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Archivio per la categoria ‘disabilità’

Ricordo la sua faccia contenta


di Luigi Accattoli

vino nuovo“Una donna grazie alla fisioterapia è riuscita a riprendere l’uso della mano per poter mangiare da sola, dopo tre giorni è morta, ma ricordo ancora la sua faccia contenta. Perché non dovremmo farlo?”
Don Aldo Trento, missionario ciellino in Paraguay, si dedica all’assistenza dei malati terminali ad Asunciòn e così narra ad “Avvenire” del 19 aprile 2013 l’avventura della clinica che ha realizzato otto anni addietro per accogliere gratuitamente i colpiti dall’Aids che vedeva morire per strada: “Il malato non è segno di Cristo, ma è Cristo. Chi viene qui deve dire: ‘Io voglio dare la vita per loro’. Qui tutto è bello e tutto è lacrime. C’è chi ci chiede come mai investiamo tanto nella riabilitazione di questi malati. Una donna grazie alla fisioterapia è riuscita a riprendere l’uso della mano per poter mangiare da sola, dopo tre giorni è morta, ma ricordo ancora la sua faccia contenta. Se fosse anche solo per un minuto di contentezza, perché non dovremmo farlo? Una cosa è la terapia del dolore, un’altra è imbottire di morfina. Bisogna educare a stare a fianco, ma questo cozza contro la mentalità egoistica: suor Sonia sta lì giorno e notte e con una carezza li fa sentire amati”.  Dedico le parole di don Aldo a quanti hanno in casa o visitano all’ospizio un familiare colpito da grave malattia o comunque non autosufficiente e si accontenta di procurargli, come può, “un minuto di contentezza”.

post originale http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1260

 

Diverso sarai tu

20 marzo 2013 2 commenti

 di Alberto Picci, per http://www.famigliacristiana.it

disabilità«È importante che gli studenti normodotati prendano coscienza di cosa significhi la disabilità per poter modificare in modo consapevole il proprio atteggiamento culturale e attivare processi interiori di rispetto, solidarietà e comunicazione positiva di inclusione di persone disabili anche in ambito extrascolastico e, in futuro, nel mondo del lavoro». Eva Schwarzwald e Mario Nuzzo sono gli ideatori del progetto “Diverso da chi? per una nuova cultura del rispetto”, promosso dall’associazione culturale Controscena per sensibilizzare il mondo della scuola e i ragazzi in particolare sull’importanza di conoscere i diritti delle persone affetta da disabilità e sull’impegno che richiede difenderli dai soprusi, dall’indifferenza e dai pregiudizi.

A dover cambiare, in sintesi, non è la persona disabile né tanto meno si può pretendere che sia la disabilità stessa a modificarsi: è una questione di percezione. Di punto di vista. Solo quando si riesce a inquadrare il tema, mettendo a nudo gli stereotipi e approfondendo la conoscenza, è possibile a creare nei ragazzi la consapevolezza che l’aggregazione sociale è tale solo se condivisa senza distinzioni.

Continua a leggere qui http://www.famigliacristiana.it/volontariato/news_3/articolo/diverso-sarai-tu.aspx

Il buon Samaritano, ancora di moda


Mauro Platè con famiglia, nominato dalla Focsiv "volontario dell'anno" (foto Leto).

Ricorda a tutti che il buon samaritano continua ad avere ancora tanti seguaci. Il 5 dicembre il mondo ha celebrato la Giornata internazionale del volontariato dell’Onu. Quest’anno, però, c’è poco da festeggiare. Il 2012, infatti, ha dispensato molte delusioni. In Italia, almeno. La prima a marzo, quando il Governo ha cancellato, con eccessiva fretta, l’Agenzia per il Terzo settore. Istituzione che garantiva il corretto rapporto tra lo Stato e il mondo delle associazioni. A maggio, la seconda stoccata, con i pagamenti ritardati del 5 per mille e la riduzione immotivata del fondo. Sempre più esiguo.

