale». Quindi moltissimi hanno scritto post su Facebook, commenti sui blog e tweets. Tra i 10 topics trend dell’11 febbraio 2013 ben 5 erano riferiti al gesto del Papa. Ha concluso acutamente Gianni Riotta su La Stampa: «lo schivo teologo Ratzinger ha dominato Twitter: a conferma che i valori antichi sopravvivono, forti, nell’era digitale».

Quando poi i tweets di Benedetto XVI sono sono stati archiviati (non cancellati!) e la pagina dell’account @pontifex è rimasta cioè vuota, questo ha fatto percepire alla rete il senso della “Sede Vacante” più di ogni altro simbolo. Nel frattempo si moltiplicavano esponenzialmente i tweets con l’hashtag #ThanksBenedict, #ObrigadoBento, #DankeBenedikt, #GrazieBenedetto, #GraciasBenedicto,…

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Qualcosa sulla rinuncia del papa


di don Paolo Zago

ben ultimoMi è stato chiesto di dire qualcosa sulla rinuncia del papa. Immagino che al riguardo avrete letto anche voi molti testi illuminanti (e non) in questi giorni, forse anche queste mie semplici parole potranno aiutare qualcuno. Chiaramente sono le riflessioni di un semplice prete, meglio: di un credente. E dentro un orizzonte di fede si muovono.

La notizia della rinuncia del papa al ministero di vescovo di Roma mi ha molto colpito. Mi è sembrata una particolare visita di Dio, che come sempre giunge all’improvviso, sorprende e riempie di timore.  Ho sentito quindi un forte bisogno di pregare e la coincidenza con la mia presenza a Gerusalemme in quel giorno mi è stata di grande aiuto.  Quanto alle interpretazioni, tra le tante cose che ho letto e pensato in queste ore, custodisco alcune idee semplici che ritengo molto vere, al di là delle “dietrologie” giornalistiche che lasciano il tempo che trovano e sono fuorvianti.

1. Una signora commentava dicendo: è un affare tra il papa e lo Spirito Santo. Un amico che ha incontrato il papa personalmente qualche settimana fa mi diceva: è un uomo immerso in Dio. Penso che occorra guardare lì per capire qualcosa.  Continua a leggere…

Sede vacante, un regalo per i cybernauti


di don Marco Sanavio, per http://www.famigliacristiana.it

 Il web è spesso popolato da frammenti ad effetto, aforismi nati dalla fantasia dei cybernauti e non firmati. «Nulla è più Presente della tua Assenza» è una frase di origine anonima, indicizzata dai motori di ricerca, che ben racconta l’atmosfera di sospensione vissuta dopo la rinuncia di Benedetto XVI.
 Joseph Ratzinger ha accompagnato da Papa per quasi otto anni una Chiesa nata proprio dall’assenza del Cristo. È l’Ascensione che fa crescere gli apostoli, l’assenza fisica del Maestro li spinge a cercarlo nel profondo di se stessi, nei fratelli, nella comunione con gli altri. La privazione della presenza fisica li abilita all’autonomia, che non è assoluta indipendenza. Il sottrarsi genera più domande, più reazioni e più cambiamenti della presenza. Anche l’assenza digitale ha un suo peso specifico. Il sito http://www.vatican.va racconta contemporaneamente la privazione del presente e la ricchezza del passato. Si apre con lo stemma della sede vacante, ovvero con un vuoto di documenti, foto ebenedictus discorsi che quotidianamente hanno popolato il web ma, nel contempo, presenta in home page anche una pubblicazione elettronica sul pontificato di Benedetto XVI. Per la prima volta compare un sussidio elettronico che collega brevi testi foto e documenti, un regalo ai cybernauti al termine del pontificato.
L’account Twitter @Pontifex è sospeso, almeno sino all’elezione del nuovo Papa che deciderà il da farsi, ma al tempo stesso è memoria viva (e i tweet di Benedetto XVI sono tutti in archivio) di una serie di relazioni tessute nella rete in queste poche settimane di presenza sul noto social network. Il vuoto fisico fa risaltare la presenza digitale, quasi come un’ eredità spirituale che connette tutto il mondo in una prossimità impensabile fino a qualche anno fa.
L’ultima consegna di Benedetto XVI per l’anno della fede sarà un dono digitale: l’ostensione televisiva della Sindone il 30 marzo quando, forse, potrebbe già esserci il nuovo Papa. Quasi a dire con le parole di Giovanni il Battista, valide anche nella dimensione digitale: «Egli deve crescere e io invece diminuire».

