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Ci sono ancora
di MASSIMO GRAMELLINI
Buongiorno, mi chiamo Gabriele Francesco. Sono nato a Novara l’11 aprile 2013 e oggi avrei un mese, se fossi ancora vivo. Invece sono morto lo stesso giorno in cui sono nato. Adesso tutti starete pensando che mamma e papà non si sono comportati bene: in effetti mi hanno lasciato solo, sotto un cavalcavia, con indosso pochi stracci e senza un biberon nei paraggi. Ma io non mi permetto di giudicarli. Certo è che noi neonati siamo indifesi: ci buttano dai ponti, ci fanno esplodere sotto le bombe, ci vendono per pochi soldi. Siamo carne da telegiornale. Prima di chiudere gli occhi, mi sono raggomitolato tra i rifiuti per cercare conforto e ho pensato: ma è davvero così brutto questo mondo che sto già per lasciare? Poi mi sono sentito sollevare e sulla nuvola da cui vi scrivo ho visto che la bellezza c’è ancora. C’è bellezza nel camionista che mi ha trovato e nell’ispettore che mi ha messo questo nome meraviglioso: è importante avere un nome, significa che sei esistito davvero. C’è bellezza nei poliziotti che per il mio funerale hanno fatto una colletta a cui si sono uniti tutti, dai pompieri alle guardie forestali. E c’è, la bellezza, nella ditta di pompe funebri che ha detto «per il funerale non vogliamo un euro», così i soldi sono andati ai volontari che in ospedale aiutano i bimbi malati. Dove sono nato io, metteranno addirittura una targa. Allora non sono nato invano. Mi chiamo Gabriele Francesco, e ci sono ancora.
(Liberamente tratto dal testo inviatomi ieri, giorno del funerale di Gabriele Francesco, da un lettore di Novara che ha chiesto di restare anonimo. C’è tanta bellezza anche in lui).
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Disabili e bambini nella piazza di papa Francesco
di Luigi Accattoli
“Cari fratelli e sorelle buongiorno”. Papa Francesco ha appena iniziato a parlare in piazza San Pietro dopo il più lungo dei giri tra la folla che abbia compiuto fino a oggi: 38 minuti, accarezzando un centinaio di bambini, scendendo due volte dalla campagnola per abbracciare una ventina di persone disabili. L’inizio dell’Udienza è previsto per le 10,30 ma Francesco – come i predecessori – esce sulla piazza con qualche anticipo per salutare la folla. L’anticipo è generalmente di una quindicina di minuti e dipende sia dalla quantità dei “pellegrini” annunciati, sia dagli impegni del Papa che precedono l’appuntamento. Nei mesi di avvio dei Pontificati è normale che la piazza si riempia. Di straordinario in quello che abbiamo visto stamane c’è l’intenzione del Papa di ampliare lo spazio della festa con la folla. Una donna si avvicina alla papamobile e chiede al Papa di scendere per andare da una donna anziana, Francesco scende e va ad abbracciarla. La folla gli porta altri invalidi piccoli e grandi e lui va da tutti e a tutti dona – come può – un gesto d’affetto. Poi parla dello Spirito in vista della Pentecoste che sarà domenica 19: “Lasciamo che lo Spirito Santo ci parli al cuore e ci dica che Dio è amore, che sempre Lui ci aspetta, che Lui è il Padre e ci ama come vero papà. E questo soltanto lo dice lo Spirito Santo al cuore“.
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Roba da piccoli
“Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (Mt 11,25-30)
Nella consegna totale di sé, Santa Caterina osa porsi di fronte a Dio come una figlioletta farebbe i capricci con il suo papà. Solo i piccoli possono permettersi di rivolgersi al Signore “pretendendo” di essere esauditi. Specie per il bene della Chiesa.