Non è andata meglio in autunno. La legge di stabilità ha messo a rischio le donazioni al volontariato. E ha proposto di alzare di sei punti l’Iva sulle prestazioni sociali. A discapito di chi opera con minori, non autosufficienti e disabili. Un suicidio. Né arrivano segnali positivi sull’Imu per gli enti non profit. Il legislatore fatica a riconoscere e a valorizzare il prezioso mondo del volontariato. È succube del “dio denaro”. Una divinità cieca e despota. Eppure, non è difficile distinguere le mense della Caritas dagli esercizi commerciali.

Continua a leggere qui http://www.famigliacristiana.it/volontariato/organizzazioni/articolo/ma-il-buon-samaritano-ha-ancora-tanti-seguaci.aspx

famcri

I disabili? Un valore prima che un problema


di Jacopo Scaramuzzi per http://famigliacristiana.it

 Appello del Papa per i disabili all’Angelus odierno di inizio dell’Avvento. Lo spunto è la Giornata internazionale dei diritti delle persone con disabilità che si celebra domani. «Ogni persona, pur con i suoi limiti fisici e psichici, anche gravi – ha detto Benedetto XVI affacciato dalla finestra del suo studio in piazza San Pietro – è sempre un valore inestimabile, e come tale va considerata. Incoraggio le comunità ecclesiali ad essere attente e accoglienti verso questi fratelli e sorelle. Esorto i legislatori e i governanti a tutelare le persone con disabilità e a promuovere la loro piena partecipazione alla vita della società».
Benedetto XVI ha ricordato alle migliaia di fedeli raccolti all’interno del colonnato del Bernini il significato dell’Avvento per i credenti. «Oggi la Chiesa inizia un nuovo anno liturgico, un cammino che viene ulteriormente arricchito dall’anno della fede, a 50 anni dall’apertura del Concilio ecumenico vaticano II», ha detto R

famcri

atzinger. Il “primo tempo” di questo itinerario è l’Avvento: «La parola “avvento” significa “venuta”, o “presenza”. Nel mondo antico indicava la visita del re o dell’imperatore in una provincia; nel linguaggio cristiano è riferita alla venuta di Dio, alla sua presenza nel mondo».

Dislessia: psicologia non medicine

19 novembre 2012 Lascia un commento

(DIRE – Notiziario Sanita’) Roma, 12 nov. – Dalla scuola deve ripartire un movimento culturale che ridia alla pedagogia il ruolo che le spetta, perche’ i Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) devono essere affrontati da un punto di vista pedagogico e non sanitario. Questo il messaggio lanciato sabato a Roma dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) al XV convegno nazionale dedicato al tema delle ‘Dislessie’.

Il titolo dell’iniziativa e’ “provocatorio perche’ vogliamo riflettere su una situazione sempre piu’ sanitarizzata”. Cosi’ Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO, ha aperto i lavori del Convegno presso la scuola I. C. Regina Elena di Roma. “I disturbi dell’apprendimento- ha proseguito- hanno origini diverse e vanno appunto compensati con i progetti pedagogici. I Dsa invece hanno un’origine psicologica, mentre l’ipotesi genetica non e’ stata mai dimostrata e semmai lo fosse riguarderebbe una percentuale talmente minima, come per tutte le malattie rare, da non poter costituire un valido riferimento”. Quindi, per lo psicoterapeuta, “dire che la dislessia abbia un’origine genetica solo perche’ sono aumentate le segnalazioni sarebbe come affermare che anche l’obesita’, l’anoressia e la bulimia abbiamo un’origine genetica, se pensiamo – ha precisato- che si tratti di un problema che riguarda il 30% degli adolescenti”. Ma ultimamente si arriva “al paradosso- ha aggiunto il direttore dell’IdO- parlando addirittura di cripto dislessici che compaiono al liceo. Noi vogliamo affrontare il discorso a livello psicopedagogico ed evitare che la scuola divenga un reparto di bambini diversi”.

Continua a leggere qui ?news=01

Disabili, testimoni privilegiati di Gesù

17 novembre 2012 1 commento

di Anna Chiara Valle per www.famigliacristiana.it

Jean Vanier è un canadese nato a Ginevra (Svizzera)  il 10 settembre 1928.

Jean Vanier è un canadese nato a Ginevra (Svizzera) il 10 settembre 1928.