 

Benedetto XVi e il potere


di Aldo Maria Valli per http://www.vinonuovo.it
guardiaPer chi ha una visione provvidenziale della vita e della storia, non è un caso che questa lezione ci arrivi proprio mentre in Italia stiamo vivendo una fase tanto avvilente
«Alle ore 20 di oggi termina il pontificato di Benedetto XVI, 265.mo Papa, 264.mo successore di Pietro. Dal 19 aprile 2005, giorno della sua elezione, Benedetto XVI ha guidato la Chiesa universale per 7 anni, 10 mesi e 9 giorni».

Si legge così, sotto la data di giovedì 28 febbraio 2013, nel bollettino ufficiale della Radio Vaticana che annuncia gli impegni del Papa. Bisogna ammettere che fa una certa impressione. Forse neppure il cronista più smaliziato avrebbe immaginato che un giorno la notizia sarebbe stata questa. Eppure ci siamo arrivati. E ci siamo arrivati con il Papa che per tanto tempo è stato dipinto come conservatore. È la riprova che le categorie di “progressista” e “conservatore” valgono poco quando si parla di pontefici e, più in generale, di rappresentanti della gerarchia cattolica. La vino nuovolettura, per forza di cose, deve sempre essere più complessa. Ma è anche la riprova del fatto che questo Papa e questo pontificato andranno analizzati con attenzione per capirne il ruolo e la portata. Colui che era stato scelto per rimettere in linea di galleggiamento una barca di Pietro sballottata da “qualsiasi vento di dottrina”, in realtà non si è limitato a questo. L’”umile lavoratore nella vigna del Signore” non ha messo mano soltanto alle fondamenta dell’edificio. Gli ha dato anche una bella rinfrescata. In almeno due modi: prima combattendo lo scandalo pedofilia e poi rinunciando al pontificato. Con la prima battaglia ha dimostrato che certi peccati non sono ineluttabili e che un’opera di purificazione può essere condotta con i fatti e non solo a parole. Con la scelta della rinuncia ha ricordato che il Papa è al servizio della Chiesa e non viceversa. La funzione del successore di Pietro è di servizio (per questo si chiama servizio petrino), e un servizio lo si può svolgere al massimo grado proprio facendosi da parte, proprio tornando a separare l’uomo (in questo caso Joseph Ratzinger) dalla funzione di Papa che gli era stata conferita dai cardinali sotto ispirazione dello Spirito Santo.

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In linea con lo spirito del Concilio


di Annachiara Valle per http://www.famigliacristiana.it

Il vaticanista Luigi Accattoli.

Il vaticanista Luigi Accattoli.

 “Questo gesto di Benedetto XVI è stato molto importante perché ha come completato la riforma della figura papale cominciata con Paolo VI”. Luigi Accattoli, vaticanista “storico” del Corriere della sera, non è stato preso in contropiede dalla rinuncia di Papa Ratzinger al ministero petrino.“Naturalmente sorpreso nell’immediato sì, ma confermato in quello che credevo nel profondo. E cioè che solo una persona come lui poteva compiere un gesto simile. Il problema delle dimissioni di un Papa era maturato da Pio XII in poi, ma in realtà solo uno come Ratzinger poteva compierlo data la sua diversità con le figure tradizionali dei Papi e anche la sua vicinanza al Concilio”.