“Dunque ti costringo, poi che tu sai e vuoi e puoi, che tu facci misericordia al mondo e renda il calore della carità con pace e unione nella santa Chiesa. Io non voglio che t’indugi di più”. (Santa Caterina da Siena)
Scuola, un popolo di genitori nonni taxisti, soltanto l’8% va a casa da solo
In Germania il 76%, in Inghilterra il 25%: i bambini italiani, a differenza dei coetanei europei, sono sempre scortati dagli adulti: secondo esperti e pediatri è molto negativo. I bambini italiani sono sempre meno autonomi. A scuola vanno accompagnati da un adulto, tra l’altro più con l’ automobile che con i mezzi pubblici. Solo l’8% torna a casa da solo , a fronte del 25% dei coetanei inglesi e del 76% dei tedeschi. L’autonomia di spostamento dei bambini italiani, già molto limitata, si è ulteriormente ridotta negli ultimi anni e secondo gli esperti con ricadute negative sia sul benessere sia sullo sviluppo psico-fisico. A rilevarlo è una ricerca del Cnr promossa dal Policy Studies Institute di Londra che ha visto il coinvolgimento dell’Italia, della Germania e di altri 15 Paesi del mondo.
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L’Europa raccomanda l’infanzia
di Alberto Picci per http://www.famigliacristiana.it
“Investire nell’infanzia: rompere il circolo vizioso dello svantaggio sociale”: è il titolo della raccomandazione della Commissione europea per ri-orientare le politiche sociali degli Stati membri nella prospettiva di modernizzare i sistemi di protezione sociale all’insegna di efficacia, adeguatezza e sostenibilità. L’invito è chiaro: urgono investimenti sociali mirati che siano integrati in una politica basata sull’universalità dei diritti così da aumentare l’uguaglianza delle opportunità.
Cari bambini, la morte non è una favola
di don Luigi Ciotti per http://www.avvenire.it
Discorrere di morte non è mai stato un compito facile, in particolare con i bambini, ma nemmeno tra adulti, e neanche con se stessi. Soprattutto oggi che, sull’onda lunga avviatasi con la seconda metà del Novecento, il rapporto tra la società e la morte è mutato, e la comunicazione sul morire è diventata ancora più difficile, sempre più limitata alla cerchia ristretta del morente e delle persone che gli stanno accanto, sempre più lontana dalla quotidianità della vita, sempre meno percepita dal contesto comunitario. Con l’abbattimento, in Occidente, della mortalità infantile e l’allungamento della vita oltre i settant’anni, la morte è stata allontanata in un futuro lontano, è stata espulsa, se non occasionalmente, dai fatti di famiglia, ed è stata accantonata dalla realtà della vita. Questo significa che la morte non fa più parte della vita: non la condiziona, non la limita, non
infierisce. I meccanismi di difesa psicologici, individuali e collettivi, appoggiandosi su una constatazione di realtà (il fatto che la scienza e la medicina oggi consentano, nel Nord del mondo, di morire di meno e di vivere molto più a lungo), hanno consentito di dimenticare la morte, di esorcizzarla, di tenerla lontana dalle nostre paure e dalle nostre ansie. Alcuni studiosi hanno osservato come agli inizi del secolo scorso il tabù fosse la sessualità, mentre la morte era parte integrante della vita: quando moriva il nonno si era insieme, nella stessa casa e i riti di congedo (veglia, ritrovo della famiglia, funerale) permettevano a tutti – anche ai bambini – di essere presenti, di partecipare al lutto e di elaborarlo. Oggi siamo in presenza dell’esatto contrario: molta più confidenza con i temi della sessualità, ma silenzio totale per quanto riguarda la morte.
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Bambini e adolescenti allo specchio, le preoccupazioni degli adulti
I morsi della crisi economica colpiscono anche le nuove generazioni. E tra gli adolescenti stanno assumendo contorni preoccupanti fenomeni emergenti: sexting, fughe da casa, gioco d’azzardo. Lo affermano Eurispes e Telefono Azzurro, che hanno promosso una ricerca presentata il 16 gennaio a Roma presso la Camera dei Deputati. Giunta alla 13a edizione, l’Indagine conoscitiva sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia – dal titolo Figli di oggi. Cittadini (fragili) di domani– fotografa bambini e teenager alle prese con i media e le nuove tecnologie, la scuola e la famiglia. La ricerca è stata realizzata su un campione probabilistico con un questionario: hanno risposto 1.100 bambini dai 7 agli 11 anni e 1.523 ragazzi tra i 12 e i 18 anni. Complessivamente, la rilevazione ha coinvolto 23 istituti scolastici.