Volto sereno e grande comunicativa. Ha 84 anni compiuti, ma ne dimostra meno. Una folla di giornalisti lo attende nella hall della casa dov’è ospite. Jean Vanier, il filosofo canadese fondatore dell’Arca e ispiratore del movimento Fede e luce, parla con serenità della sua esperienza con le persone affette da handicap mentali. L’Arca, che oggi ha 140 comunità sparse in tutto il mondo, di cui due in Italia, tremila operatori e tremila persone seguite, nasce nel 1963 dall’incontro di Jan Vanier con due persone alle prese con problemi mentali.

«Tutto quello che volevo», racconta, «era di fare un atto di giustizia, di far uscire uomini e donne, giovani e non, da una situazione insopportabile. Erano persone che stavano in un istituto violento, senza lavoro, dove mancava tutto. Posso dire che non pensavo fosse un gesto rivoluzionario. Io volevo solo vivere con loro. E poi, dopo un po’, quando altri hanno  conosciuto questa esperienza ci hanno raggiunto perché era una nuova forma di vita comunitaria. Dopo arrivarono richieste da parte delle famiglie, di altre strutture e quindi siamo stati obbligati a crescere».

continua a leggere qui jean-vanier-le-vie-del-samaritano.aspx

Abbattere le barriere e lasciare i segnali

3 novembre 2012 1 commento

Ceccano, via Magenta… senza parole!

Vergognarsi? No, dichiararsi imperfetti!


di don Mario Aversano

“Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto” (Lc 11,37-41)

Ripetitivi, patetici e inconcludenti tutti i tentativi di apparire migliori di quello che siamo.
Ridicoli…da compiangere!
Eppure dissodarci in profondità continua a spaventarci.

Com’è liberante dichiararsi imperfetti!
Che larghezza di cuore quando apprezziamo il bello degli altri!
Se fingiamo di fronte a chi ci vive accanto non è per il giudizio degli altri,
ma per il giudizio che ci infliggiamo.

post originale qui vergognarsi.html

Disabili e scuola, buone leggi ma tanti problemi

30 settembre 2012 Lascia un commento

E’ in estrema sintesi il senso di una ricerca che il Forum delle Associazioni familiari ha svolto in 16 regioni italiane: tanta buona volontà, tanto spirito di collaborazione , tanti sforzi per includere i disabili nella vita quotidiana delle istituzioni scolastiche ma anche  mancanza di risorse, situazioni estremamente diversificate da una provincia all’altra, impreparazione di insegnanti di sostegno che dalla sera alla mattina si ritrovano a doversi occupare di ragazzi autistici per i quali è richiesta un’altissima specializzazione. Questa situazione di luci e di ombre è stata presentata sabato mattina a Palazzo Rospigliosi, sul colle Quirinale a Roma. La ricerca, il cui titolo significativo è Triangolazione, scuola famiglia e associazioni per la disabilità, dono per la società,  è stata coordinata dalla Commissione scuola del Forum e si è svolta su diversi livelli: una serie di questionari conoscitivi e poi soprattutto lo svolgimento di 16 focus group in cui si sono confrontati, in 16 regioni diverse, genitori, insegnanti, operatori sanitari e psicologici, responsabili di associazioni.

Alla presentazione della ricerca hanno reso parte Francesco Fusca, ispettore del MIUR per la Calabria, che ha tracciato un quadro dello sviluppo delle legislazione italiana sul tema della disabilità identificando alcuni nodi critici della situazione della scuola italiane. Con lui è intervenuta  la dott.ssa Matilde Leonardi, neurologo e coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità che ha evidenziato la complessità della situazione e la drammaticità di alcune soluzioni come quella di affidare ad insegnanti di sostegno improvvisati, perché perdenti posto in qualche particolare disciplina, e sbattuti nelle classi ad occuparsi magari di ragazzi autistici: una funzione per cui ci sarebbe bisogno di una profonda formazione. Ecco allora la pericolosità di tali situazioni soprattutto per i bambini ma anche per gli stessi insegnanti, avviliti dall’impotenza e dal non sapere cosa fare. Inoltre la dott.ssa Leonardi ha evidenziato la necessità di non considerare la disabilità come il problema di un gruppo sociale ma come paradigma del modo di affrontare le questioni: se siamo capaci di offrire soluzioni ai disabili siamo in grado di farlo per tutti, anche perché chi di noi potrebbe dire di non avere disabilità? Sono poi intervenuti i rappresentanti delle diverse associazioni che fanno parte del Forum e che si occupano direttamente di disabilità: ne emerso un quadro estremamente variegato in Italia a seconda degli interventi degli enti territoriali. Soltanto la Triangolazione, magari ancora più estendibile, la collaborazione cioè fra i diversi soggetti è in grado di affrontare intelligentemente le questioni. Il convegno è stato guidato da Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari il quale ha affermato come grazie a Triangolazione il Forum considera il tema della disabilità come elemento costitutivo della sua attenzione alla famiglia.