Perché, secondo Accattoli, la rinuncia di Benedetto è perfettamente in linea con lo spirito del Concilio Vaticano II “che parla di collegialità, cioè di un avvicinamento con la figura episcopale, e di Papa come capo del collegio”. Il vaticanista insiste sul fatto che “Paolo VI aveva cominciato la riforma della figura papale liberandosi del fasto e della corte, Giovanni Paolo II l’aveva continuata con i suoi atteggiamenti da uomo completo, che va in vacanza, che va a sciare. Ora Benedetto XVI aggiunge la rivendicazione del ritirarsi quando non si hanno più le forze sufficienti. In questo io vedo un grandissimo significato e anche un vantaggio in chiave ecumenica perché alleggerisce la figura del papato, la sua valenza simbolica assoluta e sacrale e la avvicina alla visione del vescovo, quindi anche con una apertura maggiore al dialogo con gli altri cristiani”.

Annachiara Valle

post originale qui http://www.famigliacristiana.it/chiesa/dossier_2/dossier/ciao-benedetto-e-sede-vacante/luigi-accattoli-la-sua-rinuncia-in-linea-con-lo-spirito-del-concilio.aspx

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30 marzo, Ostensione della Sindone


Sindone 2.0

di DOMENICO AGASSO JR. per http://vaticaninsider.lastampa.it

In questi giorni densi di grandezza e di mistero, ecco l’ultimo dono di Benedetto XVI all’Arcidiocesi di Torino e al mondo: l’Ostensione televisiva della Sindone il 30 marzo, Sabato Santo. Il cardinale Severino Poletto, Arcivescovo emerito di Torino, racconta La Stampa come nel suo ultimo recentissimo saluto personale, alla fine del pontificato, il Papa emerito gli abbia ricordato la visita alla Sindone a Torino il 2 maggio 2010.

“Mi auguro che questo evento mondiale possa portare nel cuore di tante persone che lo vedranno un po’ di luce e di pace in questi tempi complessi e dia forza e speranza a tanti poveri e malati, ma anche a famiglie e persone in difficoltà». ha detto l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, che ricordato come da tempo avevammo riflettuto su questo progetto «con le competenti autorità della Santa Sede » e di avere ottenuto «il placet di Benedetto XVI, che ci ha incoraggiati dando un taglio di evangelizzazione e di contemplazione all’evento, in modo da favorire nei fedeli un momento di grandi spiritualità proprio nella Settimana Santa.

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Esce dalla storia, rimane nella sfera del papato


di Luigi Accattoli, per Il corriere della sera

sedesTra lo sgomento dei fedeli e la sorpresa del mondo, Benedetto XVI esce dalla storia ma resta nella sfera del Papato e realizza nei fatti una vera riforma della figura papale indicando ai successori una nuova possibilità di impersonarla oltre ogni debolezza, nascosti al mondo e vigili nell’intercessione, a silenziosa garanzia di una continuità che è sempre l’assillo principale di ogni “vescovo di Roma”.

Nei diciassette giorni che ci separano dall’atto della rinuncia compiuto l’11 febbraio abbiamo assistito al dipanarsi di un paradosso: quello di un Papa che lascia e con ciò modifica l’immagine papale più di quanto non l’abbiano fatto tutti i suoi predecessori dell’epoca moderna sommati insieme. Non ha soltanto stabilito il precedente della rinuncia per età e salute, già di suo così incisivo da costituire il primo motivo per cui gli altri Papi restavano al loro posto anche quand’era infermi, ma ha creato – con le disposizioni sul proprio futuro – la figura fino a oggi inedita del “Papa emerito”, che non porta più le Chiavi del governo della Chiesa ma resta “nel recinto di San Pietro” e accompagna “nel servizio della preghiera” il ministero del successore.

Con la discrezione e l’antiretorica che gli sono tipiche, il Papa teologo in queste singolari giornate di sospensione della vicenda bimillenaria del Pontificato Romano ha guidato la sua Chiesa all’accettazione di una totale novità: quella del passaggio dalla rinuncia al Papato come evento occasionale – già praticata nel Medioevo – alla rinuncia come ordinaria previsione offerta a ogni Papa del futuro e da ognuno praticabile secondo modalità che in questi giorni sono state via via indicate fino a configurare una forma compiuta di uscita dal governo papale che sia a un tempo permanenza, con diversa funzione, nella missione papale.