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Ac e catechesi: aiutare i bambini e i ragazzi
Dopo il Convegno nazionale, che ha visto impegnati educatori dei gruppi Acr, Giovanissimi e Giovani in una riflessione dal titolo “Collaboratori della vostra gioia. La passione di educare insieme”, vi scriviamo per condividere con voi le intuizioni e le prospettive emerse dai convegni regionali promossi dall’Ufficio Catechistico Nazionale, durante i quali gli educatori di Azione cattolica hanno potuto dare il loro contributo vero, significativo e competente. Abbiamo, inoltre, scelto di dedicare i lavori del Consiglio nazionale di ottobre alla riflessione sull’Iniziazione cristiana nella certezza che educare alla fede è per la nostra associazione vocazione e con-vocazione; è consapevolezza che la fede cresce «quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia» (Porta fidei, 7) ed è volontà di annunciare, con la Chiesa tutta, la bellezza di essere amati da Dio ed accolti nel suo Popolo. Il saper introdurre alla vita della comunità cristiana di cui si è espressione, il saper stare in ascolto dello Spirito per educare a leggere i segni di Dio, la
capacità di costruire relazioni discrete e propositive, rappresentano per tutti noi quelle direttrici, già ampiamente condivise dal nostro Progetto formativo, dalle quali vogliamo oggi ripartire.
Dai 16 incontri regionali, è emerso fortemente che l’annuncio della novità di Gesù e l’introduzione paziente e consapevole nella vita nuova in Cristo attraverso l’ascolto della Parola di Dio, la celebrazione dei sacramenti e la testimonianza dei discepoli del Signore, è ciò che tutta la comunità cristiana, la Chiesa tutta, riconosce come propria responsabilità nei confronti dei fanciulli e dei ragazzi. L’Azione cattolica assume questa responsabilità e riconosce che questo compito di aiutare i bambini e i ragazzi che le sono stati affidati a diventare cristiani, è anche il proprio. Continua a leggere…
Nati uguali ma subito disuguali
La disuguaglianza tra bambini ricchi e poveri nel mondo è cresciuta del 35%. Con gravi conseguenze su salute, sopravvivenza e accesso all`istruzione. Lo afferma Save the Children nel suo rapporto “Nati Uguali” presentato dall`Organizzazione in occasione della Giornata Mondiale per i Diritti dell`Infanzia e dell`Adolescenza. Secondo l’organizzazione negli ultimi vent`anni sono stati raggiunti i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini più poveri.
Secondo il nuovo rapporto dell`Organizzazione, che raccoglie i dati relativi a 32 paesi, il gap tra i bambini poveri e quelli ricchi a livello globale è cresciuto del 35% rispetto al 1990 – un aumento doppio
rispetto a quello riscontrato per gli adulti – con la conseguenza che in alcuni paesi la mortalità infantile sotto i 5 anni per i bambini poveri è doppia rispetto a quella dei più ricchi. In linea generale, il rapporto dimostra che i bambini che nascono con maggiori possibilità economiche hanno 35 volte le possibilità di accedere alle risorse rispetto a quelli più poveri e questo riguarda ad esempio l`accesso all`educazione, alle cure sanitarie, ma anche una minore possibilità di dover lavorare in tenera età.
Infanzia, una giornata per capire
Il sito www.ilpost.it ci spiega il significato della giornata mondiale dell’infanzia
La Giornata mondiale dell’infanzia è festeggiata oggi da Google con un doodle. Al posto del classico logo della società,
nella pagina principale del motore di ricerca c’è un disegno che mostra alcuni ragazzini intrattenuti da un adulto, per ricordare i 23 anni della approvazione della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia.