Qui una sintesi del progetto Triangolazione

e qui le altre foto della giornata 5793843946298073745

Disabilità, dono nella scuola e nella società

24 settembre 2012 3 commenti

Non è la stessa cosa essere disabili in Italia se si vive in un determinato comune piuttosto che in un altro.  C’è necessità di un maggiore coordinamento tra le istituzioni chiamate dalla legge a sostenere le famiglie con figli disabili  come pure è importante un maggiore coinvolgimento delle associazioni familiari. Sono alcune delle considerazioni che saranno presentate sabato prossimo, 29 settembre, a Palazzo Rospigliosi, in Piazza del Quirinale a Roma, nel seminario conclusivo del progetto Triangolazione, disabilità dono nella scuola e nella società che ha visto svolgersi 20 focus group in altrettante scuole in tutta italia. Dirigenti, insegnanti, genitori, rappresentanti delle associazioni si sono ritrovati insieme per discutere sul tema della disabilità all’interno della scuola: spesso vissuto come un problema deve essere invece considerato un dono che consente a tutti di trovare modalità nuove di relazioni educative che poi riverberano su tutti gli alunni. E’ stato l’obiettivo del progetto che per un anno intero ha coinvolto tutte le associazioni che compongono il Forum con quattro finalità generali:  Favorire la riflessione  nel Forum sul tema della disabilità; trasferire verso l’intero mondo associativo familiare le esigenze, le esperienze, le proposte educative attualmente appartenenti esclusivamente agli “addetti ai lavori”, esportare verso soggetti associativi attivi su altri fronti la duplice sensibilità verso specifiche tematiche legate al minore nella scuola e al minore con disabilità, intervenire in maniera diffusa sul territorio, alla luce del crescente fenomeno di normativa a carattere regionale, appoggiandosi e promuovendo l’intervento dei Forum regionali. Il Seminario illustrerà anche le buone pratiche rintracciate nella scuola italiana che si conferma estremamente disponibile all’integrazione degli alunni disabili nonostante tutte le difficoltà di carattere economico ed organizzativo e presenterà delle proposte di intervento immediato delle associazioni del Forum a sostegno delle famiglie degli allievi disabili.

Thaïs, un inno alla vita

20 settembre 2012 Lascia un commento

La copertina del libro "Due piccoli passi sulla sabbia bagnata".

 di Giulia Cerqueti

E’ il 1° marzo, un giorno qualsiasi. Quel giorno, Anne-Dauphine Julliand - che è in dolce attesa – e suo marito Loïc, coppia francese, si abbatte una notizia destinata a cambiare il corso delle loro esistenze: Thaïs, la loro secondogenita, appena due anni, è affetta da leucodistrofia metacromatica. Un’espressione complicata, per definire una malattia neurodegenerativa che paralizza progressivamente tutte le funzioni vitali, i movimenti, la parola, la vista, il respiro, fino alla morte. Da quel giorno, per la famiglia comincia un lungo percorso di sofferenza, ma allo stesso tempo di amore straordinario, segnato da scelte importanti da prendere, dalla necessità di far comprendere la situazione ineluttabile sia alla piccola Thaïs ma anche al fratellino maggiore Gaspard. Ma soprattutto dalla scelta straordinaria di amare, proteggere, accudire Thaïs fino alla fine, riempiendo la sua piccola vita di gioia, affetto e dedizione, aggiungendo vita ai suoi giorni, se i giorni non si possono aggiungere alla sua vita.