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Il computer è frutto di una storia di esperienze (Benedetto XVI)


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di Antonio Spadaro, sj

Il progresso della scienza moderna della natura si realizza attraverso tutta una storia di esperimenti, resi possibili in quanto accompagnati e proseguiti ogni volta dalla critica e intrinsecamente collegati nell’insieme.

Per esempio il problema che ha reso possibile la costruzione di un computer non era inizialmente nemmeno concepibile: non lo è stato che con lo sviluppo continuo di una storia d’esperienza, costituita da esperienze che venivano prodotte di volta in volta grazie al pensiero.

Fin qui la struttura dell’esperienza della fede è del tutto analoga a quella della scienza della natura. Entrambe vivono di un legame dinamico tra spirito e sensi, grazie al quale si apre una strada che conduce alle profondità

post originale qui http://www.cyberteologia.it/2013/03/il-computer-e-frutto-di-una-storia-di-esperienze-benedetto-xvi/

L’ultimo istante, the last moment


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Alla fine del viaggio

28 febbraio 2013 Lascia un commento

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Benedetto, in diretta streaming

28 febbraio 2013 Lascia un commento

ben ultimoIn un giorno senza precedenti per la storia della Chiesa, Aleteia presenta il social event “ la rinuncia di Benedetto XVI”, in live streaming, questa sera alle ore 21. L’evento è realizzato in collaborazione conVatican Insiderlastampa.it Telepace

Obiettivo dell’iniziativa è rispondere alle tante domande che la rinuncia di Benedetto XVI suscita negli utenti della rete. Esponenti autorevoli del mondo cattolico incontreranno su Aleteia i blogger in diretta streaming, tramite il servizio di Google Plus Hangout.

In questo set virtuale gli utenti potranno intervenire con le loro domande, o scrivendo all’indirizzo email live@aleteia.org, inserendo nell’oggetto dell’email “Social Event”.

L’ultimo giorno di Benedetto

28 febbraio 2013 Lascia un commento

ben ultimo

Benedetto, 37 tweets

28 febbraio 2013 Lascia un commento

di Antonio Spadaro, sj per http://www.cyberteologia.it

Il 3 dicembre 2012 Bendetto XVI aveva inaugurato la sua presenza su Twitter aprendo 8 accounts in altrettante lingue, alle quali il 17 gennaio ha aggiunto quello in latino. Il primo tweet è statp inviato dall’account @pontifex il 12 dicembre. Più volte il gesto che il Papa ha compiuto il 12 dicembre 2012 sullo schermo touch di un iPad è stato collegato a livello simbolico a quello compiuto da Pio XI il 12 febbraio 1931, quando l’allora Pontefice, tra i microfoni e le valvole termoioniche della Radio Vaticana, lanciava il suo primo messaggio radiofonico. E, prima ancora Leone XIII nel 1896 aveva impresso la sua benedizione sul nitrato di cellulosa della pellicola dei fratelli Lumière

La Chiesa ha sempre annunciato il Vangelo attraverso i canali attivi in un preciso momento storico. La pellicola del cinema e il microfono di una radio da una parte, e un iPad aperto su un social network come Twitter dall’altra, costituiscono due forme differenti di comunicazione, e diremmo quasi due epoche. Come la radio ha rappresentato la trasmissione dell’informazione ad ampio raggio, così Twitter rappresenta la conoscenza connettiva e condivisa con tutti i suoi rischi e le sue potenzialità.

Continua a leggere qui http://www.cyberteologia.it/2013/02/il-tagcloud-dei-tweets-di-benedetto-xvi/

Papa Benedetto, le parole nell’ultima udienza

27 febbraio 2013 Lascia un commento

La Storia che ti passa accantoIl Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato oggi l’ultima Udienza Generale del suo Pontificato. In una Piazza San Pietro gremita da decine di migliaia persone che hanno voluto salutarlo, il Pontefice, con emozione, ha detto: “Vi ringrazio di essere venuti così numerosi a questa ultima Udienza Generale. Grazie, sono veramente commosso. E vedo la Chiesa viva! E penso che dobbiamo anche dire un grazie al Creatore per il tempo bello che ci dona adesso ancora nell’inverno”.