Il 20 novembre del 1989 l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York approvò il primotrattato giuridicamente vincolante che afferma i diritti di tutti i bambini. In Italia il provvedimento fu ratificato due anni dopo.
La Convenzione cambiò sostanzialmente il modo di vedere i bambini dal punto di vista giuridico. Divennero soggetti di diritti e non più semplice oggetto di tutela e protezione. Ai diritti riconosciuti universalmente come quelli al nome, alla sopravvivenza, alla salute e all’istruzione, ne furono affiancati una serie di nuova concezione. La Convenzione, infatti, riconosce per il bambino il diritto all’identità legale, al rispetto della sua riservatezza e della sua libertà di espressione.
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Infanzia, diritti negati
di Sandro Zampa
L’infanzia con i suoi diritti, dimenticati o disconosciuti, con la sua bellezza e la sua forza, farà irruzione oggi, 20 novembre, alla Camera e al Senato in occasione della 23° Giornata che celebra l’affermazione e la tutela dei diritti delle persone di età minore avvenuta a New York nel 1989 per iniziativa dell’Assemblea Generale dell’Onu. Nelle stesse ore, per una coincidenza davvero felice, sarà presentato alla stampa ‘L’infanzia di Gesù’, ultimo volume dell’opera di Benedetto XVI sulle
ragioni della fede e la figura di Gesù. L’iniziativa parlamentare, rompe un ‘silenzio assordante’ delle Istituzioni sul tema dei minori e richiama il governo a mettere rimedio a un’assenza di politiche per l’infanzia che, in realtà, si traduce nell’incapacità di investire su un progetto vincente di Paese e di concorrere a costruire un futuro migliore. Continua a leggere…
La domanda che vola
Come educare i bambini alla morte e al lutto? Un nuovo libro di uno specialista in psicologia medica prova a esplorare strade nuove
«La domanda che vola»: si intitola così un breve saggio appena pubblicato dall’editrice EdB in cui Francesco Campione, medico e fondatore dell’Istituto di Tanatologia e Medicina psicologica, affronta il tema delicato del rapporto tra i bambini e la morte. La particolarità dell’approccio di Campione è il tentativo di andare oltre sia al discorso «favolistico» sia a quello «scientifico» sulla morte, per provare a tracciare una strada in cui le domande sulla morte diventano anche nel bambino occasioni per incontrare il mistero della vita. Dal volume anticipiamo qui sotto un brano del primo capitolo.
«Chi insegnerà agli uomini a morire, insegnerà loro a vivere»: questo aforisma di Montaigne afferma che è difficile imparare a vivere senza aver trovato qualche soluzione al problema della morte, cioè senza che qualcuno ci abbia insegnato a morire. La tesi è convincente. Basta considerare quale vita sono costretti a fare coloro che sono dominati dai sentimenti che può provocare negli esseri umani la coscienza di essere mortali, cioè, fondamentalmente, la paura, l’angoscia e il desiderio della morte.
Chi ha tanta paura di morire tenderà ad aver «paura di tutto» – perché si può rischiare di morire anche inciampando su un gradino di casa -, o a sviluppare qualche paura «preventiva» (fobia), che consiste nell’evitare ciò che fa pensare al rischio di morire, come la fobia dell’aereo, dei luoghi affollati, del buio o della morte stessa.
Chi teme che il nulla ci attenda dopo la morte, cioè chi pensa che si viva una volta sola e soffre di quella particolare sofferenza che i filosofi (come Heidegger) hanno chiamato «angoscia di morte», dovrà impegnarsi nella sempre incerta ricerca dell’eternità e dell’infinito, se vuole annullare il nulla dopo la morte, o dovrà trovare il coraggio di vivere come se ogni istante fosse l’ultimo, se vuole fare l’eroe di fronte al nulla.