Thaïs muore due mesi prima di compiere quattro anni. Nel frattempo, Anne-Dauphine e Loïc danno alla luce un’altra bambina, Azylis, anche lei affetta da leucodistrofia metacromatica, che viene sottoposta a un trapianto di midollo osseo poco tempio dopo la nascita: l’unica via che potrebbe salvarle la vita rallentando il decorso degenerativo della malattia. Anne-Dauphine Julliand ripercorre gli avvenimenti, dalla scoperta della malattia di Thaïs alla sua morte, in Due piccoli passi sulla sabbia bagnata (Bompiani): un racconto toccante, commovente, ma anche carico di speranza. Perché, come l’autrice stessa dice, è il racconto di una malattia e di una sofferenza, ma soprattutto la storia di un amore sconfinato. E uno straordinario inno alla vita.

Continua qui julliand.aspx

Handicap

8 settembre 2012 Lascia un commento

di Angela Bellini  per www.iltesoro.org

Handicap, lo possiamo tradurre con svantaggio? Mi sembra la traduzione più ricca di senso, rispetto all’aprire una finestra, sull’essere in svantaggio rispetto agli altri. So che è difficilissimo rimanere sul limite in questo discorso, ma proviamoci. Ho la sensazione che quando siamo portatori di un handicap (fisico, evolutivo, da malattia, anche sociale, perché non si vuole fare un discorso di valore maggiore o minore tra un handicap e l’altro…), rischiamo di esserne schiacciati a livello umano: ci sentiamo in handicap, come unica condizione di esistenza in vita, come unico modo di viverci con gli altri.

Ovviamente (ma è meglio precisarlo!), il discorso ha un senso molto diverso, se dobbiamo parlare di handicap molto invalidanti sul piano relazionale, e altri che permetterebbero una vita di relazione. Qui però non vorrei parlare dei casi dolorosissimi e limite, rispetto a tutte le difficili situazioni di handicap… verso le quali mi sento umanamente limitata nella comprensione e cerco di capire, senza incasellarli nelle mie definizioni personali.

Vorrei invece parlare di quando tutti noi viviamo lo svantaggio come unica condizione di vita, come se non fosse possibile, vivere oltre: ci rendiamo conto che si può vivere oltre? Il video, che era stato postato qui, mi aveva lasciato molto pensierosa… ora mi rendo conto che è un piccolo messaggio di come si può vivere oltre…
Vorrei invece parlare di quando tutti noi viviamo lo svantaggio come unica condizione di vita, come se non fosse possibile, vivere oltre: ci rendiamo conto che si può vivere oltre? Il video, che era stato postato qui, mi aveva lasciato molto pensierosa… ora mi rendo conto che è un piccolo messaggio di come si può vivere oltre…

Caro zio… la nipote del card. Martini scrive a suo zio una lettera sugli ultimi momenti di vita

7 settembre 2012 Lascia un commento

di Giulia Facchini Martini

Caro zio..., di Giulia Facchini Martini

 Caro zio, zietto come mi piaceva chiamarti negli ultimi anni quando la malattia ha fugato il tuo naturale pudore verso la manifestazione dei sentimenti questo è il mio ultimo, intimo saluto.

Quando venerdì il tuo feretro è arrivato in Duomo la prima persona, tra i fedeli presenti, che ti è venuta incontro era un giovane in carrozzina, mi è parso affetto da Sla.

D’improvviso sono stata colta da una profondissima commozione, un’onda che saliva dal più profondo e mi diceva: «Lo devi fare per lui» e per tutti quei tantissimi uomini e donne che avevano iniziato a sfilare per darti l’estremo saluto, visibilmente carichi dei loro dolori e protesi verso la speranza.
Lo sento, Tu vorresti che parlassimo dell’agonia, della fatica di andare incontro alla morte, dell’importanza della buona morte.
Morire è certo per noi tutti un passaggio ineludibile, come d’altro canto il nascere e, come la gravidanza dà, ogni giorno, piccoli nuovi segni della formazione di una vita, anche la morte si annuncia spesso da lontano. Anche tu la sentivi avvicinare e ce lo ripetevi, tanto che per questo, a volte, ti prendevamo affettuosamente in giro.