Di seguito riportiamo il testo integrale pronunciato dal Santo Padre:

“Come l’apostolo Paolo nel testo biblico che abbiamo ascoltato, anch’io sento nel mio cuore di dover soprattutto ringraziare Dio, che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo. In questo momento il mio animo si allarga ed abbraccia tutta la Chiesa sparsa nel mondo; e rendo grazie a Dio per le ‘notizie’ che in questi anni del ministero petrino ho potuto ricevere circa la fede nel Signore Gesù Cristo, e della carità che circola realmente nel Corpo della Chiesa e lo fa vivere nell’amore, e della speranza che ci apre e ci orienta verso la vita in pienezza, verso la patria del Cielo”.

“Sento di portare tutti nella preghiera, in un presente che è quello di Dio, dove raccolgo ogni incontro, ogni viaggio, ogni visita pastorale. Tutto e tutti raccolgo nella preghiera per affidarli al Signore: perché abbiamo piena conoscenza della sua volontà, con ogni sapienza e intelligenza spirituale, e perché possiamo comportarci in maniera degna di Lui, del suo amore, portando frutto in ogni opera buona (cfr Col 1,9-10)”.

“In questo momento, c’è in me una grande fiducia, perché so, sappiamo tutti noi, che la Parola di verità del Vangelo è la forza della Chiesa, è la sua vita. Il Vangelo purifica e rinnova, porta frutto, dovunque la comunità dei credenti lo ascolta e accoglie la grazia di Dio nella verità e nella carità. Questa è la mia fiducia, questa è la mia gioia”.

“Quando, il 19 aprile di quasi otto anni fa, ho accettato di assumere il ministero petrino, ho avuto la ferma certezza che mi ha sempre accompagnato: questa certezza della vita della Chiesa dalla Parola di Dio. In quel momento, come ho già espresso più volte, le parole che sono risuonate nel mio cuore sono state: Signore, perché mi chiedi questo e che cosa mi chiedi? È un peso grande quello che mi poni sulle spalle, ma se Tu me lo chiedi, sulla tua parola getterò le reti, sicuro che Tu mi guiderai, anche con tutte le mie debolezze. Continua a leggere…

Conclave, il testo del Motu Proprio di Benedetto XVI

25 febbraio 2013 Lascia un commento

Pubblichiamo di seguito la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio su alcune modifiche relative all’elezione del Romano Pontefice, del Santo Padre Benedetto XVI e datata 22 febbraio.

Con la Lettera apostolica “De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis”, data Motu Proprio a Roma l’11 giugno 2007 nel terzo anno del mio Pontificato, ho stabilito alcune norme che, abrogando quelle prescritte al numero 75 della Costituzione apostolica Universi Dominici gregis promulgate il 22 febbraio 1996 dal mio Predecessore il Beato Giovanni Paolo II, hanno ristabilito la norma, sancita dalla tradizione, secondo la quale per la valida elezione del Romano Pontefice è sempre richiesta la maggioranza dei due terzi di voti dei Cardinali elettori presenti.

conclave infoConsiderata l’importanza di assicurare il migliore svolgimento di quanto attiene, pur con diverso rilievo, all’elezione del Romano Pontefice, in particolare una più certa interpretazione ed attuazione di alcune disposizioni, stabilisco e prescrivo che alcune norme della Costituzione apostolica Universi Dominici gregis e quanto io stesso ho disposto nella summenzionata Lettera apostolica siano sostituite dalle norme che seguono:

n. 35. “Nessun Cardinale elettore potrà essere escluso dall’elezione sia attiva che passiva per nessun motivo o pretesto, fermo restando quanto prescritto al n. 40 e al n. 75 di questa Costituzione.”