Chi desidera la morte ogni volta che non riesce a sopportare la vita avrà una vita precaria e la disprezzerà ogni volta che soffre troppo.
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Il convegno dei bambini
Hanno lavorato come i giovani e gli adulti e hanno presentato anche loro il frutto della riflessione. Sono i bambini dell’Acr che sabato e domenica a Casamari hanno riflettuto sul tema della fede, insieme a tutti gli altri partecipanti all’Assemblea diocesana. Mons. Spreafico li ha ringraziati per il loro esempio e la disponibilità per il servizio di Gesù.
Obesità, 22 milioni di bambini a rischio in Europa
DIRE – Notiziario minori) Roma, 16 ott. – ‘The Childhood Obesity Pandemic’ e’ il titolo del convegno internazionale che si svolgera’ a Bruxelles il prossimo 18 ottobre, a cura di Public Policy Exchange in collaborazione con Centre for Parliamentary Studies. Secondo recenti dati diffusi dalla commissione Europea l’obesita’ infantile coinvolge circa 22 milioni di bambini nell’Ue e la cifra e’ destinata a crescere di oltre quattrocentomila casi all’anno. Il convegno vuole essere un’occasione per riflettere ai massimi livelli accademici e politici sul parziale fallimento delle politiche finora adottate per contrastare il fenomeno.
Infatti, la maggior parte delle iniziative intraprese a livello europeo, tra le quali campagne di sensibilizzazione, strategie per spingere bambini e adolescenti a modificare i comportamenti alimentari, non hanno del tutto raggiunto l’obiettivo di ridurre il numero degli obesi e dei soggetti a rischio in quanto sovrappeso. La sfida che coinvolge tutti i Paesi europei e’ trovare strade nuove che permettano in tempi brevi di agire sulla patologia. La via da seguire sembra essere quella della prevenzione di primo livello attraverso un approccio globale che coinvolga tutte le istituzioni interessate e che inizi sin dalla gravidanza. Durante il convegno si affrontera’ anche il tema da un punto di vista normativo, avanzando la necessita’ di adottare un quadro europeo che regolamenti tutti gli aspetti legati all’obesita’: pubblicita’ di prodotti alimentari, programmi scolastici, programmi sanitari. Per maggiori informazioni sul programma il link al quale collegarsi e’: http://www.minori.it/sites/default/files/programma_94.pdf.
Piccolo è grande
di don Mario Aversano
“Chi accoglierà questo bambino nel mio nome, accoglie me” (9,46-50)
I bambini giocano “a fare i grandi”.
Ma è più difficile fare il contrario.
Gli adulti sono infantili quando credono di essere grandi.
Ma sono maturi se sanno farsi piccoli.
Catechista, niente fuga, ne vale la pena
di Assunta Steccanella per www.vinonuovo.it
E’ settembre, si ricomincia. Chiusa la parentesi estiva e accantonati gli affannosi tentativi di riposarsi, anche in parrocchia riprendono tutte le attività consuete. Sono coordinatrice del gruppo catechistico da molti anni, e in questo periodo sono alle prese con l’organizzazione dell’attività e il gioco ad incastro tra le disponibilità orarie dei catechisti e le disponibilità logistiche delle stanze.