Poi le difficoltà fisiche sono aumentate, deglutivi con fatica e quindi mangiavi sempre meno e spesso catarro e muchi, che non riuscivi più a espellere per la tua malattia, ti rendevano impegnativa la respirazione. Avevi paura, non della morte in sé, ma dell’atto del morire, del trapasso e di tutto ciò che lo precede.

Ne avevamo parlato insieme a marzo e io, che come avvocato mi occupo anche della protezione dei soggetti deboli, ti avevo invitato a esprimere in modo chiaro ed esplicito i tuoi desideri sulle cure che avresti voluto ricevere. E così è stato. Avevi paura, paura soprattutto di perdere il controllo del tuo corpo, di morire soffocato. Se tu potessi usare oggi parole umane, credo ci diresti di parlare con il malato della sua morte, di condividere i suoi timori, di ascoltare i suoi desideri senza paura o ipocrisia. Con la consapevolezza condivisa che il momento si avvicinava, quando non ce l’hai fatta più, hai chiesto di essere addormentato. Così una dottoressa con due occhi chiari e limpidi, una esperta di cure che accompagnano alla morte, ti ha sedato.

Seppure fisicamente non cosciente – ma il tuo spirito l’ho percepito ben presente e recettivo - l’agonia non è stata né facile, né breve. Ciò nonostante, è stato un tempo che io ho sentito necessario, per te e per noi che ti stavamo accanto, proprio come è ineludibile il tempo del travaglio per una nuova vita. È di questo tempo dell’agonia che tanto ci spaventa, che sono certa tu vorresti dire e provo umilmente a dire per te. La chiave di volta – sia per te che per noi – è stata l’abbandono della pretesa di guarigione o di prosecuzione della vita nonostante tutto. Tu diresti «la resa alla volontà di Dio». Continua a leggere…

Vittime incidenti, la polizia prende 7 pirati su 10


di Vito Salinaro

Una distrazione, un’incoscienza, un crimine, qualche volta indotto da alcol o droghe. È un attimo. L’investimento, un corpo lasciato sull’asfalto, la paura, la fuga. E il mancato ravvedimento che la legge impone avvenga entro 24 ore, pena l’arresto. Pirati e vigliacchi. Capaci di spargere sempre più sangue sulle strade italiane proprio quando gli incidenti sono in calo. Se il numero di episodi di pirateria grave nel 2011 era già aumentato di molto rispetto al 2010 (+45%), con il tragico bilancio di ben 127 decessi, una nuova escalation dei casi è già evidente nei primi sei mesi del 2012, periodo in cui l’Osservatorio il Centauro – Asaps (Associazione sostenitori amici polizia stradale), rileva un incremento del 33% sul periodo gennaio-giugno 2011. 461 gli episodi più significativi in questo periodo, con altri 57 morti, 2 in più dello stesso semestre dello scorso anno (+4%) e 564 feriti (+35%). Ma l’aggiornatissimo Osservatorio fa sapere che solo tra l’1 luglio e il 5 agosto scorsi «le vittime sono già schizzate a quota 74», con 17 morti da pirateria in poco più di un mese. Come dire, spiegano dall’Asaps, «più di 2 morti e 22 feriti per ogni settimana», nel cuore dell’estate. Un allarme ancor più serio proprio in questi giorni di grande esodo di vacanzieri sulle strade.

Le vittime? In prevalenza si tratta delle categorie più deboli, cioè anziani e minori. Quasi il 15% gli over 65 oggetto delle “imprudenze omicide” dei pirati, più del 16% sono bambini. E mentre la Lombardia si conferma la regione più “piratata”, seguita da Veneto, Lazio, Campania e Puglia, l’analisi dell’Osservatorio fa emergere un dato positivo: la pirateria non paga. Anzi, i fuggitivi, spesso, hanno le ore contate. In 265 episodi su 461 (58%) dei primi sei mesi 2012, le forze dell’ordine sono riuscite a identificare gli autori di questa odiosa forma di criminalità stradale. Ma se il dato appare più debole rispetto al 66% del semestre 2011, c’è da essere certi di un altro parametro: il 73% dei pirati della strada che causano morte o lesioni gravi hanno un nome e un cognome e vengono denunciati o arrestati, al termine di segnalazioni o di mirate azioni investigative di ricerca.