n. 37. “Ordino inoltre che, dal momento in cui la Sede Apostolica sia legittimamente vacante, si attendano per quindici giorni interi gli assenti prima di iniziare il Conclave; lascio peraltro al Collegio dei Cardinali la facoltà di anticipare l’inizio del Conclave se consta della presenza di tutti i Cardinale elettori, come pure la facoltà di protrarre, se ci sono motivi gravi, l’inizio dell’elezione per alcuni altri giorni. Trascorsi però, al massimo, venti giorni dall’inizio della Sede Vacante, tutti i Cardinali elettori presenti sono tenuti a procedere all’elezione.” Continua a leggere…

L’enciclica non scritta di Benedetto

24 febbraio 2013 Lascia un commento

di Aldo Maria Valli per http://www.vinonuovo.it

vino nuovoSi sente dire in giro, anche da qualcuno nelle parrocchie, tra i fedeli: “Ma il Papa non doveva, non poteva. Non si scende dalla croce”.

È forse il commento più avvilente, specie se fatto da credenti. Il Papa non sta scendendo dalla croce: ci sta salendo. Sta facendo l’esperienza dell’abbassamento, della spogliazione di sé. L’esperienza più radicale di abbandono nelle braccia del Signore.

Chissà quale tumulto di emozioni e di pensieri nella sua anima. Poi la scelta. Una scelta nata dalla preghiera, dall’ascolto di Dio, dal confronto con lui.

Si dice: il Papa stava scrivendo un’enciclica sulla fede, ma non l’avremo. Non è vero. L’enciclica sulla fede l’ha scritta: sta in questa sua sofferta decisione di farsi da parte agli occhi del mondo per mettersi sotto uno sguardo che conta infinitamente di più. È un’enciclica silenziosa, ma non meno efficace. E, non a caso, come sempre sono i più semplici a comprenderla.

Mentre i dotti fanno scorrere fiumi di parole per indagare le ragioni occulte delle dimissioni, gli umili hanno già capito: il Papa sta facendo l’esperienza di Gesù nell’orto dei Getsemani: “Ora l’anima mia è turbata”. E dal turbamento nasce l’abbandono nelle braccia del Padre. Si potrebbe dire, e tutti lo diciamo prima o dopo, “salvami da quest’ora”. Ma la fede sta nell’abbandono, nello spogliarsi di sé.

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“Ingravescente aetate” è la parola chiave dell’atto di rinuncia

23 febbraio 2013 Lascia un commento

di Luigi Accattoli - Pubblicato dal “Corriere della Sera” del 19 febbraio a p. 13 con il titolo “L’età avanzata” e le radici filologiche della Riforma di Benedetto

 Nell’atto di “rinuncia” di Papa Benedetto ci sono due parole chiave: “ingravescente aetate” (per l’età avanzata), che dicono da sole più di un intero discorso: sono infatti una citazione del contestatissimo “motu proprio” con cui bXVIPaolo VI nel 1970 stabiliva i limiti di età per i cardinali della Curia Romana e per il Conclave. E’ una finezza linguistica per dire che è bene che i Papi riconoscano in qualche modo valida anche per sè la norma che fanno rispettare ai loro collaboratori.

“Esaminata la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata [ingravescente aetate], non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”: così ha parlato, in latino, Benedetto XVI l’11 febbraio. Le parole “ingravescentem aetatem” erano già presenti nel decreto del Vaticano II PaoloVI“sull’ufficio pastorale dei vescovi” (1965) per invitarli a “rinunciare spontaneamente al loro ufficio” quando si vedessero “meno adatti a compiere i loro doveri”. E sono nel titolo del “motu proprio” di Paolo VI. Sono dunque parole tematiche da segnare in rosso.

Con quel documento Papa Montini stabiliva che i cardinali di Curia dovessero presentare “la rinuncia al loro ufficio” al compimento dei 75 anni e che tutti i cardinali perdessero “il diritto di entrare in Conclave” con il compimento degli 80.

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