E poi mi manca sempre qualcuno. Tradizionalmente il servizio di catechista in Italia è svolto da una schiacciante maggioranza di donne (circa l’80%) e la nostra parrocchia non fa eccezione. Ebbene, qui la fuga delle quarantenni la sentiamo sulla nostra pelle già da alcuni anni. Alle defezioni, normalmente per seri motivi, delle catechiste esperte è sempre più difficile trovare ricambi; spesso, poi, le “nuove” accettano, restano uno, due anni, poi lasciano. “E’ un impegno troppo gravoso” ”Non mi sento preparata” ”E’ difficilissimo gestire i bambini”
Tutte ragioni valide. Per svolgere il servizio, prezioso, di trasmissione della fede occorrono dedizione, preparazione, pazienza infinita. Ma quello che non è ben chiaro è che queste doti devono esistere in potenza, non in atto: essere catechista non è una condizione previa, fatta e finita. Catechisti si diventa, sul campo. E il lungo percorso, inesorabilmente, ci rende persone migliori. Per quel che vale, posso portare un piccolo esempio personale. Sono passati ventisei anni da quando ho cominciato: mi ero trasferita da poco dal mio paese di provenienza, e all’epoca ero una giovane mamma di due bimbi. Un giorno, senza che lo avessi previsto né progettato, per una serie di coincidenze mi trovai coinvolta nella catechesi e il parroco mi affidò una IV elementare. Iniziai l’avventura con grande fiducia nella mia preparazione sui contenuti della fede: ero convinta di sapere tutto ciò che occorreva, mentre avevo molti dubbi riguardo alla mia competenza sul metodo da impiegare. Ci pensarono però i bambini a farmi cambiare idea: di fronte alle loro domande provocatorie mi rendevo conto, spesso, di essere in grado di dare solo delle risposte stereotipate, poco capaci di graffiare il quotidiano. Mentre la metodologia si arricchiva, cresceva la consapevolezza di quanto fosse superficiale la mia conoscenza del cristianesimo. Così cominciai a cercare una strada per formarmi.
Ho iniziato frequentando la scuola diocesana di formazione teologica, e ho scoperto un mondo. Essere catechista ha costituito un’occasione straordinaria di crescita, umana e cristiana, perché il rapporto con i bambini e la formazione teorica mi hanno condotto a ripensare non solo la mia vita di fede, ma la modalità stessa di rapportarmi con gli altri. E nel corso degli anni ho potuto verificare, più volte, che questo vale per tutti coloro che accettano di mettersi in gioco sul serio, in questo servizio.
Quindi? Non è possibile obbligare nessuno a scegliere di impegnarsi come catechista, io però posso affermare quello che credo: è settembre, si ricomincia, ne vale la pena
Compriamo una gomma bianca
di LUIGI BALLERINI
La chiamano sindrome da rientro e c’è chi fideisticamente la ritiene inevitabile, un male necessario che arriva ai primi di settembre, in anticipo sull’influenza stagionale. Quando vediamo l’immancabile servizio ‘stagionale’ al tiggì annuiamo, ugualmente prede di un male comune. Potremmo definire così quel particolare malessere che ci coglie al rientro, e forse persino negli ultimi giorni di vacanza, quando anche il solo pensiero di tornare alle attività di sempre ci strizza un po’ lo stomaco. E rende pesante il respiro. Fa male, lo sappiamo, ma c’è di buono che di solito dura poco; giusto il tempo di imparare di nuovo a vivere in apnea, con gli impegni a dettare i nostri ritmi e la sensazione di essere trascinati da un fiume in piena dove non serve neanche più nuotare, perché tanto è la corrente che fa tutto. Eppure, anche in questo periodo in cui sandali e bermuda lasciano il posto agli abiti della cosiddetta civiltà, i bambini tornano nuovamente in nostro aiuto. Sì, è vero, anche loro erano contenti di stare al mare a costruire i castelli di sabbia (quelli veri!) o in montagna a scorrazzare nei prati e rincorrere le mucche prima di essere a loro volta inseguiti, ma volete mettere il loro sguardo quando li aiutiamo a prepararsi per l’inizio della scuola, magari per il loro primo inizio? Per loro tutto sa di promessa e vive di un’attesa emozionante, ma lieta e carica di aspettative buone. È incredibile come dopo tanti anni anche per noi – uomini e donne maturi, che sanno come va la vita – settembre coincida ancora con l’odore di una gomma nuova e pulita, col fruscio di uno zainetto troppo grande sulle spalle, anche con la rabbia per le copertine dei libri che si attaccavano sempre storte. Siccome, però, non si vive di ricordi, ma solo di memoria, non dobbiamo compiere l’errore di ridurre questo pensiero a una pura notazione nostalgica. Continua a leggere…
Bambini e app, non solo apprendimento
Pierdomenico Baccalario su Repubblica ci fa ragionare sul rapporto tra bambini e applicazioni educative per il computer. Sono formidabilmente attraenti, i bambini imparano di più ma forse sono meno liberi.