continua qui Cresconoipiratidellastrada.aspx?utm_medium=twitter&utm_source=twitterfeed

Pistorius sul tetto del mondo


Il momento più interessante della tanto discussa  partecipazione di Oscar Pistorius ai Giochi Olimpici non è stato la corsa, in cui l’atleta sudafricano che corre con due protesi al posto dei piedi e delle caviglie non è riuscito ad accedere alla finale,  ma il gesto del campione del mondo Kirani James, di Grenada: al termine della gara, i 400 metri vinti con grande superiorità, James si è recato dov’era Pistorius  e ha scambiato con lui il pettorale olimpico.

Gesto bellissimo, che dà il senso di quello a cui abbiamo assistito.

Caro carrozzella, arriva il fai da te


Gli ausili per i disabili sono sempre più cari, così in Italia cresce il numero di famiglie che s’ingegnano inventando mezzi originali. In Francia un concorso premia le idee migliori.

Nonno Aldo con la tricicletta costruita in casa per la nipotina. Foto tratta dal sito www.redattoresociale.it

Un passeggino costa 4.400 euro più 1.900 per la cappotta abbinata. Ci vogliono 300 euro per un pezzo di ferro su cui scorre un sedile, 1.000 euro per una seggiolino in gommapiuma e velcro, 870 euro per un paio di scarpe taglia 32. E occorrono anche 34.000 euro per una sedia a ruote. Non si sta parlando di oggetti di lusso, ma di ausili indispensabili per rendere meno faticosa la vita di bambini e adulti con gravi disabilità. 
Costi altissimi, insostenibili per molte famiglie, che si ingegnano e adattano, o addirittura inventano, ausili per i loro figli o nipoti. In Francia c’è un concorso, dedicato alle loro idee, promosso ha Handicap International e Leroy Merlin: da 15 anni offre un sostegno materiale alle migliori invenzioni proposte da parenti e amici. Aldo Dall’Ara, “nonno Aldo”, vive a Cesena e non può partecipare al concorso, altrimenti forse si aggiudicherebbe il primo premio, con la “tricicletta” inventata per la nipotina Elena: da giugno la porta ogni sera a spasso, per le vie del centro, senza che nessuno dei due soffra il caldo estivo.
Chiara Bonanno è una mamma esperta e ha un’idea precisa: per abbassare i costi degli ausili, “ci vorrebbero i cinesi”, a spezzare il monopolio delle ditte e porre un freno alla speculazione. Un’altra idea arriva da Fabiana Rosa, terapista, che di casi ne ha visti tanti e sa quanto spendono le famiglie per ausili che poi, spesso, non sono neanche quelli giusti: bisognerebbe permettere agli enti di riprendere indietro gli ausili inutilizzati, consentendo così ad altri di servirsene. Oggi non si può, è vietato, e “ausili anche costosissimi vengono buttati dopo pochi anni”.

Superuomini, incontrali!


Il canale inglese Channel 4 ha preparato un bellissimo spot per i Giochi Paralimpici che si terranno a Londra alla fine di agosto. Il video si intitola Meet the superhumans, ed è montato su una canzone dei Public Enemy, Harder Than You Think.

It’s time to do battle


Disturbi mentali, troppe medicine

14 luglio 2012 1 commento

(DIRE – Notiziario minori) Roma, 13 lug. – La pubblicazione del nuovo Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (Dsm), la cui quinta versione e’ prevista nel maggio 2013, e’ attesa in un “clima piuttosto rovente” fatto di polemiche, perplessita’, campagne e petizioni anti Dsm 5. In un’intervista all’Agenzia stampa Dire, Vittorio Lingiardi, professore ordinario in Psicologia Clinica presso la facolta’ di Medicina e Psicologia dell’Universita’ ‘La Sapienza’ di Roma, ha espresso la sua principale preoccupazione: “Temo che per alcune aree di disagio psichico, in particolare i disturbi della personalita’, il DSM 5 possa aumentare il gap tra realta’ clinica e categorie diagnostiche. I pazienti che vediamo nella realta’ clinica non sono dei prototipi costruiti attraverso ‘negoziati’ scientifici, sono persone reali”.
Continua a leggere…

Defibrillatore al Liceo di Ceccano, lo regalano i cacciatori


Hanno letto che il Liceo voleva acquistarlo, hanno letto della campagna lanciata dai ragazzi, un euro per chi ha cuore , hanno visto che tanti cittadini stavano contribuendo e così hanno deciso di intervenire: una telefonata, il defibrillatore lo compriamo noi.

Tempo due giorni e i soldi erano già a scuola. Sono questi i cacciatori dellAassociazione Libera Caccia, guidati dal loro presidente, Luciano Anelli, e dai membri del direttivo dell’associazione, il vicepresidente Piergiorgio Cataldi, Ludovico Liamoni, segretario, il cassiere Vincenzo Capoccetta, e ancora Giovanni Ardovini, Lorenzo Roma, Angelo Ciotoli, Francesco D’Emilio e Lino Santoro.

Hanno anche un presidente onorario, Domenico Capoccetta.  Non hanno perso tempo, hanno capito che offrire ad una comunità così vasta come il Liceo di Ceccano, oltre 850 persone, uno strumento capace di salvare la vita a chi è  colpito da infarto, era un gesto importante e l’hanno fatto.  L’Associazione Libera Caccia ha dimostrato come possa essere possibile che un gruppo di persone che stanno insieme per divertirsi riesca anche a compiere importanti gesti di solidarietà.

E gli altri soldi raccolti verranno utilizzati per incrementare la dotazione di pronto soccorso e per formare altri operatori del defibrillatore

Grazie a questo dono dall’anno prossimo il Liceo avrà il suo defibrillatore e gli operatori addestrati ad utilizzarlo!

Grazie per il vostro esempio.

 

 

Wellness, storia di delusioni e mancanze


Dall’Associazione Wellness, nata per sostenere gli ammalati di malattie tumorali, riceviamo e volentieri pubblichiamo

Nel 1999 si costituisce la WELLNESS – Prevenzione e Salute, associazione di volontariato ceccanese, avente come scopo l’educazione alla salute, il monitoraggio, la prevenzione ed il sostegno al disagio socio-sanitario con particolare attenzione alle patologie tumorali sul territorio.

Nasce in ricordo di Antonella Cecconi, membro del gruppo ”DONNE PER IL FUTURO”, morta di cancro al seno a causa dell’assenza della cultura della prevenzione e delle relative strutture di riferimento territoriali (…ed esisteva ancora l’ospedale!..).

Da subito la Wellness inizia lo studio della frequenza delle patologie tumorali nel territorio rilevando che alcune specifiche zone di Ceccano erano interessate da un’altissima incidenza di rarissimi tumori dei tessuti molli, non dovuti a fattori ereditari bensì ambientali.

Avendo istituito protocolli d’intesa con la ASL l’associazione venne ulteriormente allertata dagli oncologi dell’Ospedale Regina Elena di Roma, del Policlinico di Roma, e dalla Dott.ssa Spaziani del Centro Terapia Antalgica di Frosinone riguardo la preoccupante situazione ceccanese, confermando così i dati dei rilevamenti fatti sul territorio dalla Wellness.

Acquisiti presso la ASL i dati statistici riguardanti l’incidenza di tali patologie, l’associazione nel lontano 2000 fornì tali dati al comune di Ceccano chiedendo un immediato intervento a salvaguardia della salute della popolazione e dell’ambiente. Chiese di incrociare i dati avuti dalla ASL con il numero di decessi avvenuti a Ceccano nel periodo in osservazione, ma l’Amministrazione lasciò cadere la proposta affermando che la frequenza dei decessi ceccanesi era “nella norma”.

Dopo questa prima chiusura da parte del comune, l’associazione continua autonomamente a portare avanti il lavoro di educazione alla prevenzione nelle scuole e soprattutto l’assistenza ai malati terminali di cancro, tra cui purtroppo, tanti giovani e giovanissimi (dai 12 ai 35 anni), il cui numero ed età per il Comune continuava a rientrare “nella norma”.

Continua qui wellness