CREDO di aver imparato il significato del termine divulgazione ben dopo aver preso la patente. Quando ero bambino passavo gran parte delle mie giornate tra le pagine di Vita Meravigliosa, un’enciclopedia dove gli argomenti più disparati erano esposti senza ordine: Chopin, il mosaico, i calabroni, il rame, le teleferiche. Era riccamente illustrata, e, allora come oggi, i disegni sono insuperabili per suscitare il senso di immedesimazione dei bambini e la loro curiosità. Gran parte dei miei interessi deriva da quelle giornate, e da quel genere di libri: hanno sempre rappresentato una quota di mercato minoritaria rispetto alla narrativa, ma di importanza fondamentale. Nel 2010 accanto all’80,58% di libri di fiction, le 450 novità divulgative comprendevano 16 tra dizionari ed enciclopedie, 138 libri di “natura” (animali, alberi e dinosauri), 60 biografie, storia e geografia, e quasi altrettanti libri di scienza e tecnologia (i bambini sembrano adorare i trattori). La divulgazione scientifica sembra aver tenuto il passo, pur se in una costante caduta che, a due anni di distanza dagli ultimi dati disponibili, si è ulteriormente accentuata.
Nonostante tutto, i genitori sembrano ancora apprezzarli: Anna Parola, dalla Libreria Ragazzi di Torino, lamenta come gran parte dei libri di divulgazione in Italia siano concentrati su materie non umanistiche. Va fortissimo il Corpo Umano, ma non la sessualità, i Castelli medievali, ma non le crociate.
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Non dimentichiamo i bambini siriani
Roberto Zicchitella ci ricorda la campagna dell’Unicef per salvare i bambini dalla guerra civile in Siria.
persone. A fine luglio il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha deciso di stanziare 500 mila euro della Cooperazione italiana per finanziare il piano di emergenza dell’Unicef. «In questo modo 2.500 tra bambini e adolescenti siriani, rifugiati in Libano, potranno essere inseriti nelle scuole pubbliche locali e usufruire dei programmi di assistenza psicologica per superare i traumi delle violenze nel loro Paese», ha dichiarato il presidente dell’Unicef Italia, Giacomo Guerrera.Culle per la vita, attenti al fai da te
DIRE – Notiziario minori) Roma, 27 lug. – Sono 641 in Italia i neonati partoriti in strutture sanitarie e non riconosciuti, dichiarati adottabili e adottati (2007, ultimo dato disponibili). Per la legge italiana, infatti, le donne, anche straniere irregolari, che non intendono riconoscere il proprio nato, hanno il diritto di partorire in assoluta segretezza e sicurezza in ospedale. In questo caso il neonato viene dichiarato adottabile e le mamme hanno 3 mesi di tempo per ripensarci. Una scelta responsabile, secondo l’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie, che dopo il caso del neonato lasciato all’Ospedale Mangiagalli di Milano, torna a ribadire la propria contrarieta’ alle “culla per la vita”, “Le culle termiche (riproposizione delle ruote di medioevale memoria), finalizzate,nell’intenzione dei loro promotori, a contrastare ‘l’abbandono dei neonati nei cassonetti’, – sottoliena la presidente Donata Nova Micucci, – non solo si sono rivelate inefficaci a realizzare questo obiettivo, ma sono del tutto negative in quanto rischiano di incentivare i parti “fai da te ” in ambienti inidonei privi della piu’ elementare assistenza sanitaria con gravi pericoli per la salute e la sopravvivenza stessa della donna e del neonato e a deresponsabilizzare le istituzioni”, Inoltre secondo l’Anfaa “deresponsabilizzano le istituzioni che hanno il dovere di assistere le gestanti in gravi difficolta’ ed i loro nati”. Continua a leggere…





